Le “Altre strade” di Francesca De Mori, raffinata voce del jazz italiano

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Francesca De Mori

Il suo ultimo disco si intitola Altre strade ed è la conferma che Francesca De Mori è una delle voci più originali e raffinate di quel mondo, a volte sommerso, ma sempre affascinante, che si muove al confine tra la musica d’autore ed il jazz. Abbiamo intervistato Francesca per farci raccontare il suo disco, ma anche la sua storia musicale e le sue opinioni sullo stato di salute della musica italiana. Risposte non banali, le sue, quelle di un’artista nel pieno della maturità, che nutre un amore sconfinato per il suo lavoro.

Partiamo dal titolo del tuo ultimo disco: ha un significato preciso? Quali sono le “altre strade” che vuoi o inviti a percorrere?
Le altre strade sono percezione di altri spazi fra musica e vita. Il riferimento preciso è  in senso stretto inteso musicalmente perché l’ensemble musicale è formato da musicisti con differenti formazioni ed esperienze nell’ambito della musica. In senso  allargato, il riferimento è alle altre strade personali. E così in questa canzone che dà il titolo all’album, mi inserisco anche con la mia penna, per dire che lasciare andare il passato  non è dimenticarlo, ma liberarlo dalla sua forte valenza emotiva, interpretativa. Perciò senza pretesa risolutiva, si invita a rivolgere l’attenzione alla scintilla che è dentro di noi, a fidarsi di un sentire, a lasciare andare, a trasformare  lo sguardo con cui guardiamo ai fatti umani.

Nel disco ci sono cinque inediti. Hanno un filo conduttore?
Gli inediti scritti, musica e testo, da Daniele Petrosillo, viaggiano in una dimensione di tempo circolare.  Il senso, o filo conduttore, è “l’esserne umani”,  non solo esseri umani, nella necessita di ritrovarne  l’infinito privilegio e bellezza. Questa è a mio avviso l’epoca in cui essere maggiormente vigili. Per proseguire nella descrizione degli inediti, Come l’acqua racconta della fragilità umana, ed  io la intendo come un movimento interiore, un’immagine anticipata di un ricordo che ci accomuna. Liberamente racconta della possibilità di “guarirsi” a contatto con gli elementi della natura, contemplando il mare e il suo silenzio, sentendo sul viso il tocco della pioggia, del vento, la potenza del fuoco. La ruota del tempo sfiora il tema delle vite passate; Il gioco delle illusioni, che pare canto d’amore, e invece affonda sul tema delle proiezioni nelle relazioni.

Completano il disco tre cover: A che servono gli dei di Rossana Casale, L’isola di Ornella Vanoni e E ti vengo a cercare di Franco Battiato. Perché hai scelto proprio queste tre canzoni?
Sono canzoni che fanno parte di me, della mia crescita. Porto dentro di me uno scrigno che apro solo in certe occasioni e questa era quella giusta. Difficilmente, anzi mai, ho potuto proporle nei live in passato. Non si possono trattare male queste canzoni e questa volta grazie ai bravissimi musicisti di cui mi pregio nel disco, ho potuto realizzare un desiderio grandissimo. Ho scelto proprio questi brani perché mi paiono collimare in maniera quasi perfetta con il senso degli inediti. Abbiamo decisamente trasformato nell’arrangiamento E ti vengo a cercare di Franco Battiato, che è giunto in forma onirica al pianista Salvatore Pezzotti. Qualche rischio va preso.

Chi ha collaborato con te in questo disco?
Al contrabbasso  Daniele Petrosillo e al piano Salvatore Pezzotti. Con loro è stato fatto il più del lavoro a livello di “studio dei brani”. Daniele ha composto  le canzoni e poi abbiamo trovato in Salvatore la persona, oltre che il musicista, che li ha presi davvero a cuore arrangiandone anche le parti suonate dagli ospiti, il Quartetto d’Archi Archimia – Paolo Costanzo e Serafino Tedesi al violino, Andrea Anzalone al cello e Matteo Del Soldà alla viola -. Abbiamo poi identificato in Rino Dipace il batterista adatto a supportare questo progetto e infine abbiamo chiamato come ospite del disco Raffaele Kohler alla tromba e al flicorno. Una nomina speciale merita la dottoressa Laura Pigozzi, cantante, psicoanalista e scrittrice che ci ha seguiti durante tutta la gestazione dell’album.

Francesca De Mori

Ti muovi tra la canzone d’autore ed il jazz. C’è secondo te uno spazio per questo tipo di musica in Italia?
Sì, i concerti live che abbiamo fatto lo stanno  dimostrando anche se devo darmi molto da fare. Occorre farsi conoscere e investire molto nella promozione. Intendo dire che entrare in certi circuiti è davvero difficoltoso se non ci sono persone che credono, oltre te, nel progetto. Spesso mi sento sola, ma mi reputo molto fortunata ad essere riuscita a realizzare un disco che ritengo di buona qualità e originale. Vado avanti per far conoscere  la musica e il messaggio che vogliamo trasmettere. L’idea è stata quella di riprendere la canzone d’autore italiana, arricchendone la parte musicale. Nei brani originali la scrittura è arricchita da influenze jazzistiche e questo non rende i brani facilmente catalogabili.  Viene data importanza anche alla parte ritmica, Liberamente è scritta in 5/4 e La ruota del tempo in 7/4. Spazio viene dato anche all’improvvisazione.

Nel tuo percorso artistico c’è stata anche la vittoria di una borsa di studio al CET di Mogol. Quanto è stata importante per te questa esperienza?
Un’esperienza inaspettata, arrivata come un fulmine a ciel sereno. Sicuramente utile, ma allora ero troppo giovane e inesperta per capire cosa mi era capitato per le mani.  Mi ricordo con piacere i consigli di Mogol e Gianni Bella che mi voleva come sua corista. Appena espresse questa intenzione lo evitai in tutti i modi: ero davvero spaventata, non avevo nessuno che mi consigliava o rincuorava sul da farsi.

Leggo nella tua biografia che sei anche insegnante pratica di bioenergetica. Questa tua attività influenza il tuo approccio alla musica?
La bioenergetica è una pratica ideata da Alexander Lowen per sciogliere le corazze muscolari energetiche. Lowen afferma che nel corpo vi è l’inconscio e che i blocchi muscolari sottendono a blocchi emotivi ed energetici in base ai quali ripetiamo determinati schemi nella vita e nelle nostre relazioni. Abbiamo certi e non altri pensieri e per dirla in maniera forte anche ideali dell’io che non corrispondono alla realtà. Inoltre non avevo mai incontrato una pratica collettiva che derivasse dall’analisi e che utilizzasse la voce in questo modo permettendo di esprimersi liberamente durante la sessione con gli esercizi. A me ha portato a miglioramento e maggiore benessere anche nel canto e ad una maggiore integrazione personale. La bioenergetica parte dal presupposto che ogni individuo dispone di un’energia vitale, essenziale sia per un’interazione fra corpo e mente, sia per il controllo degli stati fisici e di quelli mentali. Uno degli obiettivi della pratica bioenergetica è di ampliare la respirazione. Ne parlo meglio nel mio sito e in un video che si trova su YouTube e che Luciano Marchino, che ringrazio tanto e che è il direttore dell’Istituto Ipso a Milano, ha fatto realizzare con la canzone Altre strade. Per i benefici che ho ottenuto, porto elementi di questa pratica anche nell’insegnamento del canto.

Negli ultimi dieci anni il mondo musicale è completamente cambiato. La crisi discografica, i talent, un modo diverso di arrivare ai potenziali ascoltatori tramite le nuove tecnologie. Come sta secondo te la musica in Italia?
Dal punto di vista qualitativo sono diventati difficili l’ascolto e l’identificazione della qualità, ma osservo con curiosità gli artisti che si muovono in maniera alternativa, scavalcando addirittura i circuiti delle radio più famose vendute alla pubblicità di musica scadente e riempendo teatri e locali. Per fortuna ci sono molte radio web ed FM che ancora accolgono generosamente chi ha necessità di farsi conoscere e che ringrazio perché sono ancora capaci di ascoltare e interessarsi realmente a chi vive di musica. Per me sta risultando essere una grande risorsa.

Quella che non cambia è la musica dal vivo. Strumenti, voce, un pubblico: quanto conta per te la dimensione live?
Ottima osservazione, perché faccio live da una vita ed è da lì che dono e ricevo quanto è necessario per andare avanti in questo che faccio.

Un sogno nel cassetto?
Per ora trovare al più presto una produzione del prossimo disco, sollevandomi dal grande impegno economico di autoprodurmi. Speriamo.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.