Seijun Suzuki, il Samuel Fuller giapponese

Allo Spazio Oberdan dal 30 agosto al 17 settembre sei film del grande regista nipponico

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Non credeva nella distinzione tra film di serie A e film di serie B, ma solo nella sostanziale differenza tra pellicole che colpiscono il pubblico e quelle invece che lo annoiano. Seijun Suzuki scomparso nel febbraio scorso (era nato a Tokio nel 1923 figlio di un fabbricante di campanelli per biciclette) è stato un autore prolifico realizzando negli anni Sessanta veri e propri capolavori. Il suo cinema legato al mondo della malavita è caratterizzato da un linguaggio originale e a volta anche sperimentale. Le sue inquadrature sono studiate ancora nelle scuole di cinema del Giappone. I suoi inizi non sono stati facili. Bocciato al concorso di ammissione all’università per registi da buon artigiano passo dopo passo si dedica con passione al genere gangsteristico (Yakuza), a quello fantastico (Kaidan) e al film sulla gioventù (Seishun-Eiga). Nel ’67 accusato di realizzare opere spesso incomprensibili viene licenziato e costretto per dieci anni a mantenersi lavorando come attore in produzioni cinematografiche di scarso livello. I suoi eroi sullo schermo sono malviventi perdenti, disperati e solitari. Nel ’63 firma La giovinezza della belva umana (in programma il 1° e il 17 settembre), storia di un ex poliziotto che si infiltra in una banda di gangster e nel ’66 è la volta di Elogio della lotta (il 6 e il 9 settembre) incentrato su di un timido giovane di nome Kiroku che per amore di una ragazza entra in un gruppo di teppisti per dimostrare di essere un vero uomo. Il programma dello Spazio Oberdan propone l’edizione restaurata di La farfalla sul mirino del ’67 che apre il ciclo il 30 agosto (in replica l’11 e 16 settembre), il titolo più famoso del regista. La vicenda ruota attorno a un killer professionista che innamorato di una bella e misteriosa donna  accetta di partecipare a una missione molto pericolosa. Gli altri titoli sono Ufficio investigativo 23: crepate bastardi, 1963 (il 31 agosto e il 14 settembre), Tokio drifter, 1966 (il 3 e il 12 settembre), The woman sharper, 1963 (il 4 e l’ 8 settembre).

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.