“Buford Pope”, Blue Eyed Boy e la speranza

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Un nuovo disco per un songwriter svedese di belle speranze, uno svedese non madre lingua che ha sicuramente nutrito i suoi sogni, come recita il suggestivo brano di apertura Still Got Dreams, dominato dalla bella voce di Buford e da una lap steel che fa pensare al Neil Young di Harvest mentre la griglia di accordi è figlia di Bob Dylan.

Il disco esce il 29 settembre 2017, come recita il comunicato stampa, è ben prodotto, inserito in un filone classico, quello che gli svogliati hanno iniziato a chiamare «Americana», io preferisco chiamarlo musica cantautorale, i suoni sono belli e pertinenti, non ci sono particolari guizzi o irrequietezze musicali ma buona musica e storia di vita vissuta suonando, insomma, qualcosa che ti entra sottopelle se gli dai una possibilità, se ti metti in ascolto, cose sempre più rara e difficile.

Buford ha registrato sei album e con questo sembra essere arrivato a un momento di cristallizzazione di un percorso che a me personalmente sembra davver interessante.

Onestà e verità sono punti di arrivo della vita di tutti noi, musicisti compresi, le pose, intellettuali ma anche artistiche, sono da evitare e Buford Pope è sul sentiero giusto per far arrivare la sua visione della musica. È  confortante constatare quanta voglia di fare musica ci sia ancora nel mondo, un mondo che sembra fatto apposta per scoraggiare chi vuole raccontare le sue storie in musica fuori dal contesto commerciale.

Da ascoltare!

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!