VENEZIA 74. Mektoub, My Love. Il Mektoub ti succede. E non puoi farci niente.

Le vacanze di un aspirante sceneggiatore che si abbandona al flusso del Mektoub

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Mektoub, My Love di Abdellatif Kechiche, in concorso a Venezia 74 è tratto da La Blessure, la vraie di Antoine Bégaudeau, ed è la narrazione fluviale (per tempi e modi, come spesso in Kechiche) di quello che succede al giovane, sicuramente mancato studente di medicina e aspirante sceneggiatore Amir che torna a fare le vacanze dai parenti in un posto di mare: il nostro comincia con lo spiare un notevole rapporto sessuale di suo cugino con la bella Ophélie, promessa a un soldato in missione su una portaerei (e quindi molto compatita e insieme molto spettegolata), poi si abbandona al flusso delle ragazze che “attira come il miele” (parola di mamma, zia, cugina e altri parenti, maschi compresi), turiste e locali, che si lanciano nella ronda degli amori estivi, delle chiacchiere, delle lacrime, delle bevute. Tutto qui? No. Le tre ore e rotti di narrazione si basano, come dice il titolo, sul Mektoub: il Mektoub è quello che ti succede nella vita senza che tu possa interferire. La sottigliezza è che il flusso del Mektoub negli amori dei giovani e meno giovani che circondano come uno sciame ipnotizzato Amir sembra appartenere a uno spazio/tempo che non condivide i nostri concetti di sintesi: se due cazzeggiano, ebbene cazzeggiano fino a sfinirci, se flirtano flirtano all’infinito, se vanno in discoteca ti viene addirittura il dubbio che il regista abbia abbandonato l’operatore in discoteca e se ne sia andato al cinema. Tutto è dilatato forse per assonanza metaforica con i tempi infiniti delle decisioni che Amir sembra non prendere mai, un po’ com’è normale nella vita. Bellissimo, immaginiamo, per il Mektoub del diretto interessato, letale a volte per quello dello spettatore…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori