David Gilmour illumina Pompei: il film nelle sale solo per tre giorni

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David Gilmour Pompei
Foto di Sarah Lee
È una partita tra due leader. Da una parte Roger Waters, che poco tempo fa ha pubblicato il suo ennesimo documento attorno a The Wall, un film colossal presentato nel settembre 2015, dall’altra David Gilmour, che a distanza di due anni anni replica con il film Live At Pompeii. Sono invece passati 46 anni alla storica esibizione dei Pink Floyd, fatta senza pubblico, apposta per essere tradotta in un documento cinematografico che passerà alla storia come uno dei più significativi del genere Pop Rock.
Il film di Gilmour sarà nei cinema solo il 13-14-15 settembre (elenco sale e trailer su www.nexodigital.it) e noi abbiamo assistito all’anteprima in una sala milanese. Ascoltare il suono in audio Dolby Atmos e vedere le immagini su grande schermo in 4K è una sensazione che amplifica quello che il pubblico presente nell’anfiteatro di Pompei ha vissuto nelle due repliche del 7 e 8 luglio 2016. Da notare che il pubblico non occupa la parte delle gradinate dell’anfiteatro, che restano vuote, ma riempie tutto lo spazio prato, nella miglior posizione per ricevere il suono. Pubblico che partecipa e che documenta con iPad e cellulari le varie fasi del concerto.
David Gilmour Pompei
Foto di Polly Samson


Prima del concerto Gilmour racconta quello che ha significato per lui tornare in questo posto magico, l’anfiteatro romano costruito nel I secolo a.C. e sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Si dice orgoglioso di essere l’unico artista ad esibirsi davanti a un pubblico all’interno dell’arena di Pompei dai tempi dei gladiatori, quasi 2.000 anni fa. «Farvi ritorno e vedere il palcoscenico e l’arena è stata un’esperienza travolgente. È un luogo di fantasmi». Questo il suo commento, ma prima di iniziare un pensiero lo rivolge a Rick Wright, il tastierista dei Pink Floyd scomparso nel 2008. E proprio a Wright dedica il brano The Blue, dal suo album solistico On an Island, su testo di Polly Samson, moglie di Wright.
I tre, Poll, Rick e David, avevano composto insieme What Do You Want From Me, uno dei brani più significativi di The Division Bell del 1994. Gilmour lo ripropone affidandosi all’estro dei tre coristi di colore che ondeggiano insieme al ritmo e non stanno mai fermi.
Sul palco una formazione in grado di farci riascoltare i vari brani senza cedimenti, con la stessa intensità e poesia sonora delle versioni originali. Gilmour cambia spesso chitarra, alcuni assoli, quelli che hanno fatto la storia dei Pink Floyd, li propone con una Fender Stratocaster nera. Quando invece vuole essere più veloce impiega una consumatissima Fender Telecaster.
Nella scaletta spiccano brani dai suoi due album più recenti: Rattle That Lock e On An Island, ma è da subito chiaro che le ovazioni sono riservate ai brani di stampo Pink Floyd come Wish You Were Here, Comfortably Numb e One Of These Days, l’unica canzone eseguita anche con la band nel 1971. Per l’occasione Gilmour ha inserito in scaletta una speciale performance di The Great Gig In The Sky da The Dark Side Of The Moon, che raramente ha proposto da solista.
Per chi non potrà andare al cinema, la Sony ha messo in circolazione il tutto in formato doppio DVD e doppio CD.

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).