VENEZIA 74. Hannah. Demolizione di una donna

Frammenti di una verità insopportabile per una brava Charlotte Rampling

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Hannah

Hannah (l’ultimo dei quattro italiani in Concorso a Venezia 74) è il secondo lungometraggio (dopo Medeas) di Andrea Pallaoro, trentino a Los Angeles. Hannah va presa a frammenti, per ellissi, per indizi. È una bella signora di una certa età (Charlotte Rampling). In casa sua, a tavola con il marito, c’è luce scarsa e silenzio. Non va bene. Hannah ha un guardaroba da signora, ma per vivere fa le pulizie presso una famiglia evidentemente ricca. Come mai? Hannah accarezza il bambino problematico della famiglia ricca, ma sapremo poi è perché non può portare torte a suo nipote. Hannah accompagna il marito in carcere. Hannah frequenta un gruppo e fa lavoro sul corpo. Hannah va in piscina, Hannah va in metro. Quello che all’inizio può sembrare un esercizio stilistico ripetuto si rivela poi la demolizione di una vita quando tra i tanti frammenti si incastrerà quello che spiega tutto: foto, forse la spiegazione della detenzione del marito e del disprezzo del figlio. Poi non è chiaro se si allontana lei o ci allontaniamo noi. Ma abbiamo assistito a uno sfascio a cui è difficile resistere. Pallaoro  definisce Hannah giallo esistenziale, rischia l’etichetta di film più fermo del festival (ma non è vero) e potrebbe essere la prima parte di una trilogia femminile.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori