American Dream: il ritorno in grande stile degli LCD Soundsystem

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American Dream
degli LCD Soundsystem
DFA Records/Columbia Records
Voto: 7,5

Con American Dream gli LCD Soundsystem tornano in grande stile dopo sette lunghi anni di ritiro dagli studi di registrazione.
In seguito allo split nel 2011, James Murphy aveva percorso altri lidi, stravaganti per certi versi, togliendosi qualche soddisfazione: ha creato una sua miscela di caffè, ha aperto un wine bar, ha collaborato con gli Arcade Fire, Jarvis Cocker e David Bowie. Fu proprio un’antica conversazione col duca bianco a ritornargli in mente quando prese la decisione di riunire la band. Almeno questo è quello che ha dichiarato qualche mese fa alla BBC Radio.

Il nuovo disco ha quindi visto la luce fra tante aspettative e qualche timore. Infondato. American Dream è l’amico che non senti da anni, ma con cui puntualmente, appena lo ritrovi, senti che nulla è cambiato. Forse qualche chilo in più; magari qualche capello in meno, ma la sostanza è immutata. Una base solida e rassicurante, sulla quale gli LCD Soundsystem hanno saputo costruire un’architettura sonora che riecheggia i fasti passati, ma raggiunge una maturazione ulteriore.
I singoli Call the Police/American Dream e Tonite hanno preceduto l’album lasciando presagire il ritorno delle loro atmosfere dance punk postatomiche; velatamente più cupe e riflessive rispetto al pre-split, ma decisamente riconoscibili, in pieno stile LCD.
Nella sua impalcatura sorretta dalla ciclicità dei riff, Call the Police è intrisa di sottili richiami agli “eroi” di Bowie, mentre la voce plastica di Murphy, qui particolarmente ovattata e screziata, è il perfetto anello di congiunzione fra Jack White e Bono.
Il funk upbeat di Tonite ha il sapore di un galoppo a media velocità sulle tastiere, condito da una parte vocale semi-parlata dai toni provocatori, che ritroviamo anche in Other Voices.

Gli LCD Soundsystem si muovono quindi abilmente fra queste due cifre, dove l’onirico trasognante è caratterizzato dall’eco lontano della voce di Murphy, che lascia spazio ai ritmi ipnotici, pulsanti e talvolta sostenuti dei synth, come nell’opener Oh baby, in How Do You Sleep? o American Dream. La title-track è una piccola perla, un amaro tranquillante che ha il potere di cullare l’ascoltatore. Black Screen, il brano più lungo del disco, rappresenta il perfetto finale con un finto outtro che si trasforma in un biglietto di sola andata verso un crescendo armonico, la cui sequenza di tastiere lascia un senso di serena inquietudine.

E così, a fine ascolto, arriviamo alla conclusione che fortunatamente gli anni di silenzio non tolgono nulla alla musica, se dietro c’è un ingranaggio che funziona come se il silenzio non ci fosse mai stato.

TRACKLIST AMERICAN DREAM
01.Oh baby
02.Other voices
03.I used to
04.Change yr mind
05.How do you sleep?
06.Tonite
07.Call the police
08.American dream
09.Emotional haircut
10.Black Screen

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Classe '86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione. Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere. Dal 2011 vive e lavora a Venezia.