Cheap Wine, 20 anni di storia in 99 brani: testi integrali e traduzione

La band marchigiana, pronta per pubblicare il dodicesimo album, festeggia i quattro lustri di vita artistica riunendo in un agile volume tutti i testi scritti da Marco Diamantini. Incise in inglese, le canzoni ne escono valorizzate e “rafforzate” grazie alle traduzioni in italiano curate dall’autore stesso

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I Cheap Wine on stage (foto di Enzo Mussin)

Vent’anni di avventure e, ormai, ben dodici album per accompagnarle con una colonna sonora di rara efficacia e riconosciuta originalità. Vent’anni di battaglie all’ultimo sangue e, ma solo per ora…, ben 99 brani per suonare la carica con un coraggio e una spregiudicatezza che qualcuno potrebbe, superficialmente, confondere con inguaribile follia.

Tornano i Cheap Wine e, come sempre, lo fanno in maniera ben poco scontata e catalogabile. In attesa della loro nuova uscita discografica, intitolata semplicemente e non a caso Dreams (l’anteprima del lavoro è in programma su queste stesse frequenze tra un mesetto o giù di lì…), i pesaresi alfieri del Pasley Undergound all’italiana decidono di prendere la strada della pubblicazione cartacea. E, ovviamente, anche in questo caso dell’autoproduzione: scelta quanto mai coerente con quella che, date e produzioni alla mano, può essere considerata come la band “orgogliosamente” indipendente (indie, ormai, vuol dire tutt’altra e inflazionata cosa…) più longeva e continua d’Italia. O, proprio volendo evitare fastidiose polemiche e cruente rivendicazioni da parte della concorrenza, almeno una delle prime tre o cinque o dieci. Il che, alla fine, cambia davvero poco!

La copertina del libro

274 pagine, un titolo che più semplice non si può (Cheap Wine – 1997-2017 – Tutti i testi con traduzione a fronte) e una reperibilità volutamente limitata al solo sito officiale della band: www.cheapwine.net. Scelta onesta e coraggiosa, l’ennesima, da parte di Marco Diamantini che, carismatico frontman, controllato ma fascinoso cantante e precisa chitarra ritmica del combo, è anche autore di tutti i testi (rigorosamente in inglese, qui tradotti in italiano dallo stesso autore) dei quasi cento titoli incisi in quattro lustri di vita dai C.W.. Poeticamente e liricamente parlando, in sintesi, una porzione assai rilevante del suo cuore, della sua anima e della sua acuta creatività; un mondo complesso e lirico che trova ideale applicazione sonora grazie anche alla straordinaria chitarra del fratello Michele, alle inconfondibili tastiere di Alessio Raffaelli, al basso di Andrea Giaro e alla batteria di Alan Giannini.

Compito di Diamantini, acuto songwriter e attento (nonché bravo) giornalista (ma, come tanti altri colleghi, altrettanto seri e dotati, distaccatosi da un ambito professionale ormai allo sfascio…), quello di affiancare impagabilmente le parole dei suoi versi alle sonorità di quelle lancinanti galoppate musicali collettive, così uniche, coinvolgenti e inconfondibili. Concetti e sentimenti espressi con cruda fantasia e belligerante realismo, alternando sonori schiaffoni a tenere carezze; saldi principi e ostinata coerenza fino ai limiti dell’autolesionismo, espressi attraverso una raffinata prosa figurativa. Moderno e spietato, il Diamantini!

Marco Diamantini (foto di Daniele Benvenuti)

Certo, attraverso i suoi testi Marco si mette a nudo: le sue (e le nostre) debolezze, le sue (e le nostre) paure, i (tristi) presagi collettivi. E, ovviamente, tutto appare ancor più limpido e drammatico qualora si approfitti sconciamente della traduzione a fronte.

“Senza musica, il testo di una canzone è qualcosa di terribilmente incompleto – premette Diamantini – Questi non sono stralci di letteratura o narrativa, sono canzoni!”. Salvo poi aggiungere in sede di Introduzione, tanto dura quanto sincera: “La musica ti lascia libero. Puoi dire tutto. Fino in fondo. … Esprimere me stesso. Senza gabbie. Senza inibizioni”. Del resto, “quasi tutti i brani sono strettamente autobiografici: il reale mi è sempre sembrato più interessante della fantasia”.

E, davanti a una situazione globale indubbiamente critica, “come se ne esce? Come ci si ribella a tutto questo? Non è una rock band a poter rispondere a questa domanda – aggiunge il Nostro – Ma se una canzone, oltre a sollevare lo spirito, riesce anche a essere motivo di riflessione, allora ha motivo di esistere”.

I Cheap Wine sul palco (foto di Enzo Mussin)

Personalmente, non mi è ancora chiaro se Marco sia un inguaribile ottimista, un clamoroso pessimista oppure, in sintesi, solo un equilibrato realista. Più facilmente un motivatore incazzato che da tempo ha perso la pazienza ma che, rimasta intatta la sua lucidità, continua sempre e comunque ad armarsi di quella speranza umana che, passo dopo passo, si trasforma in dignità, orgoglio e rabbiosa determinazione.

Ora, finalmente, il Nostro si è deciso a esprimere compiutamente la sua genuina filosofia e la sua concreta visione della realtà, infarcita di ricercate influenze letterarie, pittoriche e cinematografiche. La scelta di esprimersi esclusivamente in idioma inglese, mai rinnegata c’è da aggiungere, in passato aveva forse limitato la comprensione generale dei temi e la sua personale lettura di questo mondo e questa vita, fatta anche di estreme metafore e sfacciato sentimento.

Marco Diamantini (foto di Daniele Benvenuti)

Perciò, è arrivato il momento giusto per mettere “nero su bianco” e in rigoroso ordine cronologico tutte le tappe di un cammino impegnativo, intrapreso fin dai lontani giorni dell’eloquente Freak Show e portato avanti tra le drammatiche menzogne di Based on lies insieme al cane rognoso di Beggar Town, ma anche capaci di struggenti saluti di commiato come nel caso di The Fairy has your Wings.

Tutto in bianco e nero, foto d’autore on stage comprese, con una grafica essenziale e senza fronzoli. Unico e giustificato extra, una manciata di illustri prefazioni che vanno da quella del valoroso collega di palco Edward Abbiati fino al “sesto Cheap Wine”, Maurizio Ciocchetti.

Solo per trasformare i “suoi” film in poesie e le “sue” sceneggiature in versi.

Vogliate gradire!

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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.