Jean Vigo, il poeta con la cinepresa, ritrovato e restaurato

Dal 21 al 27 settembre al Cinema Spazio Oberdan Milano i film del regista francese nelle edizioni restaurate dalla Gaumont

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È il 1934 quando a ventinove anni Jean Vigo muore. Ha realizzato solo cento ottantasette minuti di cinema che però passeranno alla storia della cinematografia francese influenzando venticinque anni dopo i giovani turchi della Nouvelle Vague. Figlio di genitori anarchici (il padre è Eugéne Bonaventura de Vigo, nome di battaglia Miguel Almereyda agitatore politico a lungo perseguitato), Vigo nasce a Parigi il 26 aprile 1905 e fin dalla più tenera età inizia a frequentare gli ambienti delle avanguardie storiche acquisendo una visione della vita improntata all’anticonformismo e alla sovversione contro il sistema borghese. Trasferitosi a Nizza dopo la morte del padre avvenuta nel 1917 in carcere in circostanze misteriose, si avvicina al cinema scoprendo le opere di Dziga Vertov, Sergej Ejzenstejn, Ioris Ivens e fondando il cineclub Les Amis du Cinéma. Nel 1930 influenzato dai documentari sulle città all’epoca molto di moda in collaborazione con il fotografo Boris Kaufman firma À propos de Nice in programma mercoledì 27 settembre ore 21,15, un’opera polemica verso la decadenza della società borghese che mette alla berlina i luoghi comuni della mitica Costa Azzurra. Il film in cartellone giovedì 21 alle ore 21,15 sarà replicato lunedì 25 sempre alle ore 21,15 con accompagnamento musicale dal vivo di Francesca Badolini al piano e Francesco Rizzo alla fisarmonica. Tra il 1930 e il 1931 Vigo realizza un documentario di undici minuti sul campione di nuoto Jean Taris, ma di originale fattura dal titolo La natation par Taris, champion de France (il 23 ore 17), mentre sta preparando la sceneggiatura di Zéro de conduite (il 21 e il 27 ore 21,15 e il 23 ore 17), mediometraggio basato sui suoi tristi ricordi d’infanzia in collegio girato negli studi Gaumont durante le feste natalizie che racconta la rivolta dei bambini conto le autorità dell’istituzione, chiara metafora della lotta di classe nella società capitalista. La pellicola subirà il taglio di diversi metri ad opera della censura e poi sarà ritirata dalle sale fino al 1946. La copia restaurata dalla Gaumont che vedremo allo Spazio Oberdan presenta ancora le didascalie esplicative scritte dallo stesso Vigo e ripristina le inquadrature “censurabili” poi eliminate nella versione conosciuta. L’anno successivo già cagionevole di salute gira L’ Àtalante (il 23 ore 21,15, il 24 ore 17,15 e il 25 ancora alle 21,15), storia d’amore tra un giovane marinaio e la sua donna ripresa nel corso del viaggio sulla Senna in un barcone che percorre i fiumi e i canali della campagna francese. Protagonisti gli indimenticabili Michel Simon, Jean Dasté e Dita Parlo. Il film contiene immagini poetiche della vita di tutti i giorni dei francesi più poveri che si mescolano con la durezza e la drammaticità di una Parigi disumana. Il “poeta della cinepresa” non riesce purtroppo a terminare questo suo capolavoro e muore di tubercolosi il 5 ottobre 1934 a Parigi. Verrà sepolto nel cimitero parigino di Bagneux.

 

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.