Veleno. Italia intossicata

Una famiglia contro la camorra che avvelena terra, teste e corpi

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Veleno
di Diego Olivares
con Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito e Luisa Ranieri
Voto 6

Olivares, ex avvocato, aveva esordito nel lungometraggio con I cinghiali di Portici, storie di riscatti dalla tossicodipendenza attraverso il rugby. Veleno, passato fuori concorso alla Settimana della critica al festival di Venezia è un melodramma con sottotitoli (dal dialetto all’italiano) ambientato nella “terra dei fuochi” campana: due fratelli, ancora legati alla terra ereditata dal padre, devono scegliere tra un po’ di soldi se accettano di vendere i loro campi alla camorra (che li userebbe per discariche clandestine di veleni) o la rovina se non accettano. Sono sotto assedio. Come assaggio, per convincerli, gli bruciano la stalla con le bufale dentro. Uno dei fratelli vuole mollare, l’altro (Gallo) vuole restare, ma è già malato di tumore per il veleno inalato nei campi e sua moglie (Ranieri) è incinta. Crede di muovere i fili l’avvocaticchio locale, aspirante sindaco (Esposito), legato a triplo filo alla camorra, che fa strani discorsi sulla possibilità -se uno come lui venisse eletto- di recuperare la malavita alla legalità. Intorno molta religione vissuta come superstizione e un consumismo da cafoni devastati. Il veleno è nella terra, nell’aria e soprattutto nelle teste. Ennesima storia del girone infernale in cui si è trasformato un pezzo d’Italia.

 

 

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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