Don Antonio ovvero la “terza via” della chitarra elettrica.

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Don Antonio (Santeria/Audioglobe 2017)

E’ un musicista vero Antonio Gramentieri da Modigliana, in arte Don Antonio, chitarrista ma non solo (come se essere chitarrista nel 2017 non fosse già molto, tanto, tantissimo).

Il mondo della musica segue le sue misterious ways, va in esilio, sembra scorrere sottoterra come un fiume affetto da carsismo. Ma va avanti.

In qualche modo, la necessità interiore di raccontare la propria personale avventura fa sì che i dischi vengano comunque registrati a fronte di un mercato che in questo momento sembra invisibile e spesso, spessissimo, lo è.

Registrato in Sicilia (allo Zen Arcade, con la collaborazione di Cesare Basile), rifinito in Romagna con gli amici e i collaboratori di una vita, “Don Antonio” è un disco che si lascia il continente dietro le spalle, e suona con la faccia rivolta verso il mare, affacciato sull’ultimo lembo di Italia e di Europa. Racconta una storia vera e un viaggio a Sud.

E’un racconto di cento sud diversi, quei sud mentali prima che geografici, che ci portano in un viaggio come fossimo piccolo esseri portatili dentro lo zaino di Antonio, passiamo dal Messico più profumato alle coste del Nord Africa, fino a qualche splendida aia romagnola sotto le stelle che sono uguali ovunque, belle e a volte raggiungibili.

Finalmente un disco di suono prima che di composizione, gli sketches che passano sono tante cartoline e il suono si muove attorno a noi come bucato steso ad asciugare al sole e al vento, con ampi panneggi e profumo di pulito. Si sentono davvero suonare gli strumenti, e ci sono bordatr di chitarra baritono sopra a trame ritmiche che vanno dall’adorato Marc Ribot e i suoi cubanos postizos ai Los Lobos di This Time, passando per certi cooderismi ( e qui capiranno solo gli esperti) fino a un delicato lavoro sui fiati che rende tutto davvero bello e fruibile.

Avendo io capito quale malattia sia suonare la chitarra, lo dico ironicamente da bassista, il chitarrista è un essere a sé stante, alimentato da una voglia di far sentire quella sua voce fatta di sei corde, che si apprezza ancora di più la coerenza e il coraggio di non mettere la chitarra davanti ma farla parte di un ensemble.

GuitGuitar

Mi piacciono molto i finali dei pezzi.

Il disco l’ho goduto in vinile e suona davvero bene, credo pure che un pezzo come Baballo potrebbe divenire un hit.

E’ un disco consigliatissimo!

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road!
Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r’n’r!

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