Narcos: Il fratello di Pablo Escobar minaccia Netflix?

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Narcos, la serie targata Netflix, ha riscosso un successo incredibile. La storia incentrata su Pablo Escobar, il narcotrafficante più celebre della storia, ha catalizzato l’interesse dei binge-watcher seriali, ma anche della critica, la quale ha apprezzato l’ottima resa di una sceneggiatura che nella terza stagione non sembra aver risentito della morte di Escobar.

Come spesso accade per gli adattamenti cinematografici di fatti realmente accaduti, il coinvolgimento e l’immedesimazione sono tali che spesso trascuriamo l’occhio critico o l’analisi obiettiva. Del resto non stiamo guardando un documentario, ma un’ottima sceneggiatura costruita su fatti e persone realmente esistenti, che però sentiamo lontane, romanzate e riadattate a un piccolo schermo. Innocue ormai.

La cronaca degli ultimi giorni ci ha tristemente riportati alla realtà dei fatti, quando Carlos Munoz Portal, l’assistente di produzione della serie, è stato brutalmente assassinato e parcheggiato nel bagagliaio della sua auto, mentre era impegnato a cercare le location adatte per Narcos in una delle zone più pericolose del Messico.

Intervistato sul caso da Hollywood Report, il fratello di Pablo Escobar  ha a sua volta lanciato un piccolo anatema o forse più semplicemente una stoccata in pieno petto da parte di chi vuole mantenere il punto:

«Occorre eliminare ogni minaccia. Una volta stavo camminando per la giungla con una borsa contenente 2 milioni di dollari. A quel tempo l’esercito cercava me e Pablo. All’improvviso qualcuno inizia a spararci addosso ed io e Pablo con un piccolo gruppo di uomini siamo fuggiti correndo attraverso un ruscello. Quando hai l’intelletto non hai bisogno di armi. In questo caso Netflix dovrebbe assumere dei sicari per la protezione del suo staff».

È palese la disistima nei confronti dei produttori della serie, ai quali ha chiesto 1 miliardo di dollari per aver utilizzato l’immagine del fratello senza il consenso degli Escobar:

«Non voglio che Netflix o qualsiasi altra casa di produzione vengano a Medellin o in Colombia per registrare film che raccontino di me o di mio fratello senza il permesso della Escobar Inc. E’ molto pericoloso. Specialmente senza la nostra benedizione. Questo è il mio paese[…] Vedi, noi possediamo tutti i marchi di tutti i nostri nomi anche per quanto riguarda il brand Narcos».

Roberto De Jesus Escobar Gaviria chiede quindi una sorta di pizzo autorizzato, imponendosi come boss tutt’altro che passato.

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Classe ’86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione.
Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere. Dal 2011 vive e lavora a Venezia.

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