Il gossip non schiaccia Fabri Fibra

1019
0
Fabri Fibra

Parlare di rap, o degli artisti che ne fanno parte, non è mai facile, specie in Italia. Il motivo è che nel nostro Paese è scarsa l’abitudine di approfondire e analizzare i contesti. Ecco perché ci troviamo, oggi, per l’ennesima volta, a esaminare e a raccontare di una folla inferocita di fan fuori controllo che si scaglia contro Fabri Fibra dandogli del venduto perché non avrebbe mai dovuto fare una pubblicità per Wind, e di giornalisti che, per citare il rapper Nitro: “vogliono capire un puzzle con soltanto un pezzo in mano…”.

Sì, Fabri Fibra lo dice: “tutti vogliono un fenomeno, ma se poi diventi un fenomeno, cadi a terra, in questo domino”. Sembra insomma che molte persone siano in attesa del mezzo passo falso dell’artista, se poi di passo falso è giusto parlare, per poterlo sbranare come avvoltoi. Della musica alla gente interessa sempre meno, infatti basta una pubblicità per smettere di (o iniziare a: dipende dai punti di vista) parlarne.

Ci si aspetterebbe, o per meglio dire ci si augurerebbe, che la stampa facesse da mediatore e guardasse con occhi critici, che fornisse una chiave di lettura intelligente, ma in Italia è utopia, specie se si parla di rap o del suo contesto. A confermare questa tesi c’è il recente articolo pubblicato su Libero (20 settembre) della giornalista Simona Voglino Levy. Un articolo che fomenta il rap gossip; un articolo da fenomeni che serve a far parlare di sé più che dell’artista. Ergo, un articolo che non serve a nulla.

Ma Simona sa anche parlare come si conviene di un disco rap, sa pure fingere di saperlo analizzare; purché serva a fare il fenomeno.

Oggi, anche chi non ha saputo (e non ha mai voluto sapere) di rap  è costretto ad aggiornarsi e a guardarsi intorno, ma farlo con cautela e con la dovuta cura è un assioma dal quale non si dovrebbe prescindere,

Conoscere l’artista, il suo background e il suo codice di linguaggio è di fondamentale importanza per capire le opere dell’artista stesso: questo nel rap, molto più che in qualsiasi altro genere musicale o movimento artistico. Addirittura, in certi casi, conoscere un artista aiuta a capirne un terzo. È la magia dell’hip hop, non so spiegarvela: conoscere per credere.

Per cui non basta ascoltare Fenomeno (l’album) per capirlo, bisogna anche sapere che il Fabri Fibra che va in TV non è lo stesso che si trova nei dischi; lo spiega lui stesso. Una volta che si conosce la storia di un rapper, ne si comprendono le mosse. Fabri Fibra ha sempre detto che non avrebbe mai sostituito il suo lavoro, quello di musicista (meglio ancora, di rapper) con quello di giudice a X-Factor. D’altro canto ha sempre sostenuto che la TV, ancora oggi, è uno dei canali più forti per espandere il pubblico. Ma Fibra resta quello nei dischi, chi lo ascolta lo sa.

“Fabri Fibra sceglie i soldi” dice Simona, la giornalista. Sì, vero. Ma chiunque ami l’hip hop davvero sa che elevarsi, cercare di guadagnare, fare il businessman fa parte dell’hip hop stesso. E i soldi ci stanno bene come la marmellata sul pane.

«Hip in americano sta per “attuale”, o anche “interessante esattamente qui e ora”; hop invece è un verbo traducibile con “saltare”, “fare un balzo”. L’hip hop è quindi il movimento della contemporaneità». [Tratto da Storia ragionata dell’hip hop italiano, di Damir Ivic]

Un vero artista però si riconosce dalla sua musica, l’altro ieri (22 settembre) è uscito Stavo pensando a te, terzo singolo estratto dall’album Fenomeno. Mi auguro che la musica possa spazzare il rap gossip passato, presente, e, perché no?, futuro.

CONDIVIDI
Mi chiamo Tyrone, vivo a Milano ed ho 21 anni. Ho iniziato ad ascoltare il rap perché rispecchiava la mia persona: il rap dice le cose nello stesso modo con cui amo dirle io, in modo pungente ed efficace. Le prime recensioni le ho scritte con il desiderio di spiegare il rap e di dare un'interpretazione che desse peso e importanza ad ogni parola scritta nei testi. Questa passione si è intensificata a tal punto da desiderare di poter lavorare con il rap e per il rap. Grazie al rap, dal quale sono stato in qualche modo ispirato, ho scritto il mio primo libro: Fattore H, edito da Rizzoli.