Magnifici Rolling Stones. A Lucca cantano anche in italiano

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Magnifici Rolling Stones
Foto di Elena Di Vincenzo

Jean-Paul Sartre diceva che a una certa età ognuno è responsabile della faccia che ha. E i volti dei Rolling Stones sono molto più di un libro aperto. Vi si legge la storia di vite spese senza mai levare il piede dell’acceleratore, quasi come se un giorno ormai lontano si fossero votati all’eccesso ad ogni costo. Da sempre hanno un solo comandamento: sesso, droga & rock’n’roll. Cosa che per alcuni potrebbe anche significare che sono vecchi e superati, reperto archeologico di un’epoca che fu. Ma per chi ama la musica “vera” e detesta l’abuso di orpelli tecnologici, sono semplicemente la più grande rock band di sempre, musicisti capaci di tramutare l’arte in emozione (o viceversa).
E di emozione ce n’era tanta al Lucca Summer Festival, in un grande prato che all’inizio del Novecento era il campo dove giocava la Lucchese e che per l’occasione è stato trasformato in area per concerti: lì si è svolta l’unica data italiana del loro No Filter Tour. Un tour, come tutti quelli che lo hanno preceduto nel corso degli ultimi trent’anni, che fa registrare incassi da record ovunque. Anche grazie a biglietti non certo economici (ma che comunque vanno a ruba).

Magnifici Rolling Stones
Foto di Elena Di Vincenzo

Del resto questa band è ormai un’istituzione, e grazie a 55 anni di carriera sempre ad altissimo livello può contare sull’appoggio incondizionato di fan appartenenti a diverse generazioni: tra gli oltre 50.000 spettatori che affollavano la venue di Lucca c’erano ragazzi di 15 anni e arzilli settantenni, magari con figli e nipoti al seguito. A unirli era la voglia di ascoltare quel rock negroide figlio del blues che è la principale caratteristica del sound degli Stones, ma anche un desiderio quasi morboso di guardarli in faccia, libidine che da sola vale il prezzo del biglietto. Perché nel volto malandrino di Mick Jagger e in quello da vecchio furfante di Keith Richards (ma pure Charlie Watts e Ron Wood non scherzano), nelle loro espressioni sfrontate, nelle movenze ribalde, in quei gesti spavaldi c’è l’incarnazione del rock più viscerale e sulfureo; quello che se proprio deve scendere a patti con qualcuno, lo fa con il Diavolo.
Sono serissimi e cattivi, ma nello stesso tempo dotati di un forte senso dell’ironia. Qualcuno, già da anni, afferma che Mick Jagger essendo ormai addirittura bisnonno non dovrebbe più salire su un palco a recitare la parte del discolo, sculettando come un ragazzino. Loro se ne fregano di critiche e battutacce e iniziano il concerto con uno dei loro classici il cui titolo è tutto in programma, Sympathy for the Devil, con Mick che inizia a sciorinare il suo inesauribile repertorio di smorfie e a correre su e giù come un atleta mai domo.

Magnifici Rolling StonesAfferrato il messaggio? È come se dicessero: «Forse è vero che siamo dei dinosauri, però nessuno ci può fermare. E soprattutto vogliamo continuare a divertirci come quando avevamo 20 anni».
Alla grande si sono divertiti anche quando hanno inciso l’ultimo album, Blue & Lonesome, 12 classici del blues registrati in presa diretta. Due li ripropongono anche dal vivo, Just Your Fool e Ride ‘Em on Down. Poi c’è il giochino della “canzone a richiesta” votata dai fan sul solo sito web: per la data di Lucca è stata Let’s spend the night together (che ha prevalso su Emotional Rescue e Bitch).
Ma la vera sorpresa arriva subito dopo, quando Mick dice «Questa sera sono romantico», poi attacca Con le mie lacrime, versione in italiano di una canzone che gli Stones scrissero nel 1964 per Marianne Faithfull (in inglese il titolo è As tears go by) e che l’anno dopo incisero nella nostra lingua (all’epoca lo facevano quasi tutti). Per gli amanti delle statistiche, aggiungo che questo brano dal vivo lo hanno eseguito soltanto un’altra volta, l’11 luglio 2006 a San Siro.
Jagger parla spesso in italiano. Il primo saluto arriva subito dopo il secondo pezzo, It’s Only Rock’n’roll (But I Like It). Dice testualmente: «Ciao Luca (sic!). Ciao Toscana. Come state tutti? Questa è la prima volta che suoniamo in Toscana». Magari la pronuncia è piuttosto approssimativa, ma comunque è apprezzabile che faccia uno forzo per farsi capire. Un po’ più in là racconta che il giorno precedente lo ha passato a Firenze, dove ha incontrato il primo ministro britannico Theresa May. «Abbiamo mangiato insieme un gelato su Ponte Vecchio». Non aggiunge altro, ma dal tono che usa traspare il suo fastidio per la vicenda Brexit, di cui è un accesso oppositore.
Il concerto è tutto un susseguirsi di classici del loro immenso repertorio, un repertorio così vasto che se volessero potrebbero esibirsi per 7 ore di seguito senza annoiare il pubblico. Dice Mick Jagger: «La gente che segue un concerto come questo vuole ascoltare canzoni che già conosce. Del resto anche io di molte di queste canzoni non saprei fare a meno: sono parte della mia vita».
Lo show è dunque un avvicendarsi di emozioni forti, con la musica che domina sulla parte spettacolare. Intendiamoci, non che la scenografia sia di poco conto. Il palco è una sorta di monolite altamente tecnologico, sormontato da quattro megaschermi, una scenografia perfetta per far da contenitore a quei ritmi apocalittici che aprono i cuori. All’inizio è rosso fuoco, con tanto di fiamme che escono in cima ai megaschermi e che evocano l’inferno (un accenno alle fiamme tornerà verso la fine, quando fanno Gimme Shelter).
Loro paiono fregarsene del tempo che passa: Charlie Watts ha 76 anni, Mick Jagger ne ha 74, Keith Richards 73, Ron Wood che ne ha compiuti 70 il primo giugno è il “ragazzino” del gruppo. Ma anche se in quattro collezionano 293 anni, sembrano infischiarsene del tempo che va via veloce e ci danno dentro come dannati, come se fossero un qualsiasi gruppetto agli esordi. Un’ulteriore dimostrazione che alla tecnologia e agli effetti speciali preferiscono anteporre la musica. Del resto chi, se non loro, se lo può permettere? Mick Jagger sarà anche bisnonno, ma quanta energia! E la sua voce è ancora intatta! Per non dire di quel suo modo di stare sul palco da grande attore qual è.
Charlie Watts con la consueta flemma tiene testa a qualsiasi cambio di ritmo: forse non sarà il miglior batterista del mondo, ma in questo contesto è perfetto. E Ron Wood inanella riff maestosi e diabolici. Non è da meno Keith Richards, capace di scorticarti ogni volta che dà una pennata. Come di consueto, poco oltre metà concerto si impossessa del microfono e canta due brani, Happy (con Ron alla slide guitar) e Slipping Away. Magari è un po’ stonato, ma grazie al suo ghigno ruffiano strappa applausi a scena aperta.
Il rock non lo hanno inventato loro, è vero. Però non possiamo negargli la soddisfazione di dichiarare di essere “la più grande rock band di sempre”. Perché di questo teatrino sono protagonisti assoluti dal 1962, ne conoscono a fondo tutti i trucchi e i misteri. E gli abiti della rockstar su di loro calzano perfettamente: basta guardare Keith Richards con i suoi cappottoni e quella fascia che gli cinge la fronte, che renderebbe ridicolo qualsiasi altro over 70. In fondo il rock è anche questo. Qualcosa di molto tamarro, ma capace di regalare emozioni. E loro è da un sacco di tempo che vanno in giro a dirlo: È soltanto rock’n’roll (ma mi piace).
Ecco la scaletta del concerto di Lucca:
1) Sympathy for the Devil
2) It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It)
3) Tumbling Dice
4) Just Your Fool (cover di Buddy Johnson)
5) Ride ‘Em on Down (cover di Jimmy Reed)
6) Let’s spend the night together (canzone su richiesta)
7) Con le mie lacrime
8) You Can’t Always Get What You Want
9) Paint It Black
10) Honky Tonk Women
11) Happy (cantata da Keith Richards)
12) Slipping Away  (cantata da Keith Richards)
13) Miss you
14) Midnight Rambler
15) Street Fighting Man
16) Start Me Up
17) Brown Sugar
18) (I Can’t Get No) Satisfaction
BIS
19) Gimme Shelter
20) Jumpin’ Jack Flash

Magnifici Rolling Stones

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".