L’inaspettato racconto del concerto degli Stones a Lucca di Emanuele Filiberto

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Rolling Stones a Lucca

Tra i 56.000 spettatori che hanno assistito al concerto dei Rolling Stones a Lucca c’erano diversi volti noti: l’ex capitano dell’Inter Javier Zanetti, Piero Pelù, la campionessa paralimpica Bebe Vio, i Negrita (avendo ricavato il loro nome proprio da una canzone degli Stones, Hey Negrita, potevano mancare?), la sindacalista Susanna Camusso, l’attrice Valentina Lodovini. E poi c’era lui, Emanuele Filiberto. Con questo articolo sotto diversi aspetti sorprendente, il Principe rivela quali sono stati in passato i suoi rapporti con vari componenti della band. Poi racconta le emozioni che ha vissuto sabato sera.

di Emanuele Filiberto di Savoia

Non vi stupite, vi prego: non sono un giornalista, né voglio diventarlo. Ma ho una sincera passione per la musica rock e una venerazione per i Rolling Stones. Al mio arrivo a Lucca molti autorevoli giornalisti mi hanno chiesto «che ci fa il Principe al concerto degli Stones?». Cosa avrei potuto rispondere? Io mi picco di capirne abbastanza di musica, quindi vedere in azione la mia rock band preferita, di cui conosco tutte le canzoni, era un “must”. E ora mi è venuta voglia di raccontare quel concerto. Anche se, con tutto quello che è già stato scritto su questo show, il rischio di scivolare nel banale è altissimo.

Prima, però, devo fare una premessa importante. Anni fa ho conosciuto Anita Pallenberg, la compagna di Keith Richards scomparsa da poco, e ne sono diventato amico. Con lei ho vissuto serate indimenticabili, trascorse nei club di Londra ascoltando Charlie Watts suonare con le sue jazz band. Momenti lontani anni luce da quelli vissuti l’altra sera: pubblico da poche decine di persone, atmosfera intima, e Charlie che alla fine del set smonta la batteria da solo come un principiante qualsiasi.

Poi ho conosciuto Keith Richards. Ero tra gli invitati al matrimonio di sua figlia Dandelion, più nota con il nome di Angela. Narra la leggenda che per lei il padre scrisse una “canzoncina” intitolata Angie. Da quel momento ho avuto il privilegio di frequentare l’ambiente vicino ai Rolling Stones.

La prima musa ispiratrice di Mick Jagger è stata Marianne Faithfull, sua compagna nel periodo d’oro della swinging London, che nell’estate del 2000 scrisse i testi dell’album Kissing Time nella mia casa sull’isola di Cavallo. In parte partecipai anche io alla scrittura di un testo (The Pleasure Song), tanto che Marianne mi chiese se volevo firmarlo. Ma io, lontano da logiche di mercato, risposi con un «no grazie». Insomma, il mondo dei Rolling Stones divenne un po’ anche il mio. Certo, definirmi amico forse è troppo; ma una certa vicinanza c’è comunque stata.

Ho fatto questa doverosa premessa perché l’affetto e l’entusiasmo possono far perdere l’obiettività necessaria quando si racconta uno show. Ma in questo caso credo che l’obiettività sia un fattore secondario: qui è una questione d’amore!

Voglio cominciare con l’unica nota stonata di una serata meravigliosa, il secondary ticketing. Alcuni hanno pagato tra i 700 e i 1.000 euro biglietti per posti ridicoli, con gli alberi o i gazebo a ostruire la visione del palco. Tutto ciò grazie a quello che ora si chiama appunto secondary ticketing, e che fino a qualche anno fa veniva chiamato semplicemente bagarinaggio. Quando lo sconfiggeremo, gli eventi musicali torneranno a essere migliori.
Ma ora passiamo alle cose belle…

Il Pirata!!! #keithrichards #rollingstones #lucca

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Sul palco c’è un pirata, Keith Richards, che con la sua imperfezione ci dice cosa sia la perfezione d’Artista. E Charlie, 76 anni suonati, era lì sul suo trono regale a dettare il tempo a tutta la band. Secondo me di solito si parla troppo poco di Ron Wood, invece io davanti a lui mi levo il cappello perché il suo modo di suonare, spesso sovrastato da Keith, l’altro ieri ha dato il giusto suono alla band. E su Mick non servono parole… Dopo oltre 50 anni di carriera, suonare come hanno fatto loro a Lucca è da alieni immortali.

La scossa c’è stata da subito, fin dalle prime note di Sympathy for the Devil. Poi abbiamo sognato su una versione semplicemente stupenda di Miss You. Abbiamo goduto tornando alle radici della musica popolare del Novecento – il blues – quando hanno suonato Just Your Fool e Ride ‘Em on Down, tratte dal loro ultimo (strepitoso) disco, Blue & Lonesome. Abbiamo cavalcato il lungo ed intenso crescendo di You Can’t Always Get What You Want, per non dire dell’emozione scaturita da classici come Let’s Spend The Night TogetherHonky Tonk WomanBrown SugarJumpin’ Jack FlashSatisfaction.

Ci siamo fatti pure due sane risate ascoltando Con le mie lacrime, versione italiana di As Tears Go By in cui Mick Jagger ha steccato, ma dopotutto anche loro sul palco se la ridevano di brutto. Pensate che As Tears Go By fu scritta per Marianne Faithfull, la quale in quei mitici anni Sessanta partecipò persino a un Sanremo con una dimenticabilissima C’è chi spera. Nascosto tra il pubblico c’era il suo compagno Mick Jagger… Ecco una cosa che abbiamo in comune: Sanremo!!! E qui se permettete mi faccio una bella risata!

A proposito di italiano, complimenti a Mick e alla sua discreta conoscenza della nostra lingua: «Ho passato una bellissima giornata a Firenze, ho incontrato la signora May e ho mangiato con lei un gelato sul Ponte Vecchio», ha raccontato.

Ora, non so se questo sarà il loro ultimo tour. Ma da come li ho visti, credo e spero di no, anzi pare ci sia già un nuovo album in preparazione. Vi dò un consiglio: quando (e se) torneranno andate a vederli. Non ce ne sono in giro di giganti come loro.

Ci hanno fatto ballare, cantare, sognare… Lunga vita ai Rolling Stones!

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