Sofia Coppola, L’inganno e il mainstream

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Il notevole film di Sofia Coppola nelle sale in questi giorni é un remake di un film del 1966 con la regia di Don Siegel e la parte del soldato affidata a Clint Eastwood.

Non l’ho visto, nella versione originale ma ho avuto modo di apprezzare il fare cinema della Coppola, avendo già visto il suo Maria Antonietta, che non mi era piaciuto ma avendo invece particolarmente gustato “Lost in Translation”.

In questo caso, avvertito da Francesca che avremmo visto un film “molto” femminile, mi sono seduto al buio e, perlomeno all’inizio, ho temuto di venire colpito da un fulminante attacco di narcolessia ; le condizioni c’erano tutte, il mio jet-lag da show il giorno prima a Caramagna, con una prestazione di due ore sul groppone e una sudata degna di una capanna essudatoria, temperatura interna del cinema vicina alla media dei tropici, una fotografia del film che, grazie all’uso della pellicola e ad una precisa scelta stilistica, non si alzava mai sopra a una luce da candela.

 

Pero’, qualcosa ha cominciato a incastrarsi nel modo giusto in questa vicenda, ambientata nel1864 verso la fine della  guerra di Secessione, la guerra civile americana fra gli Stati Uniti d’America e gli Stati Confederati d’America, entità politica sorta dalla riunione confederale di Stati secessionisti dall’Unione.

E’ il ritmo, ma anche l’ambientazione sudista, gli scoppi dei cannoneggiamenti che si sentono sotto, in distanza, sarà la barba dei frati che pende dagli alberi, quel caratteristico lichene che ci porta subito nel sud degli Stati Uniti, sarà la recitazione degli attori ben diretti dalla regista, qualcosa prende piede e ci attira in una vicenda che ha proprio poco di nuovo e particolarmente geniale.

La scelta della regista, visto che se lo puo’ permettere, essendo figlia di Francis Ford Coppola, è quella di fare un film che ogni tanto sembra un redazionale di Vogue ma evita la trappola del mainstream a tutti i costi.

Diciamo che racconta in modo preciso delle ossessioni tutte femminili, raccontando anche la concorrenza e le gelosie insite nell’anima femminile, mentre l’infido e in fondo patetico uomo, interpretato da Colin Farrell gioca amabilmente con tutte, ma proprio tutte le ragazze e donne che abitano la splendida villa del Sud adibita a collegio femminile e fa capire bene che il suo unico obbiettivo è sopravvivere, come fosse davvero una pedina in un gioco più grande di lui che deve semplicemente vivere un altro giorno.

Dico che il rischio di dare alla gente ciò che vuole, conosciuto anche come mainstream, è sempre presente in operazioni di questo tipo, con dei cast stellari come questi e un budget, circa 10 milioni di dollari, che non é proprio da cinema indipendente ma Sofia Coppola riesce a mettere una cifra stilistica ed artistica precisa e il necessario sapere per guidare una troupe a un risultato come la vittoria della Palma D’Oro a Cannes.

Credo ci sia anche della volontà di divertire andando a esagerare su certi aspetti estetici ma non dimentichiamo che il film è tratto dal romanzo “A Painted Devil” di Rachel Billington, appartenente al southern gothic, un genere o sottogenere letterario che non brilla certo per realismo, così come non si chiede a un film di vampiri di essere realistico.

Un gran bel film!

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!