Springsteen, prove d’autore per Broadway

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Ci ho pensato un po’ prima di scrivere questo pezzo perché mi sono chiesta se fosse giusto o meno svelare dei particolari su quello che a mio avviso è l’evento dell’anno, ovvero lo spettacolo (anzi gli spettacoli) che Bruce Springsteen terrà dal 3 ottobre prossimo fino al 3 febbraio 2018 al Teatro Walter Kerr di Broadway. Ci ho riflettuto, da giornalista, e ho deciso che una notizia così non può non essere data. Ci ho ripensato, da fan, e mi sono detta che oguno di noi ha il diritto di leggere ma anche quello di non leggere un articolo. Per cui, eccolo qua. Io, da fan, non mi sento “la sorpresa rovinata”, anzi…

Il 3 ottobre – giorno dell’anteprima di “Springsteen On Broadway” – è ormai alle porte e Bruce sta perfezionando la scaletta e l’intero show, approfittando dell’ospitalità della Monmouth University, ovvero il College a due passi da casa sua dovegià sorge la B.S. Special Collection,  e dove è situato il Pollak Theatre. Martedi scorso, il 19 settembre, di fronte ad una platea di 200 amici, parenti e addetti ai lavori  che hanno avuto accesso in sala previo invito personale, Springsteen ha provato per la prima volta il suo attesissimo show.  Il primo a postare un commento su Facebook è stato Michael Scialfa, fratello di Patti, che ha cosi commentato: “E’ facile dimenticarsi di che genio sia Bruce, fino a che non te lo trovi davanti”. Poche parole per descrivere una performance che ha già del memorabile. 11 brani che raccontano Bruce pezzo per pezzo, momento (storico) per momento (storico). Springsteen ha iniziato con “Growin’ Up”, e poi ha infilato una dietro l’altra “My Hometown”, “Born in the USA”, ” Thunder Road”, “Brilliant Disguise”, “The Wish”, “My Father’s House”, “Born to Run”, “Land of Hope and Dreams”, “Tougher Than The Rest” e “The Promised Land”. A distanza di due giorni, venerdi 22, Bruce è tornato al Pollak per una seconda prova. Questa volta, dopo l’apertura con “Growin’ Up”, Springsteen ha attaccato – al piano – “Tenth Avenue Freeze-Out” e via sono partiti i racconti di una vita: Bruce parla della sua infanzia a Freehold, della Saint Rose of Lima, la scuola elementare cattolica che lo ha formato e ossessionato. “Quando sei giovane – dice – non vuoi fare altro che scappare dal posto dove sei nato, e adesso abito a 10 miglia da qui…“, aggiunge ridendo.  Le storie che narra sono quelle dei suoi viaggi attraverso il paese con il primo manager Carl ‘Tinker’ West, degli incontri che hanno cambiato la sua vita, come quello all’Hotel Sunset Marquis di West Hollywood con Ron Kovic, veterano del Vietnam che ha scritto uno dei libri più duri sulla guerra (quel “Born on the 4th of July” da cui sarà tratto anche l’omonimo film con Tom Cruise, nda), di come lui e Clarence avrebbero combinato un sacco di guai e di quella fatidica trasferta all’ufficio di leva di Newark con Vini ‘Mad Dog’ Lopez: “Pensavamo di andare al nostro funerale!”, ha commentato Bruce. Gli altri brani provati in questa seconda serata sono stati “The Ghost of Tom Joad”, “Dancing in the Dark”, “The Rising”, “Brilliant Disguise”, segno che Bruce – tenendo fede alla sua fama di straordinario performer – potrebbe cambiare la scaletta ogni sera. O forse, più semplicemente, sta curando ogni minimo dettaglio per tarare alla perefezione il suo show. Va detto che venerdi sera, alla fine del concerto a cui hanno preso parte anche Patti e alcuni componenti della E Street Band, che si sono uniti al Boss in “Tougher Than The Rest”, Springsteen ha recitato il Padre Nostro per poi attaccare “Born To Run”.

Che dire? Bruce potrebbe fare qualunque cosa sul palco, e potremmo aspettarci di tutto. Io personalmente mi accontento di quello che ha detto lui stesso a chi gli chiedeva che cosa fosse esattamente questo show: “E’ il mio libro che prende vita…”.

 

(La foto in evidenza è presa da internet)

 

 

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss.
Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s’intitola “Autostop Generation” (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.