Sergio Castellitto: “Napoli, le mie eroine e il cinema”

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Sergio Castellitto

Sergio Castellitto e la sua Fortunata sono stati gli ospiti d’onore dell’ultima giornata del Napoli Film Festival presso il cinema Hart. Qui il regista e attore ha chiacchierato con il pubblico e i giornalisti prima della proiezione della sua ultima pellicola. «Napoli è un laboratorio culturale e sociologico sempre aperto. Vengo spesso e la trovo migliorata in tutti i sensi». Parole d’incoraggiamento per il capoluogo partenopeo a cui si accompagna una riflessione sul periodo che stanno vivendo i giovani «La giovinezza è un periodo breve. Ed in quel periodo che è loro concesso di sognare, di provare».

Proprio come le sue eroine, scritte dalla moglie Margaret Mazzantini, che cercano di riscattarsi da un destino ineluttabile. Un’immedesimarsi nel mondo femminile, nato da un’osservatorio privilegiato qual è il suo rapporto con la scrittice e sostenuto da un confronto paritario con le donne. Così sono nate Italia, Gemma e ora Fortunata. «Fortunata si inserisce bene in questo quadro di eronie. Così come le altre storie, anche qui viene raccontato il conflitto uomo-donna. Vengono narrate vicende di disarmonia, di personaggi emarginati e irrisolti». Attrice protagonista è ancora una volta Jasmine Trinca, scelta perché «È l’unica dotata di un’autentica umanità. Fragile che però non vuol dire debole».

La chiacchierata è poi proseguita sul palco della sala proiezione. Tanti gli anedotti tra letteratura e cinema per raccontare attraverso l’arte, il legame che unisce Sergio Castellitto e la moglie da trent’anni. Due mondi completamente diversi eppure complementari: lei, nel suo universo solitario popolato dai “fantasmi” che poi diventano protagonisti dei suoi libri, lui immerso nella moltitudine di persone che affollano la realizzazione di un film. Da questo confronto, privato e professionale, sono emersi alcuni particolari che hanno reso unici i film: la canzone “la notte dei miracoli” di Lucio Dalla, divenuta per caso il finale di Nessuno si salva da solo rappresentando essa stessa la conclusione del film.

Enzo Jannacci scelto nel cast della Bellezza del somaro per la sua inesperienza come attore rivelandosi un interprete poetico. Tra i ricordi non poteva mancare un passaggio su Non ti muovere, raro caso in cui il pubblico ha ritrovato nel film una felice trasposizione del libro. Un’ emozionante lettura di un passo del libro, poi riportata sullo schermo, ha spiegato come l’arte può essere un bisturi per far riemergere e infine sanare pezzi di vita lasciati a metà. Le parole poi hanno lasciato spazio alla proiezione di Fortunata, mentre il regista è stato congedato da un caloroso applauso del pubblico.

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Nata a Napoli 1/11/1978. Iscritta all’Università di lettere moderne indirizzo comunicazione di Cassino. Giornalista pubblicista con la passione del cinema, teatro e musica.