Springsteen on Broadway: breve cronaca di una serata memorabile (… dedicata a Tom Petty)

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Si è presentato sul palco in t-shirt e jeans neri. Emozionato, e commosso, Bruce ha salutato la platea e ha cortesemente chiesto di non scattare foto né di registrare video e/o audio. Poi ha dedicato la serata a Tom Petty. Ed è partito sulle note di “Growin’ Up”. Poco più di 2 ore per raccontare la propria vita, la propria musica, la propria storia. Chi c’era (Mitch Slater, an American friend) racconta che “è come avere Bruce nel salotto di casa tua: chiacchiera, ogni tanto si alza e va al pianoforte, ogni tanto prende la chitarra e ti racconta un po’ di storie. Alcune sono tratte dal libro, altre no. E’ tutto molto intimo, molto intenso, assolutamente indimenticabile“. Sì, perché se lo dice uno come Mitch – che segue Bruce da 40 e lo ha visto praticamente in ogni circostanza (stadi, teatri, palasport, festival, studi televisivi, festival, Superbowl etc.) – vuol dire che parliamo proprio di uno spettacolo memorabile: “Non ha nulla a che fare con quanto visto fino ad oggi – ha detto ancora Slater – e i posti sono tutti meravigliosi. In qualunque posto ci si sieda, si vede e si sente benissimo ed è lo spettacolo più emozionante che io abbia mai visto in vita mia”.

Bruce ha voluto accanto a sé la sua famiglia (mamma Adele e sorella Pam in prima fila) ma soprattutto sua moglie, e non poteva essere altrimenti: la sicurezza che gli infonde Patti (da più di trent’anni) non solo è è infinita ma è ciò di cui Bruce proprio non può fare a meno. L’ha chiamata sul palco per cantare con lei un paio di pezzi (ovviamente “Tougher Than The Rest”, la sua canzone, e “Brilliant Disguise”) e l’ha richiamata alla fine, dopo “Born To Run”, prendendola per mano (anche lei in completo nero con lunghissima collana rossa al collo), ringraziando il pubblico e salutando tutti con un “Ok, adesso potete scattare le foto, accendete le luci!“.

 

Questa – per chi vuole leggerla – la scaletta dello spettacolo:

  1. Growin’ Up 2. My Hometown 3. My Father’s House 4. The Wish 5. Thunder Road 6. The Promised Land 7. Born In The USA 8. Tenth Avenue Freeze-Out 9. Tougher Than the Rest 10. Brilliant Disguise 11. The Ghost Of Tom Joad 12. Long Walk Home 13. Dancing In The Dark 14. Land Of Hope And Dreams 15. Born To Run

 

 

 

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss.
Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s’intitola “Autostop Generation” (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.