Human Flow. Un’artistica migrazione

Tutte le migrazioni del mondo dal punto di vista di un artista

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Human Flow
di Ai Weiwei

Premio Unicef all’ultimo festival di Venezia 74, Human Flow è la variante artistica (firmata da un artista cinese contemporaneo) del documentario delle migrazioni. C’è più varietà che in un  docu normale, perché si prendono in considerazione i migranti per motivi politici, per fame, per religione, per clima, per guerra, per intolleranza razziale e non solo nelle aree critiche scandagliate dai nostri telegiornali sugli sbarchi, ma in tutto il mondo. Cos’ha di meritevole il film di Weiwei? Che mette a fuoco un dato che nel rumore di notizie che ci aggredisce tende a sparire: non è colpa dei migranti la migrazione, nessuno migrerebbe se stesse bene nel paese natio, nessuno riesce a evitare una deriva razzista o xenofoba di fronte a un’invasione sia pure mite. Cosa ci fa restare perplessi in Weiwei? Probabilmente i selfie con migranti in cui si scambia i documenti, si rade i capelli, proclama il suo rispetto, condivide in apparenza frammenti di quel terribile destino ma poi torna alla sua condizione di artista e previlegiato (come noi spettatori del resto) e trasforma le terribili immagini del flusso umano in belle (spesso terribilmente belle) immagini artistiche, soprattutto in certe riprese dai droni. Vero è che compito dell’arte è fare arte ed è questa la sua politica…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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