MondoMostre Skira è il maggiore produttore di eventi espositivi in Italia. L’unico privato in grado di garantire 3,5 milioni per Dentro Caravaggio, per fare l’esempio attuale più eclatante, dei quali rientrerà certamente, e anche di rischiare “bagni” economici con rassegne di eccellente qualità ma relativo appeal, tipo la magnifica Arte lombarda dai Visconti agli Sforza. Ovviamente tutte le mostre realizzate dal gruppo, anche le minori, vantano una copertura mediatica importante, grazie a un’efficientissima comunicazione. Kuniyoshi. Il visionario del Mondo Fluttuante, aperta alla Permanente di via Turati a Milano fino al prossimo 28 gennaio, non fa eccezione: paginone sul “Corriere della Sera”, pagine sugli inserti culturali, presentazioni in tv e lanci sulle diverse testate e sui blog di arte on line. Persino un’esibizione di figuranti orientali in costume tradizionale, impegnati in un duello tra samurai.
Noi, che non amiamo la rincorsa della notizia, che preferiamo approfondire e suggerire angoli visivi per quanto possibile originali, ci troviamo perciò un poco in difficoltà di fronte alla marea di materiale che già definisce una mostra relativamente “facile”, che raccoglie oltre 160 xilografie di un autore inventivo quanto compiacente i gusti del pubblico, tutte provenienti da un’unica collezione (quella giapponese di Masao Takashima), tutte con una medesima cornice nera sottile e con il passepartout posato sotto l’opera a farne apparire la finitura spesso non regolare.

La principessa Tamatori ruba il sacro gioiello dal Palazzo del Drago

Iniziamo allora a elencare lo stretto necessario, per entrare in contatto con queste opere molto piacevoli alla vista e inequivocabilmente ricche di contenuti simbolico-allegorici per gli spettatori cui erano destinate e di valenze pittorico-tecniche per tutti.
1) L’autore. Kuniyoshi nacque a Tokyo, allora Edo, nel 1797, figlio di un tintore. Enfant prodige accettato a soli 12 anni nella più prestigiosa academy del Paese (quella di Toyokuni I, che gli diede il nome d’arte con cui è noto), gli sono affidate le prime illustrazioni a soli 17 anni, ma vive in ristrettezze – la concorrenza è feroce – fino al 1830, quando realizza le stampe singole dei guerrieri-briganti della saga Suikoden, già illustrata dal sommo Katsushida Hokusai. Questi difensori dei villaggi contro la rapacità dei governanti diventano icone nazionali alla Robin Hood.
2) Lo stile. Già nei feroci combattenti che lo lanciano, il suo approccio è realistico all’eccesso – celeberrimi i loro tattoo, ripresi dai professionisti del settore fino ai giorni nostri – e insieme visionario e inventivo. È capace di raffinatezze inusuali – magnifico e ogni volta differente il suo modo di rappresentare l’acqua, per fare un esempio – e di pirotecnici equilibri nel riempire il foglio, sorretto da un’abilità coloristica unica. Il tutto è sempre attraversato da una vena ironica, che invogliava gli acquirenti per la sua sottigliezza critica nei confronti della quotidianità.

KanchiKotsuritsuShuki

3) I soggetti. La mostra è divisa in cinque sezioni che li definiscono: guerrieri, paesaggi, beltà, parodie, gatti. Ma tutti sono attraversati da un amore per il fantastico irrefrenabile e insieme da un’adesione a una scientificità descrittiva di origine occidentale – accertate le sue letture di manuali pittorici e scientifici olandesi – con un esito modernissimo, coinvolgente, rimasto tipico. Animali antropomorfizzati più o meno giganteschi, mostri dalle sembianze realistiche fino all’eccesso, balene e scheletri opprimenti, geishe delle diverse maison dei quartieri “a lanterne rosse”, principesse ingenue e pugnaci, gatti che riempiono la carta (così come riempivano la casa del maestro, che aveva persino un altarino dedicato ai felini defunti) e che compongono figure umane alla maniera dell’Arcimboldo, paesaggi dagli inediti tagli fotografici.
Siamo di fronte a una mirabolante produzione di ukiyoe, xilografie realizzate con una matrice in legno che si consumava dopo una tiratura di pochissime centinaia di esemplari. Il loro costo le rendeva accessibili già alla classe media e venivano utilizzate nei modi più svariati, sia per decorare le pareti, sia per ornare (o rappezzare) i paravento, sia semplicemente per essere ammirate alcune volte e poi impiegate per incartare oggetti – le prime arrivarono in Europa proprio come imballaggi di ceramiche e vasi -; spesso realizzate per essere vendute come una serie oppure come trittici e coppie.

Tagliarsi le unghie

Chiudiamo con due consigli. Innanzitutto è utile la ricerca di un vedere con occhi non occidentali, perché i messaggi spesso sono nascosti nel contorno: le geishe, ad esempio, erano immediatamente riconoscibili ai contemporanei non dalla fisionomia – hanno immancabilmente tutte gli stessi tratti – ma dagli accessori e dalle ambientazioni, che davano l’indicazione delle case dove “operavano”. Il secondo è ammirare l’incredibile horror vacui di Kuniyoshi, che affastella nella pagina una miriade di elementi secondo un eccezionale equilibrio grafico e con un’abilità rarissima nel disegnare il dettaglio.
Un artista del Mondo Fluttuante (come titola uno dei primi romanzi del recente premio Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro, che però fa riferimento all’ultimo dopoguerra e non al periodo del trionfo di una borghesia sempre più ricca e influente, tra inizio 7 e fine 800), certo figlio della trimurti Hokusai-Hiroshige-Utamaro, ma soprattutto personale, innovativo, lungimirante, capace di inghiottirci in un vortice di immagini “mobili” e di lasciarci abbandonati sulla spiaggia di mondi misteriosi e immaginifici, pronti a diventare un nuovo eroe oppure l’ennesimo sconfitto.

CONDIVIDI
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.