Nico. Povera Christa

Ultimi anni della musa di Warhol e di Fellini quando era solo se stessa

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Nico
di Susanna Nicchiarelli. Un film con Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek II, Thomas Trabacchi
Voto 7/8

Ha vinto a Venezia 74 nella sezione Orizzonti il bel film di Susanna Nicchiarelli (Cosmonauta, La scoperta dell’alba). Nico È la storia degli ultimi due anni di vita di Christa Päffgen, che con il nome d’arte “Nico” era stata la fidanzata di Brian Jones dei Rolling Stones, aveva cantato da far paura The End di Jim Morrison, aveva fatto da musa a Warhol, ai Velvet Underground e a Fellini nella Dolce vita (la visita notturna di Marcello al castello), ma vent’anni dopo era soprattutto una cantante e un’autrice dannatamente particolare, che voleva essere ricordata per la sua musica (molto selettiva, dura, spesso urticante) più che per quella degli altri: una donna indurita dagli anni e una madre con molti rimorsi di un figlio avuto da Delon. I suoni in cui è immersa sono duri, teutonici e tenebrosi come la sua vita. La Nicchiarelli la segue tra l’86 e l’88, soprattutto in una tournée un po’ scalcinata, accompagnata in scena da “tossici dilettanti”, in un’Europa che cambia e sente vicino il crollo dei muri tra est e ovest. Non è un film documentaristico (meglio così) quanto un frammento di vita colto tra ossessioni, droghe, amori raminghi e allucinazioni e contornato da canzoni molto belle (pare che la voce non sia di Nico ma proprio dell’interprete Trine Dyrholm, quella di La comune di Vinterberg) i cui suoni di fondo sono spiegati dai ricordi della giovane Christa: per tutta la vita aveva cercato di raggiungere con un registratore i tuoni della caduta delle bombe su Berlino: la fine, il suono della sconfitta…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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