Alexia: «Il mio equilibrio dopo le paure»

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Alexia è ufficialmente tornata. Con Quell’altra, il suo tredicesimo album, per festeggiare 50 anni di età e, soprattutto, 20 di carriera. Nel frattempo, un bel bagaglio di esperienze: quindi maturità. Chicca dell’album: la collaborazione con Mario Lavezzi.

Un bilancio dei tuoi 50 anni e dei 20 di carriera?
Non ho voglia di fare bilanci, ma solo di ripartire con un nuovo progetto. Non è arrivato il momento di guardarsi alle spalle, ma ho ancora voglia di guardare avanti, e così mi sono regalata questo disco per i miei 50 anni. In questi anni di “riposo” ho fatto tanti, troppi bilanci. Mi sono chiesta più e più volte perché avessi deciso di distanziarmi da questo mondo, cosa non funzionasse. E la risposta è stata che ero io a non funzionare. Ero ossessionata dal mio lavoro: dovevo essere la cantante energica e dalla voce pazzesca, ed ero schiacciata dal mio personaggio. Ero diventata dipendente da tutto e da tutti, senza però sviluppare alcun rapporto umano. Allo stesso tempo, mi ero costruita un muro di plexiglas: la gente poteva vedermi, ma non volevo che percepisse le mie fragilità. Per questo sul palco avevo un’energia strepitosa: perché quello era l’unico momento in cui mi sentivo veramente me stessa. Finito il concerto, però, tutto tornava a essere un disastro.
Quando ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito e ho scoperto di aspettare una bambina, ho avuto la scusa per allontanarmi da questo mondo. Poi, quando la mia famiglia si è allargata ulteriormente, sono stata meglio e ho deciso di riprovarci con un team nuovo composto da ragazzi con cui mi trovo molto bene. Fiore all’occhiello, l’arrivo di Mario Lavezzi, che mi ha consentito di costruire il disco che volevo, con tanta precisione e il coinvolgimento di bravi autori. Un album sincero, da cui ho deciso di ripartire.

Com’è nata la collaborazione con Lavezzi?
Avevamo cantato insieme a Sanremo 2009, con grande soddisfazione per entrambi. Mi sarebbe piaciuto iniziare a collaborare con lui già da allora, ma non potevo a causa di un rapporto che mi legava professionalmente a un’altra persona e non sarebbe stato corretto interromperlo. Ora, per fortuna, io e Lavezzi ci siamo riavvicinati: abbiamo avuto modo di conoscerci meglio per realizzare un album che mi rappresentasse al meglio. Siamo in sintonia, mentre i rapporti che avevo precedentemente in questo ambito erano tutti molto tristi, e poi lui è un ottimo produttore, musicista e compositore. Averlo avuto al mio fianco in sala di registrazione è stato un grande sostegno per me.

Collaborare con un team diverso da quelli che vanno per la maggiore è un’arma in più?
Ho collaborato con produttori validi, delle belle persone, e non ho sentito la mancanza di un super team collaudato. Mi rendo conto che il mio disco non suoni come la musica che funziona in radio in questo periodo, ma bisogna anche considerare che ho 50 anni: mi sembrerebbe ridicolo realizzare un disco da ventenne.

Come cambia il cantare d’amore a 20 anni e a 50?
A 50 sei più consapevole, perché l’amore ti ha dato e ti ha tolto tanto. Io parlo di amore in tutte le sue sfaccettature: dallo strazio di un rapporto che finisce, all’amore che prende una deriva tragica, all’amore che è in grado di rinnovarsi. Questo sentimento è il regalo più bello che si possa fare a una persona. In Non mi lasciare canto la mia fortuna di avere a casa una persona che amo e che mi consente di fare un lavoro che è la mia passione, ma a causa del quale sono costretta a viaggiare.

Ora che il brutto periodo è passato, sali sul palco con l’energia di un tempo o la rabbia ha fatto spazio all’equilibrio?
L’energia sul palco è sempre la stessa (certo, magari faccio qualche salto in meno, perché la schiena mi ricorda che ne ho fatti troppo). Anzi, la voglia è aumentata grazie a questo stop che mi sono concessa. Però ora vivo i concerti in maniera più equilibrata, facendo convivere la persona e l’artista.

Durante questo stop, il pubblico ti ha aspettato?
C’è chi mi ha aspettato e chi mi ha appena scoperto: è bello ed emozionante.

Il migliore complimento che potrebbe farti una persona che ha ascoltato il tuo disco?
Mi sono sentita dire che è un album maturo, con una vocalità migliore dei precedenti, perché sono riuscita a mantenere la mia voce solida, acquisendo però degli armonici che prima non avevo. Dal punto di vista interpretativo, mi hanno detto che i pezzi arrivano, sono toccanti, e questa era la mia sfida. Chi si aspettava un disco dance forse sarà deluso, perché avevo intenzione di sancire un cambiamento rispetto al passato.

E per il futuro?
Ora sono impegnata in un instore tour, che mi gratifica molto, perché è bello poter iniziare subito a veicolare le mie emozioni. Poi ci sarà sicuramente un tour. Il mio sogno nel cassetto è la tournée teatrale, che spero potrà venire alla luce nell’autunno 2018.

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe ’93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all’Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.