De Gregori inaugura il live nei club dal Vox: “Faccio un tour senza batterista perchè mi annoiano”

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Francesco de Gregori
Francesco De Gregori live a Nonantola (MO) - foto di Enrico Ballestrazzi

E’ partito ieri sera dal Vox Club di Nonantola (MO) il tour nei club di Francesco De Gregori.
Poche date in Italia, solamente 4, ma ben 9 all’estero, tra Europa e Stati Uniti, con posti come il Bataclan di Parigi e la Town Hall di New York.
E’ un De Gregori diverso quello sul palco, e non solo per l’aspetto fisico (capelli corti, niente barba, niente cappello), ma anche per le scelte artistiche.
Per questo nuovo giro di concerti “il principe” ha deciso di rivoluzionare completamente sia la scaletta che la band: sul palco ci sono, infatti, oltre al fido Guido Guglielminetti a basso e contrattabbasso, Carlo Gaudiello a piano e tastiere, Paolo Giovenchi alle chitarre e Alessandro Valle alle pedal steel e al mandolino. Manca una batteria, e questa nuova formazione dà una veste più lieve ai brani, trasformando il club in una sorta di salotto cittadino per un home concert molto molto particolare.
In scaletta le sorprese sono molte, e lo spettacolo è suddiviso in due parti: nella prima per lo più pezzi meno famosi e raramente eseguiti live (Numeri da scaricare, Buenos Aires, Due zingari, I matti, Cose), mentre la seconda metà è una specie di greatest hits con i più grandi successi della carriera ultraquarantennale del cantautore: si va da La leva calcistica della classe ’68 ad Alice, passando per Generale, Buonanotte fiorellino, La storia, Viva l’Italia e le immancabili Rimmel e La donna cannone.
Finale a sorpresa, con la moglie Alessandra Gobbi sul palco per intonare Anema e core, a chiudere un’ora e quaranta minuti di concerto (in fondo all’articolo trovate la scaletta completa).

E nell’incontro con la stampa a fine concerto proprio da qui si è partiti, raccontando il curioso aneddoto che ha portato alla nascita di questo duetto: «Io e mia moglie siamo andati un giorno a Napoli a festeggiare un compleanno. Mi ricordavo che in quel ristorante c’era sempre il posteggiatore che arrivava con la chitarra e cantava le canzoni, allora pensavo che gli avrei chiesto di fare Anema e core perchè è una canzone che mi piace molto, ma quel giorno invece il posteggiatore non è venuto, quindi mi è venuto in mente di farla noi: abbiamo iniziato un po’ per gioco, e siccome veniva bene abbiamo deciso di metterla in scaletta.
Mi fa piacere il fatto che canteremo questa canzone anche all’esterò, perchè è un bel pezzo di musica italiana, un po’ come 4 marzo 1943.
Mi piace il suono delle nostre voci insieme, e in realtà da quando la conosco abbiamo sempre cantato insieme: lei canta e sa suonare la chitarra… e in più non la pago! (ride, ndr)»

Il lavoro dietro questo tour nei club è stato particolare, sia per la scelta dei brani da proporre, che per l’inedita formazione della band: «Mi piace suonare e mi piace farlo con formazioni diverse. Il fatto che non ci sia la batteria sembra una bella stranezza, ma ci ha permesso di cercare un suono nuovo, diverso dal consueto, e credo che stasera dimostri che l’abbiamo trovato. E’ un suono che sta bene su alcune mie canzoni, e fa in modo che vengano fuori in un altro modo che privilegi l’ascolto delle parole, dell’armonia.
E’ stata una dura lotta con me stesso per cercare di capire quali brani si adattassero meglio a questa nuova formazione e quali mi divertissi ancora a fare. In realtà avrei voluto farne altre 10-15 meno noti e anche un po’ lenti e non è stato facile scegliere.
Poi nella seconda parte ci sono i pezzi che la gente conosce di più perchè non sono scemo e voglio che la gente esca contenta da un concerto. In realtà piace anche a me farli, non è che devo pagare una tassa a qualcuno, sono belle canzoni, e se hanno avuto più successo di altre probabilmente è anche perchè sono più belle.

In realtà avevamo provato 10 pezzi in più di quelli che abbiamo suonato stasera, poi quando abbiamo cronometrato la durata totale siamo arrivati a due ore e 45 minuti, troppo, e quindi abbiamo sforbiciato un po’ di canzoni. Può darsi che le faremo nelle prossime date oppure può darsi che manterremo la stessa scaletta di stasera, al momento non lo so.»

La scelta di non avere un batterista può sembrare strana: «In realtà la maggior parte dei batteristi che conosco mi annoiano, ma con questo non voglio parlare male del mio ultimo batterista.
E’ una scelta da musicista, come è una scelta da esteta tagliarsi i capelli e non portare il cappello: sono due scelte che siamo liberi di fare, quindi io approfitto della libertà che mi dà il mio lavoro.
Trovo che la batteria sia uno strumento che viene suonato sempre in modo ripetitivo. Un bravo batterista oggi è considerato colui che riesce ad avere un timing sempre molto preciso sulle sequenze, a stare sempre sul clic con precisione. A me non interessa questo, io cerco un batterista che suoni il suo strumento come un pianista suona il pianoforte, ovvero interagendo con la voce del cantante e con gli altri strumenti sul palco, e non creando un binario ritmico su cui gli altri si appoggiano.
Chi l’ha detto che per suonare Titanic serva la batteria? Non è vero, io l’ho scritta con la chitarra, quindi si può suonare anche in quel modo. La musica cambia, e cambiano le facce delle persone, come ho scritto anche in Sempre e per sempre, ma alla fine rimaniamo sempre noi stessi.
Non lo so se sono particolarmente coraggioso o particolarmente scemo, però questo lavoro è veramente da uomo libero se riesci a intenderlo come tale, e quindi non corrispondere a un’immagine o a un’imitazione che mi fanno in televisione mi dà un certo senso di libertà.
Io non somiglio a nessuno, sono io.»

E proprio riguardo al batterista c’è un curioso aneddoto accaduto durante le prove: «L’altro giorno ero in una sala prove a Roma, e mentre uscivo per andare a prendere un caffè ho visto entrare di corsa quattro ragazzini, avranno avuto 15 anni, con le chitarre in mano, che andavano lì a chiedere quanto costasse la sala.
Allora ho pensato “sarebbe carino chiedere a loro di suonare con me”, ma poi ho realizzato che loro non sarebbero capaci di suonare la mia musica, perchè non la conosco, e a me non andrebbe di spiegargliela. Però forse il batterista che sto cercando oggi ha 15 anni e prima o poi lo incontrerò, oppure imparerò a suonare e a cantare con un batterista che va dritto come una locomotiva, anche se a me piace di più il bufalo, che ogni tanto scarta.
Non amo molto provare, è una mentalità: a me piace suonare davanti alla gente, non fare le prove. Non sono molto attento alla calligrafia dell’esecuzione, alla precisione, cerco altre cose quando suono.»

Questo tour è stato pensato per piccoli club e soprattutto per l’estero.
«A me piace fare i concerti nei posti piccoli perchè penso anche che se il pubblico ammiri un artista voglia vederlo da vicino e non su un megaschermo, in modo da creare un rapporto diverso.
Non è la prima volta che faccio questi posti, li ho sempre alternati alle altre tipologie di tour.
Ho passato l’estate suonando continuamente e sono 10 anni che faccio 40-50 concerti l’anno. Avevo voglia di staccare, ho staccato, e poi ho chiesto alla mia agenzia di organizzare questo tour nei club andando anche all’estero, perchè ho la curiosità di confrontarmi con un pubblico diverso.
Ci sarà anche gente che magari non capisce bene l’italiano, ma si troverà esattamente alla stessa maniera di come si trova un italiano quando un artista americano o inglese viene in Italia a suonare, perchè di fatto non tutti conoscono tutte le canzoni o hanno un inglese fluente, e immagino che chi verrà a Parigi, o a Londra o a Zurigo ad ascoltare un artista italiano lo conosca e ammiri il suo repertorio, come se io andassi a sentire Springsteen o Dylan: anche se non capisco bene tutte le parole, la parte musicale comunque prevale.
Credo comunque che ci sarà una percentuale di italiani di prima o di seconda generazione che verranno e che conosceranno bene la lingua.
Non ho mai suonato a New York, quindi c’è una grande curiosità sull’andare oltreoceano e suonare a Broadway, in un posto storico come la Town hall, e quando un giorno molto lontano smetterò di lavorare potrò dire “ho suonato al Folkstudio, ho suonato al Vox, e ho suonato alla Town Hall”»

Il prossimo 20 ottobre il tour farà tappa al Bataclan, il locale parigino dove il 13 novembre 2015 morirono 93 persone a causa di un attacco terroristico durante un concerto.
«Credo di avere lo stesso stato d’animo che potrebbe avere uno che oggi va a lavorare in un grattacielo a New York, che prende la metropolitana a Londra o fa una passeggiata sul lungomare di Nizza: sono posti che sono nati per essere vissuti nella normalità più assoluta.
E così il Bataclan, perchè è un posto dove si è fatta musica, si fa musica e si farà sempre musica, e quindi al di là di quello che di drammatico e di tragico è successo lì io vado a fare il mio lavoro di musicista, e credo che questa risposta di normalità sia quella che dovremmo avere tutti nei confronti del terrorismo. Il terrorismo in realtà cosa ci chiede? Di sospendere la normalità delle nostre vite, mentre noi dobbiamo continuare a pensare e ad agire normalmente, quindi vado al Bataclan come sono qui stasera, non ho sensazioni particolari.»

Tante volte nel corso degli anni sei stato “accusato” di aver stravolto gli arrangiamenti delle sue canzoni. Cosa ti spinge a queste continue trasformazioni dei brani?
«Il pubblico ha il diritto di ascoltare un artista che si esprime sul palcoscenico in estrema sincerità, quindi se questo artista sente la necessità di modificare un pezzo rispetto a com’era 40 anni prima per essere se stesso quella sera, trovo che sia normale che questo avvenga, e che non possa fare la fotocopia di quello che ha fatto 40 anni prima. Io chiedo questo ad un artista che vado a sentire: che sia se stesso e che sia onesto.
Poi quanto si possa stravolgere o meno un pezzo, non lo so. Credo di aver avuto un periodo anni fa in cui li stravolgevo veramente troppo: ho risentito delle registrazioni di una quindicina di anni fa e ho detto “cazzo, qui esageravi”. Però forse avevo bisogno di passare da lì: io andavo a cercare un suono, però a distanza di anni ho capito che quel suono era esagerato, infatti molta gente mi rimproverava. Anche mio padre una volta si arrabbiò per una versione de La casa di Hilde dicendomi “perchè la fai così? L’hai rovinata!”. Forse aveva ragione lui, però io in quel momento avevo bisogno di farla così.
Quello che ho fatto stasera non mi sembrava particolarmente diverso dalle versioni originali, e la musica ha questo di bello: si presta ad essere modellata, piegata, riproposta. Io credo che la gente alla fine questo lo senta e lo voglia.
Se andassi a sentire Dylan e mi facesse Like a rolling stone come sta sul disco direi “ammazza che bravo a copiare se stesso”, ma tanto lui non lo farà mai, quindi non lo sapremo mai.»

Chiusura sui progetti futuri, visto che l’ultimo disco di inediti (Sulla strada) ormai risale al 2012.
«Non ho scritto nulla di nuovo e in realtà non ci ho nemmeno provato, ma la cosa non mi preoccupa.
Credo che sia normale che più un artista vada avanti con l’età e più si rarefaccia la sua produzione. A me è successo così, ma anche ad altri artisti. L’importante è far uscire qualcosa di nuovo quando questo qualcosa è significativo per te.
Ho il pianoforte aperto dentro casa, ma ci giro alla larga.»

Queste le prossime date del tour:
14 ottobre – Venaria reale (TO) – Teatro della concordia
16 ottobre – Monaco di Baviera – Theaterfabrik
17 ottobre – Zurigo – Volkshaus
18 ottobre – Bruxelles – Le madeleine
20 ottobre – Parigi – Bataclan
22 ottobre – Lussemburgo – Den atelier
23 ottobre – Londra – O2 Sheperd’s bush empire
25 ottobre – Lugano – Palazzo dei congressi
26 ottobre – San Biagio di Callalta (TV) – Supersonic
27 ottobre – Trezzo sull’Adda (MI) – Live club
5 novembre – Boston – Regent theatre
7 novembre – New York – Town Hall

Ecco la scaletta del concerto di ieri sera:

1. Numeri da scaricare
2. Gambadilegno a Parigi
3. Buenos Aires
4. Due zingari
5. Il cuoco di Salò
6. Un angioletto come te
7. Vai in Africa, Celestino!
8. Sempre e per sempre
9. Caterina
10. I matti
11. Cose
12. La leva calcistica della classe ’68
13. Generale
14. Buonanotte fiorellino
15. Deriva
16. La storia
17. Viva l’Italia
18. Rimmel
19. Titanic
20. La donna cannone
21. 4 marzo 1943
22. Falso movimento

BIS
23. Alice
24. Anema e core (con Alessandra Gobbi)

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): “Senza musica la vita sarebbe un errore”.