16 ottobre 1968. La session di 24 ore dei Beatles

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Il 16 ottobre del 1968 è una data che John Lennon e Paul McCartney han fatto fatica a dimenticare. Se George Harrison proprio quel giorno volò a Los Angeles per produrre l’album di Jackie Lomax, Is This What You Want? e Ringo Starr era ancora in vacanza in Sardegna durante la sua fuga dal gruppo, i due Beatles rimasti (insieme a George Martin ed allo staff della EMI) fecero una session di 24 ore consecutive agli Abbey Road Studios di Londra.

Per l’occasione monopolizzarono i tre studi principali, oltre a due stanze aggiuntive. Il motivo dell’incredibile mole di lavoro di quella giornata, iniziata alle 17 del 16 ottobre e conclusa alle 17 del giorno successivo era dovuto al missaggio ed all’editing finale dell’album The Beatles, noto come White Album, che sarebbe uscito il 22 novembre. Fu infatti l’ultimo, concitato, giorno di lavorazione del disco (il 18 novembre cominciò la stampa della versione Mono dell’album).
Così come era stato fatto per Sgt Pepper’s lonely hearts club band, anche in The Beatles il gruppo insistette affinchè non ci fossero i classici 3 secondi di vuoto tra un brano e l’altro e, dove possibile, le canzoni vennero unite tramite crossfade o legate l’una all’altra.

La giornata cominciò proprio con i crossfade e l’editing per la versione Mono del disco, seguita dal missaggio di Why Don’t We Do It In The Road?, l’ultima canzone che lo richiese. Lo stesso processo fu poi ripetuto per la versione Stereo.

Una volta conclusa questa fase, ad un certo punto della notte, nella control room dello Studio 2 gli ingegneri del suono fecero una copia di It’s All Too Much, brano a cui i Beatles avevano lavorano il 12 ottobre e che sarebbe finito successivamente in Yellow Submarine.

La mattina successiva George Martin fece una copia della versione Stereo e la mandò alla Capitol Records negli Stati Uniti, mentre, nel primo pomeriggio, Lennon e McCartney decisero di aggiungere delle copie di Yer Blues e di Don’t Pass Me By al master Mono, dichiarando così la chiusura dell’album.

Pur essendo contraddistinto da stili differenti e da una varietà unica, la scaletta di The Beatles è stata composta con una logica ben precisa: tutti i quattro lati dovevano cominciare con un pezzo “forte” ed avere, al loro interno, una canzone di George Harrison. Le canzoni con il nome di un animale nel titolo dovevano finire (il più possibile) nel lato B, mentre le canzoni più rock dovevano finire nel lato C.

I numeri di questo disco parlano da soli: le oltre 19 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti e le 155 settimane di permanenza nella Top 200, fanno di The Beatles l’album di maggior successo del gruppo in America.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.