Alice, tra Francesco e Luciano

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Immaginate di essere appassionati di calcio e di inseguire sin da ragazzini il sogno di giocare nella vostra squadra del cuore; avreste di certo un idolo a cui ispirarvi, un calciatore famoso che quando segna vi fa esultare più che mai e che diventa il vostro esempio e modello da imitare. Immaginate poi come potrebbe essere un giorno ritrovarvi a giocare in serie A fianco a fianco con lui, magari avendolo come vostro Capitano e compagno di squadra. Un sogno nel sogno, non credete?

Deve essersi sentito più o meno così Luciano Ligabue quando il telefono ha squillato e dall’altro capo della cornetta c’era Francesco De Gregori che gli chiedeva di duettare con lui in una versione ri-arrangiata della sua Alice.

Quando Alice è uscita, il rocker di Correggio aveva solo 13 anni e già da allora era convinto che il pezzo in questione avrebbe cambiato “totalmente il panorama della musica italiana. E’ una galleria di personaggi e immagini che folgorano chiunque l’ascolti”.

Ligabue di Francesco De Gregori è stato e continua ad essere innanzitutto un fan. Lo dimostrano le foto del giugno 2016 che lo ritraggono affacciato ad una finestra che dà sulla piazza della sua Correggio, ad ascoltare  –con gli occhi lucidi e lo sguardo rapito e sognante- il Francesco nazionale intonare i suoi più grandi successi incantando con musica e parole la piccola città.

Cresciuti entrambi a musica e pallone, una passione mai nascosta che si ritrova anche tra le loro note. Interista sfegatato Ligabue, romanista De Gregori; mediano l’uno e forse rigorista senza paura di sbagliare l’altro. Entrambi impegnati nel sociale, entrambi vicini agli ideali della sinistra ed entrambi innamorati di un’Italia bella e difficile che si sono ritrovati spesso a raccontare e a cantare.

La differenza di età tra i due non è molta, solo 9 anni, ma la carriera di De Gregori è iniziata negli anni 70 quando il rocker emiliano era ancora minorenne e si divertiva a giocare con la musica e a fare il vocalist nelle radio indipendenti della sua terra. Chissà quante volte il giovane Luciano ha fatto passare in trasmissione Generale o La donna cannone e chissà quante volte ha strimpellato Rimmel alla chitarra canticchiandola con la sua voce graffiante.

Ed è stata proprio quella voce così particolare ad incuriosire De Gregori e a convincerlo a scegliere Luciano per un duetto in una delle canzoni più rappresentative della sua intera produzione musicale. “Mi piaceva l’idea di contrapporre la sua voce da orco alla mia da adolescente in Alice”. Due timbri così diversi, due toni così differenti e due stili talmente lontani che si sposano perfettamente in un piccolo capolavoro.

Alice nella versione De Gregori-Ligabue è arrangiata con una semplicità disarmante, niente fronzoli o virtuosismi, solo un sinuoso gioco di voci. Le chitarre accompagnano lo scorrere lento di brevi ritratti di personaggi complessi, qualche chicca riporta il pezzo al suo testo originale (senza le censure imposte dalla RAI nell’anno di uscita che facevano recitare “il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello”) e in sottofondo resta la chiara consapevolezza che il mondo va avanti e attraversa le vite di ognuno “Ma tutto questo Alice non lo sa.”

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Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Diplomata al Classico, oggi sono una studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Salerno che spera, un giorno, di far diventare l’amore per la penna il suo mestiere. Amo il mare – soprattutto quello di casa mia – e vivo spesso con la valigia tra le mani perché mi piace viaggiare e scoprire posti nuovi. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!