Anche tu da grande vuoi fare il Web Coprywater?

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Web Coprywater

C’è l’incipit di un post che in questi giorni sta circolando alla grande su Facebook, tanto che ad essere maliziosi si potrebbe pensare che il suo autore ha sbagliato volutamente. Se fosse davvero così, Francesco (questo il nome dell’autore del post) sarebbe davvero un genio. Infatti il titolo è Come diventare Web Coprywater. Sì, proprio così: Coprywater! Non è un semplice errore di battitura: questo termine torna ripetutamente, almeno una decina di volte. Il che rende più esilarante il tutto.

Web CoprywaterPer curiosità, sono andato a leggere l’intero post, e lo trovo fantastico. Ad un certo punto, il nostro simpatico amico (o burlone, dipende dai punti di vista) ci spiega qual è la differenza tra la “scrittura per il web” e il “giornalismo di stampo classico”: ci vogliono i link. Perché “i link interni al testo, marcano la differenza più grande tra scrittura su carta e scrittura per il web”.
Poi ci rivela che esistono “corsi e seminari per web coprywater”. E ne consiglia alcuni, mettendo sull’altolà chi si picca di saper già scrivere: “a parte il fatto che la maggior parte delle persone convinte di saper scrivere si dimostrano meno che mediocri alla prova dei fatti, il saper mettere insieme un soggetto con un verbo (che in alcuni casi sarebbe già una benedizione), non fa di te un coprywater, semmai conosci la grammatica italiana, ma dovrai ammettere che c’è una bella differenza. Il coprywater ha un diametro che gli consente di adattarsi a tutte le situazioni”.
Insomma, tu che dici di saper scrivere, sai “quali sono gli elementi di una call to action? Come scrivere un buon company profile? Come approcciare alla stesura di un tutorial? Come scrivere di una notizia? Come descrivere le caratteristiche di un prodotto?”.
Ragazzi, dai, se non lo sapete come scrivere di una notizia meglio che corriate a iscrivervi a un corso per diventare web coprywater. Che, c’informa sempre Francesco, può guadagnare tra i 60 e i 100mila euro l’anno. Però attenzione: “per arrivare a questi livelli deve avere un tratto riconoscibile e soprattutto deve dimostrare di produrre reali benefici per le aziende con cui si misura. Non è da tutti”.
Tutto straordinariamente bello. Però, caro il mio blogger, permettimi di chiudere citando Ligabue (che un po’ di click e qualche like li porta sempre): Caro il mio Francesco abbiamo tanti privilegi / ma tra questi certo non rientrano gli sfregi / di chi vuole parlare andando solo a braccio / di cose di cui non capisce un cazzo.

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

26 COMMENTI

  1. Il suo articolo è un classico esempio di come si cerchi di introdursi nel cono di luce generato da altri, un articolo su un blog ha successo per la sua intelligente provocazione, che ha tratto in inganno non pochi che fanno fatica ad andare oltre un titolo od un incipit, ed ecco che qualcuno cerca di fare lezioni di stile e di metodo. Forse la pochezza delle sue idee la porta a sentire queste esigenze, ma eviti di rifarsi verso chi invece ha dimostrato originalità, merce rara di questi tempi e lei lo dimostra molto bene.

  2. Francesco è uno dei SEO italiani più famosi e l’articolo è un esperimento, forse mio caro Massimo Poggini, quello che non deve parlare di cose di cui non capisce un cazzo sei tu, classico “giornalista” all’italiana che scrive un articolo senza prendersi la briga di verificare le fonti o, come in questo caso, accertarsi di aver capito di che si tratta.

  3. canzone per canzone, “Non potevi dirmelo, anche tu…Che ti chiami Massimo,
    È uno scherzo pessimo…”. E invece no, quello che ha scritto non è uno scherzo ed è purtroppo tutto vero. Ha fatto una figura da cioccolataio con la matitina rossa. perché Francesco Margherita ha solo fatto un esperimento. Francesco Margherita è un Seo ed anche bravo. Massimo Poggini, evidentemente tipico esempio di giornalista pane e puparuoli, sta invece andando finalmente su Google a cercare di capire cosa cazzo sarà mai un Seo. Walter Chiari suggerirebbe che no. Non è un sarchiapone.

  4. Poggini, parla di cinema che ti conviene.
    Anzi, parla di tv, nello specifico della fascia preserale, dove puoi trovare programmi adatti alla tua cultura e intelligenza.

  5. Caro Massimo, visto il tuo curriculum forse potevi prendere un po’ meglio la mira per questo articolo, mi rattrista però leggere i commenti qui sotto con una serie di insulti che non vorrei vedere. Ok, non hai capito l’articolo originale e hai pure concluso con una citazione che ti si è ritorta contro, ma niente di tutto ciò può giustificare gli insulti, il sarcasmo e il tono di superiorità che aleggia. Ormai è la norma, commentare è quasi sinonimo di insultare, deridere, sputtanare… Coraggio, per quel che conta hai tutto il mio supporto!

      • Non metto in discussione il fatto che l’articolo sia una vaccata e hai perfettamente ragione, ci mancherebbe, non esiste una citazione del genere. Questo però giustifica andarci pesante nei commenti da parte di chiunque? Secondo me no, anche se è evidentemente nel torto più completo.

  6. “si potrebbe pensare che il suo autore HA sbagliato volutamente.”.
    Magari da un giornalista ci si aspetterebbe un “ABBIA” al posto di “HA”.
    Sul perché dell’articolo hanno già provveduto altri a chiarire.

  7. Al di là della parola “CopryWater” sbagliata sui cui hai appeso l’intero articolo, il sottile sfottò nei confronti del resto dei contenuti dell’articolo di Francesco qualifica la tua competenza nei confronti della materia di cui si sta parlando: inesistente.

  8. Il contenuto di questo articolo mi sfuggiva fino alla citazione musicale finale, che qualifica la competenza del critico in materia di SEO e scrittura per il web. Ma a prescindere da questo: ci voleva una laurea per capire l’intento burlone di Francesco Margherita quando persino l’immagine a corredo del suo post sul web coprywater raffigura una tavoletta del cesso?!

  9. Ahahah, complimenti per la figura de mierda che hai fatto. Con questo pseudoarticolo ti sei classificato alla grande. ahaha

  10. Direi che con questo articolo è lei che si è giocato la reputazione, dimostrandosi un giornalaro, e non un giornalista, con rispetto per chi vende i giornali naturalmente. E’ l’esempio lampante del giornalismo di oggi in Italia: scrivere in fretta, senza verificare, senza indagare. Meno male che è giornalismo di lungo corso, se avesse iniziato a scrivere da pochi mesi chissà cosa sarebbe emerso in questo articolo!

  11. Esistono google, yahoo, bing e facebook su cui fare ricerche ed informasi su persone, fatti e curiosità ed anche per non fare figure poco professionali. Il male è proprio questo, non sapere come usare la tecnologia che ormai pervade tutte le nostre vite.

  12. Ci dovrebbero essere i Macchianera Awards per le figure di merda.
    E questo articolo vincerebbe senza se e senza ma.

    Praticamente è come se l’articolo accusasse
    Adriano Olivetti di essere un imprenditore improvvisato 🙂

    ahahahahahahahaah 😀

  13. Fossi in lei andrei immediatamente a modificare l’articolo o a cancellarlo e a scusarsi con Francesco Margherita prima di subito. Penoso

  14. Ahaahah… Attendo il commento del giornalista, che si sta in fretta e furia documentando su chi è Francesco Margherita, e non ha ancora risposto. Vediamo se fa un mea culpa o… prova un’arrampicata sugli specchi…

  15. Ma le scuse ufficiali quando arrivano? Mi sembra il minimo no?
    È una cantonata di proporzioni mondiali. Può succedere, per carità, anche se era sufficiente documentarsi un minimo.

  16. Ciò che rende esilarante il tutto è leggere nella sua biografia “Massimo Poggini è un giornalista MUSICALE di lungo corso…” dopo aver letto questo articolo.

    Ognuno deve occuparsi delle cose che sappia e che sappia fare.

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