I Sigur Rós emozionano Milano con il loro linguaggio universale

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Sigur Rós

“Prima o poi valli a vedere, non ho mai visto una situazione del genere a un concerto”: questo il commento di mio fratello dopo aver assistito nel 2016 al live dei Sigur Rós al parco di Monza. Io, che i Sigur Rós li ascolto da una decina d’anni, non li avevo ancora visti dal vivo e ieri sera ne ho avuto finalmente la possibilità.

“Lo show inizierà alle 21 e sarà diviso in due atti. Mi raccomando, arrivate puntuali! Vi aspettiamo!”: questo l’avviso sulla pagina Facebook della band, forse consapevole della celebre accuratezza italiana nell’orario di arrivo. I Sigur Rós sono di parola e concedono appena cinque minuti accademici per gli ultimi arrivati (e non credo che sia soltanto colpa dei controlli all’ingresso).

Quella di ieri sera è l’unica data italiana di questo tour europeo molto particolare: lo show ha una scenografia a comparsa che si rivela pian piano nel corso dello spettacolo. Le animazioni vengono proiettate su più piani, quasi ad avvolgere la band. Due schermi laterali mostrano immagini dal vivo con una regia molto curata, utilizzate non tanto per seguire i movimenti della band, ma come parte integrante della scenografia (un po’ come già accadde nei concerti dei Radiohead dello scorso giugno).

L’atmosfera è innaturale per un concerto al Forum: il pubblico è attento e ascolta in silenzio (complice forse la difficoltà dei testi in islandese?). La tradizionale espansività italiana emerge con un’ovazione dopo il lungo acuto di Jónsi in Festival (durato un interminabile minuto circa). Nelle retrovie del parterre, dove lo spazio lo consente, la gente si coccola, balla (si dondola) tranquilla, sta seduta per terra come se fosse al parco (immaginate di essere in Islanda a un loro concerto) e si lascia andare alle emozioni.

I Sigur Rós sono in tre sul palco, ma suonano almeno per cinque: il batterista alterna le tastiere alla batteria, mentre Jónsi passa dalla voce, alla chitarra elettrica suonata con l’archetto del violino, alle tastiere, ovviamente con qualche aiutino (ormai le sequenze le abbiamo sdoganate). Lo show procede spedito senza tempi morti e intermezzi parlati (soltanto qualche parola in islandese verso la fine del concerto, di cui per onestà intellettuale non riporto la traduzione, ma immagino fosse un ringraziamento). L’intervallo tra i due atti è rigoroso: venti minuti spaccati per riprendersi un attimo dal viaggio appena fatto e proseguirlo. La voce diventa strumento musicale a tutti gli effetti, le note si prendono il loro tempo, senza correre: meno pezzi in scaletta, ma più lunghi; meno quantità, più qualità.

Nel pomeriggio di ieri ho sbirciato sul web i commenti dei fan (e anche la scaletta, lo ammetto, praticamente identica data dopo data): diversi ipotizzano che il Forum non sia la location adatta per la band, non tanto per la capienza, quanto per l’acustica e l’atmosfera, mentre altri lamentano la mancanza di una data al sud. Ieri sera il Forum non era sold out (peccato), ma in quanto ad acustica credo sia stato uno dei migliori concerti a cui ho assistito in quella location (al solito, dipende molto anche dal posto assegnato). In alcuni casi (uno su tutti, Glósóli) credo ci sia stato qualche problema dovuto all’eccessivo utilizzo di distorsione, ma il resto del concerto è stato particolarmente godibile.

Concludo con una considerazione personale. Questa estate in vacanza ho conosciuto un gruppo di polacchi: tra noi comunicavamo in inglese, ma quando parlavano tra di loro non capivo niente (non credo che la lingua polacca regga il confronto con l’islandese, ma poco ci manca). Avevamo però anche un altro modo di comunicare: quello della musica. Mentre camminavamo, uno di noi intonava un motivetto conosciuto e in quella partiva il coro. Stavamo condividendo non solo un cammino, ma anche le emozioni.

Ecco, i Sigur Rós sono l’ennesima conferma che la musica è un linguaggio universale: non è necessario conoscere l’islandese (o il vonleska, lingua inventata da loro) per apprezzare un loro concerto ed emozionarsi. Al termine, sul palco campeggia la scritta “Takk” mentre la band saluta velocemente e il pubblico esce dal Forum: “Takk”, forse l’unica parola islandese da imparare dopo il viaggio di ieri sera. Vuol dire “Grazie”.

La scaletta del concerto dei Sigur Rós del 17 ottobre 2017 al Forum di Assago

Primo atto
Á
Ekki Múkk
Glósóli
E-Bow
Dauðalagið
Fljótavík
Niður
Varða

Secondo atto
Óveður
Sæglópur
Ný Batterí
Vaka
Festival
Kveikur
Popplagið

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Non ha ancora capito cosa farà da grande, ma per adesso ha in tasca una laurea magistrale in Ingegneria Informatica, fa lo sviluppatore Web freelance, collabora con il Politecnico di Milano e con varie società di comunicazione. Ama lavorare dietro le quinte e, in generale, “si ripete spesso che è fortunato” (cit.). Appassionato di musica, eventi e fotografia live, adora andare ai concerti e quando può si precipita sotto il palco a scattare. Si (pre)occupa della parte tecnica di Spettakolo.it (quindi se il server crolla è colpa sua).