Marco Rò, ‘A un passo da qui’ tra moderno cantautorato e sincero impegno sociale

L’artista romano torna con un progetto che lega musica, poetica e solidarietà cosmopolita. Il suo nuovo album scaturisce dalle emozioni provate durante un lungo itinerario personale, concluso da ‘neo sposo’ tra i drammi umani della Siria. Il titolo del lavoro deriva dall’attività di sensibilizzazione (e né costituisce anche la colonna sonora) che conduce da anni insieme alla moglie, la giornalista Laura Tangherlini, qui in veste di inedita ospite e coautrice

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Marco Rò (foto di Giusy Chiumenti)

C’è chi sbandiera un presunto impegno solidale ai quattro venti e poi, magari, ci ricama sopra come un eterno tessitore di vantaggi personali. Ma, per fortuna, c’è anche chi, invece, ‘prima’ si dona personalmente con generosità, partecipazione, sofferenza e sgomitamenti ‘soltanto per aiutare’. E ‘solo poi’, ‘molto poi’, cerca di unire con dignitoso rispetto e sincero spirito d’iniziativa la sua missione umanitaria ai suoi poliedrici progetti artistici.

Marco Rò appartiene alla seconda categoria di soggetti: limpido, garbato e determinato. Ma, anche, a modo suo, aggressivo, realista e ben poco visionario. Credibile, aggiungerei. E doverosamente lodevole.

In questo caso specifico, in piena fase di analisi di un lavoro musicale, diventa così assai complicato gestire entrambe le prospettive (il meritorio impegno civile e le giustificate ambizioni artistiche, peraltro rinforzate da solide basi e concreta gavetta). E, purtroppo, rimane sempre nascosto dietro l’angolo il rischio che uno dei due aspetti possa finire per svilire o per appannare la rilevanza dell’altro.

Pare dunque logico, perciò, limitarsi a valutare l’album freschissimo di pubblicazione, ma ancora orfano di presentazione ufficiale, senza lasciarsi condizionare troppo dalle lodevoli finalità e dal genuino entusiasmo che il cantautore romano, passato con disinvoltura dalle oscure retrovie da batterista jazz alla ribalta centrale nel ruolo di frontman di se stesso, si prefigge con questo lavoro.

La copertina di ‘A un passo da qui’

A un passo da qui (Romabbella Records, prodotto da Stefano Bacchiocchi con pre-produzione di Lorenzo Sebastianelli e arrangiamenti di Fabrizio Palma) segue lunghi anni di esperienze soliste e di esibizioni tra i ranghi di svariate band tra palchi e tv, persino rivestendo il ruolo di corista. Sempre e comunque “cantando sogni e realtà con l’ironia e il disincanto – così si presenta – di un uomo analogico nell’era digitale”.

E se nel 2011 l’ep Un mondo digitale aveva aperto la strada delle ambizioni superiori con tanto di riconoscimenti istituzionali e internazionali, questo nuovo lavoro spinge le ambizioni di Rò ulteriormente verso l’alto, utilizzando talvolta con freddo realismo, altrove con idealismo e in altri casi con profonda arguzia, la sua rodata capacità di mescolare micro e macro tematiche sociali, penetrando l’esistenza dei singoli in una riflessione che si rivela tuttavia globale. Un osservatore che ‘si’ osserva, ‘ci’ osserva e ‘li’ osserva.

L’attacco del dischetto, del resto, non è certo da cantautore puro e classico. E, ancor più certamente, non da scuola apertamente capitolina. Le tastiere introducono il violoncello di Rossella Zampiron e, insieme, costituiscono il biglietto da visita de La lista prima che la voce di Rò stesso si introduca in un mondo introspettivo, mentre il passo collettivo allunga sempre più fino a una serie di saliscendi full band. Si parla di progetti e di inviti a ‘vivere la vita’ piuttostochè a ‘vivere per pensare’, strizzando l’occhio persino ad alcuni aforismi di John Lennon.

Marco Rò on stage (foto di Tony Zecchinelli)

La successiva Immagini a righe, invece, ben miscela il vocione ruvido dell’ospite Marco Conidi con le tonalità ben più gentili e classiche del padrone di casa, evidenziando in maniera elaborata e orchestrale la prigionia legata alle proprie (spesso sbagliate) convinzioni dietro le sbarre del pregiudizio e dell’intolleranza, non soltanto del carcere (N.B.: Marco si è esibito più volte nel teatro della Casa circondariale di Rebibbia a Roma). I cori di Rossella Ruini e Claudia Arvati aggiungono drammaticità a un brano che pare lanciato da atmosfere lo-fi, ma poi evolve in un rabbioso crescendo con tanto di fisa campionata, archi e acuti soul fusi a passaggi quasi hip hop, sottolineati da una sezione ritmica (le quattro corde di Lino De Rosa e i tamburi di Nicola Polidori) puntuale e mai invadente.

Il piano che introduce Tutto quello che non sai apre la porta a un passaggio più classico che esalta i toni misurati di Marco Rò tra amori sbagliati ed equivoci sentimentali che provocano quasi un dolore catartico. Siamo in pieno bacino pop-rock tra una carezza e uno schiaffone, un pizzico di Timoria e un pugno dell’Orazio ‘Brando’ Grillo meno legato all’epopea dei Boppin’ Kids.

Le chitarre di Lino Esposito, Yuki Rufo e Davide Massari si fanno sentire eccome, ma anche con la moderazione dovuta a un lavoro che rimane nelle intenzioni, comunque, d’autore. Pare quasi un intro di slide quello che prelude ad Ale, drammatica e sensibile discesa nel dramma di una malattia forse senza scampo, ma che può essere combattuta con la speranza. Una ballata classica che in versione live, anche e soprattutto in forma acustica e cruda, assumerà di certo un ruolo preciso nelle scalette dell’autore.

La scala mobile, tappa più breve dell’intero lavoro con i suoi 3’12” di durata, pare garantire persino un’escursione blue collar, ma poi si trasforma subito in una più radiofonica e corale scampagnata tra un turbinio di emozioni positive e negative.

C’è poco spazio, in questo lavoro, per le mai accantonate passioni jazz e blues del padrone di casa che preferisce, piuttosto, contaminare di mainstream e orecchiabile un mondo sonoro che, ovviamente, si discosta non di poco anche dai canoni più classici del cantautorato nostrano.

Marco Rò e Laura Tangherlini (foto di Francesco Cesaroni)

E la stessa Dune, scritta insieme alla moglie Laura Tangherlini (giornalista e conduttrice di RaiNews24, qui anche inedita e preziosa seconda voce), apre persino le porte a una sorta di personale forma di word music che si sviluppa lungo l’asse italo-mediorientale con sovrapposizioni idiomatiche e tonalità soffuse. Colonna sonora del documentario Matrimonio siriano (il dvd è allegato al volume omonimo, scritto dalla Tangherlini per la Infinito Edizioni e attualmente in tour di presentazione in tutte le regioni della penisola dove, a margine, troverete anche brevi showcase di Rò), nasce come struggente love song tra i due autori, ma poi si trasforma di colpo in simbolo della loro generosa scelta di vita. Ossia, quella di trasformare tutti i loro regali di nozze in donazioni per i profughi di Libano e Turchia ospitati nelle baraccopoli lungo il confine siriano, ai quali hanno fatto personalmente visita indossando simbolicamente gli abiti cerimoniali per un abbraccio sincero che ha coinvolto soprattutto i bimbi e le donne.

Un impegno che lega l’attività artistica di Marco, quella professionale di Laura e quella umanitaria della coppia romano-iesina, nuovamente espresso anche nella successiva title track (il video promozionale è stato inserito tra i quattro vincitori del Roma Videoclip 2016, nonché Premio FSNews Radio) che, questa volta in maniera musicalmente più drammatica e cruda, esalta i valori di un progetto itinerante a supporto del dramma dei profughi siriani. Ed è proprio la drammatica testimonianza della piccola Reema, raccolta in un precedente volume della Tangherlini (Libano nel baratro della crisi siriana, scritto con Matteo Bressan), che ha fornito la traccia per questo atto d’accusa e d’allarme al tempo stesso. Ognuno utilizza gli strumenti a sua disposizione e la voce trattenuta di Rò, affiancata da qualche parziale sporadica impennata e miscelata alla registrazione di espressioni originali dei profughi, costituisce comunque uno strumento per lanciare un allarme, spendere un messaggio e incrinare uno status quo da brividi.

La copertina di ‘Matrimonio Siriano’

Sul paradosso, tra un colpo di tosse e una sei corde swingata con tanto di strizzatina d’occhio allo stile del povero Roberto Ciotti, vengono rilanciati i fiati e proposta la personale idea di r’n’b di un Rò che, aggirandosi dalle parti di Paolo Belli, introduce atmosfere sbarazzine, ma impegnate al tempo stesso, per narrare grazie anche alla voluttuosa orchestrazione di Aidan Zammit le contraddizioni, le delusioni e le gioie dell’arte.

Ancora i tasti bianchi e neri introducono con garbo un pezzo più orchestrato e lungo del cd (4’12”) come In blu, non a caso composto sulla banchina del porto siculo di Riposto. Il mare quale simbolo di movimentazione di emozioni, pensieri, sogni, ricordi e speranze. Un pathos immediato ma non ruffiano che nasconde un’elaborata e godibile complessità musicale di tutto riguardo.

Mosca Mon Amour regala altresì un duetto con la cantante russa Kira Franka e, attraverso una provocatoria serie di illustri citazioni legate all’italianità musicale internazionale di cui non sempre andare fieri (ognuno svolga da solo la sua ricerca…), dirotta verso temi più leggeri. Approfittando, magari, anche di frequenti inserimenti digitali ben poco aderenti al rabbioso impegno e alle provocazioni in versi del Folkstudio. Quello, piuttosto, può essere parzialmente associato a C’era una volta e all’Italia in crisi, brano già pubblicato nel 2013 e qui interpretato in versione acustica negli studi di Capital Fm (radio moscovita in lingua inglese) con l’accompagnamento di Yuki Rufo alla chitarra e i commenti del dj Daniel Repko.

Marco Rò live (foto di Francesco Cesaroni)

Chiude l’album intero in maniera suggestiva la versione inglese di A un passo da qui, registrata all’Abbey Road Insitute di Londra. Più che un riempitivo di commiato, tuttavia, un pezzo che in questa veste assume nuovi valori internazionali e diventa più facilmente esportabile insieme al messaggio che reca.

La presentazione ufficiale del cd è programmata per giovedì 9 novembre sul palco del Billions a Roma con tanto di band d’eccezione che vedrà, oltre ad alcuni dei musicisti utilizzati in sala di registrazione, anche la presenza di Valerio Calisse alle tastiere e di tre backing vocals: Annalisa Becchetti, Laura Fioriti e Riccardo Rinaudo. A fare gli onori di casa, ovviamente, Laura Tangherlini, che insieme al marito prosegue a sua volta il tour di presentazione del volume Matrimonio siriano: li potrete trovare, tra i numerosi appuntamenti già in scaletta, domani, venerdì 27 ottobre, alle 18.30 alla Loggia dei Mercanti ad Ancona in occasione dell’Adriatico Mediterraneo Festival 2017. Domenica 29 ottobre, invece, appuntamento alla Griot di Roma, sempre alle 18.30.

Vogliate gradire!

Un primo piano di Marco Rò (foto di Tony Zecchinelli)
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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook ‘All the way home’) o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.