Vittoria e Abdul. La regina e il segretario indiano

Come fu che la regina Vittoria ebbe come segretario particolare un musulmano

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Vittoria e Abdul
di Stephen Frears
con Judi Dench, Ali Fazal, Eddie Izzard, Adeel Akhtar, Tim Pigott-Smith, Olivia Williams
Voto 7 meno

Il film, non particolarmente ispirato, ma godibile, arriva al momento giusto mentre l’Occidente invecchia e altri popoli giovani, in apparenza, sono alle porte. Frears mescola i due temi e sceglie la strada della commedia agrodolce ben scritta, sullo scandalo della vecchia regina Vittoria (a quel tempo la sovrana che aveva regnato di più) che sconvolse corte, dignitari, politici e parlamento inglese accordando la sua simpatia a un giovanotto indiano che era stato mandato da lei per una futile cerimonia e l’aveva conquistata col bacio della pantofola. Il giovanotto, Abdul, definito dai cortigiani e dai militari con disprezzo “un indù”, era in realtà un musulmano di piacevole parlantina che riuscì a diventare “maestro” di lingua hurdu di “Vittoria Regina” che, tra l’altro, era anche imperatrice dell’India e l’India (che le stava esplodendo sotto i piedi) non l’aveva mai vista. Con una certa grazia furba (e senza menarla troppo con la storia “vera”) Frears  mette insieme la solitudine del potere, il razzismo delle classi alte, la Ragion di Stato, l’invidia (il segretario indiano potrebbe diventare Sir), la noia di chi invecchia al comando e il bello (o l’imbarazzo) delle differenze esotiche per cui ogni popolo è barbaro agli occhi degli altri popoli. Sesso, se ci fu, dicono che fu sublimato.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori