Luciano Ligabue. Qui nel Made in Italy

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Foto di Jarno Iotti

Quando avevo tra i 12 ed i 15 anni uno dei momenti più belli dell’anno cadeva a luglio, quando c’era la festa patronale del mio paese ed arrivavano le giostre. Una settimana di divertimenti con gli amici che sembrava non finire mai. Ma ovviamente non potevo fare tutte le attrazioni che volevo e nemmeno far durare quel momento in eterno. Così, quando scattava il coprifuoco e dovevo tornare a casa, una piccola sensazione di vuoto e malinconia mi assaliva.

Ecco, dopo il concerto il concerto di Bologna di ieri sera ho percepito le stesse sensazioni che avevo in quei momenti. Questo Made in Italy Tour è stato incredibile, sotto tutti gli aspetti: per il numero di date, per l’intensità, per la sua bellezza e, senza ombra di dubbio, per tutte le vicissitudini che sono successe. Viverlo a lungo e sopratutto fare diverse date (8 in questa leg autunnale) mi ha portato ad assaporare le tante sfumature che spesso rimangono nascoste.

Ogni concerto è stata una perla, ogni data ha avuto un momento speciale: a Rimini c’è stata l’incredibile emozione di rivederlo, dopo tutto quello che è successo, su un palco. Un palazzetto gremito ed un Luciano in gran forma e visibilmente emozionato.
Emozione scomparsa a Milano, quando è sembrato molto più sciolto, a divertirsi sul palco come se il problema alle corde vocali e l’operazione fossero solo un ricordo lontano, con un Forum pieno fino a scoppiare ed un pubblico pazzesco.
A Firenze ho apprezzato la band, in forma come mai prima d’ora. In 2 anni hanno raggiunto una simbiosi musicale pazzesca, suonano col pilota automatico, ma soprattutto si vede quanto si divertono sul palco.
A Reggio Emilia Luciano giocava in casa (e no, non è vero che nemo propheta in patria), è salito sul palco parlando in dialetto ed ha regalato ai fortunati del Palabigi una Regalami il tuo sogno da pelle d’oca.
Le due date di Mantova forse sono state quelle che, a livello di pubblico, han regalato di meno, ma la forza di Luciano sta anche nell’essere in grado di cantare i brani in faccia con un’intensità tale da riuscire a trascinare le prime file e guidarle durante tutto l’arco del concerto.
E poi le ultime due date a Bologna che meriterebbero un capitolo a parte. Mi sono avvicinato a questi due concerti con tre desideri: Niente paura, Tutti vogliono viaggiare in prima e Leggero. Sono stato accontentato in pieno. L’Unipol Arena è stata gremita due sere di fila, ma è stata la data del sabato quella che ha fatto esplodere maggiormente tutto il suo calore gettandolo in faccia a Luciano ed alla band. Bologna è riuscita a coniugare incredibilmente tutte le particolarità e le bellezze dei concerti precedenti: l’emozione dell’ultimo concerto, il suo essere sciolto, la forza della sua band, l’essere vicino a casa e il contatto incredibile con il pubblico, il suo pubblico.

Il Made in Italy Tour, per la gioia dei fan sardi, si concluderà tra una settimana a Cagliari, ma dover scendere da questa giostra che sta ancora girando, mi fa tornare alla mente il ricordo di quel bambino di 12 anni che, allontanandosi dalle festa del paese per rientrare a casa, provava un senso di malinconia e di vuoto.

Foto di Jarno Iotti
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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.