Francesco Guccini riapre l’Ostaria delle Dame (e ne racconta la storia)

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l'Osteria delle Dame
Foto di Paolo De Francesco
Affollata come ai vecchi tempi appare l’Ostaria delle Dame a Bologna. L’occasione è di quelle da incidere nella memoria tra gli eventi da ricordare. Francesco Guccini, il “maestrone” della canzone d’autore italiana, è lì al centro, sulla pedana che l’ha visto protagonista per tanti concerti. Giusto di questi concerti si parla, quelli che sono stati raccolti in una confezione di 6 cd con un libretto annesso dove si ricordano quegli anni mitici.
L’ostaria delle Dame è in circolazione anche in formato ridotto, doppio cd con estratti dei concerti tenuti nel 1982-1984 e 1985. Nessuna traccia di quelli che Guccini ha invece proposto nei primi anni ’70, perché il materiale ritrovato non era recuperabile per essere fissato su cd.
Amici e giornalisti sono in trepida attesa di ascoltare dalla voce di Guccini alcuni ricordi e magari qualche aneddoto. Lui comincia subito con una battuta sul fischio del microfono: «Ah ecco il larsen. Ne ho dette tante di sciocchezze su questo palco che mi perdonerete anche questa. Ebbene, un bel giorno ci pensò l’ingegner Larsen a inventarlo, così il fischio del microfono lo chiamarono Larsen».
Guccini riceve la tessera numero uno di socio onorario dalle mani di Andrea Bolognini, presidente del circolo che annuncia la ripresa dell’attività dopo la chiusura nel 1985. «Resterà un luogo privato dove proveremo ad attivare una casa per la canzone d’autore italiana – annuncia Bolognini –  quella storica e quella attuale, magari anche il rap. Faremo attività museale, infatti abbiamo ricevuto richieste dall’Italia e dall’estero di persone che vogliono tornare a vedere il posto. Faremo conferenze, presentazioni di libri e dischi».
Guccini riprende il suo posto al centro, davanti a una scrivania colma di microfoni e tante videocamere che lo riprendono. «Quando sono sceso qui, a 47 anni dalla prima volta, mi sono commosso. Ho ricordato queste volte e questa enorme colonna che regge tutto, la gente che c’era, ma molti non ci sono più, amici andati prima del tempo. Che bello vedersi come una volta e non per un funerale, perché c’è un’epoca in cui si va ai matrimoni e una che si va ai funerali. Allora eravamo tutti giovani, le ragazze tutte belle. Era un bel periodo e Bologna era una città in cui non si andava mai a letto, c’erano locali che rimanevano aperti giorno e notte, al massimo un’ora di chiusura per le pulizie. Andavi in stazione a prendere un caffè e il giornale appena arrivato, fresco di stampa. Oggi che non abito più a Bologna mi dicono che è molto cambiata, per esempio non è consigliabile andare alla stazione. Allora fumavo, adesso non più da due mesi e quattro giorni, qui si fumava così tanto che non ci si vedeva quasi più, allora ci vedevo e adesso ho dovuto avvicinarmi perché non riconoscevo alcune persone, insomma si invecchia».
È un dato di fatto, ma Guccini non trasmette tristezza, semmai fa pensare, e poi è stato lui che un giorno alle Dame ha invitato tutti a proporre canzoni allegre, perché il pubblico le preferiva a quelle tristi. «Sapevamo che c’erano questi nastri – continua Guccini – li aveva il tecnico del suono Gianni Grassilli che ha registrato alcune serate. Ci sono anche alcune canzoni argentine cantate da Flaco che mostra tutta la sua bravura nel suonare la chitarra, eravamo solo io e lui, con due chitarre, lui più bravo di me e a volte per questo mi veniva voglia di picchiarlo. Abbiamo lasciato le varie battute come intro alle canzoni, che ascoltate la prima volta fanno piacere, poi certamente meno, ma quella era l’atmosfera che si respirava». 
l'Ostaria delle Dame
Oggi che Guccini vive a Pavana non ama ascoltare più musica e lo ammette spudoratamente: «No, nemmeno le mie canzoni, le conosco e non trovo motivo per riascoltarle, pure non riesco più a suonare una chitarra, non ho più i calli sui polpastrelli e nemmeno mi ricordo gli accordi. Le chitarre le ho in un angolo della casa e ogni tanto le guardo. Non ascolto musica perché forse ho un senso di appagamento per quello che ho sentito, così quando mia moglie in auto mette su un cd le chiedo di spegnere. Oggi non ci sono più le case discografiche, è cambiato tutto il sistema, la canzone d’autore ha avuto un periodo molto interessante negli anni ’70, anche prima, con Paoli, Endrigo, Tenco e  Jannacci, poi siamo arrivati noi, De André e io. Io che nel ’64 ho scritto Auschwitz e con i recenti avvenimenti pare abbia ancora qualcosa da dire. Non chiamiamola canzone politica però. Ditemi quali canzoni politiche ho scritto e cantato? La locomotiva era intenzionalmente una canzone anarchica, molto retorica perché imitava la canzone anarchica. La canzone politica la facevano Ivan Della Mea, Fausto Amodei e anche Pietrangeli, al quale dissi che la sua Contessa era brutta e troppo retorica». 
All’Ostaria delle Dame non c’era solo Guccini, Willer Testi, uno dei presenti della prima ora ricorda quelli che ci sono passati: «Tanti, anche molti artisti americani che facevano Blues, eppoi Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Gigi e Andrea come anche Alessandro Bergonzoni che lavorava con Maddalena De Panfilis. De André veniva a giocare a carte con Guccini e poi le Dame avevano un gemellaggio con il Folk Studio di Roma, chi passava qui poteva poi andare a replicare là, e viceversa.  Ero presente la prima volta che Guccini si è esibito qui. Io a quel tempo cantavo le canzoni di Bob Dylan e lui sentendomi mi invitava a proporre canzoni mie. Così, quando venne qui alle Dame, mentre lui attaccava qualche canzone io gli rispondevo con il titolo della canzone di Dylan che aveva gli stessi accordi. Del resto con Guccini alla chitarra c’era Deborah Kooperman che aveva conosciuto Bob Dylan a New York». 
Tante storie, qualcuna raccontata nel bel libretto illustrato di un prodotto discografico che riporta alla luce un periodo di grande fertilità per la canzone d’autore. Oggi Guccini è diventato soprattutto scrittore di romanzi gialli con Loriano Macchiavelli, il suo ultimo Tempo da Elfi racconta di boschi, lupi e misteri. Ha scritto anche canzoni nuove, ma assicura che non tornerà a cantare dal vivo. Una di queste si chiama Nomadi ed è stata inserita nel nuovo album dei Nomadi: «Mi avevano chiesto una canzone. Due anni fa volevano portarla a Sanremo, ma mi opposi perché trovavo l’arrangiamento troppo frivolo». Sempre meno sotto i riflettori, l’artista presenterà L’ostaria delle Dame lunedì 6 novembre alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano.
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).