Tom Petty e il rock, quello vero.

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Essere adolescenti a 53 anni è una malattia, è una patologia dolorosamente eterea, qualcosa che ti fa emozionare come per il primo amore quando arriva quella canzone che era tanto che non ascoltavi alla radio, casualmente.

Diventa solo dolore quando vieni raggiunto dalle notizie della dipartita di quelli che sono stati dei fari nell’oscurità della tua ricerca sonora ed emozionale.

Quando ho saputo che Tom Petty, il biondo di Gainesville, il songwriter più rock del panorama americano, quello che con 3 accordi 3 era stato capace di fare una rivoluzione, quello delle Rickenbacker e degli amplificatori Vox, quello degli Heartbreakers accidenti, quello lì, non c’era più, una lacrima calda e salata mi scesa sulle guancia. L’ho bevuta, assaporata come fosse vino pregiato. Stai scherzando, mi ha detto Francesca, quando affranto, l’ho detto a lei.

Lei che, quel giorno del settembre 1987 quando mi telefono’ da Bologna dicendomi che aveva incontrato Tom petty, io mi precipitai lì e ci sedemmo sulla scalinata della chiesa che c’è di fronte all’Hotel Baglioni a Bologna, dopo qualche tempo, guardando le finestre dell’albergo, vediamo Tom Petty che ci chiede, col tipico gesto italiano delle cinque dita che si agitano di fronte al viso, che cosa facevamo e cosa volevamo e noi gli indicammo di scendere.

Lui arrivo’ e per tre o quattro ore fumo’ come una ciminiera e parlò , di chitarre, di tour, dei concerti del fatto che viaggiavano tanto e che se avesse fatto una cosa come quella in America, cioè stare seduto nel traffico, si sarebbe fermato il traffico. Alla fine ecco cosa ci portammo via.

Siamo io, Roberta, sorella di Francesca, Tom e Francesca, nel 1987 a Bologna.

Siamo così ancora.

Grazie al rock and roll e ai sogni.

Quella sera chiesi a Tom se avevano in scaletta “The Waiting” e lui mi disse che non la facevano.

Il giorno dopo  Tom e gli Heartbreakers superarono ogni aspettativa suonando come un gruppo vero, con una potenza e un tiro devastanti. A metà del set Tom dedicò “The Waiting” ai ragazzi di ieri a Bologna.

Quello è il rock and roll, non una maglietta, è bellezza, è sogno che si fa realtà e io devo ringraziare 35 anni di ascolto compulsivo di dischi per quello che mi arriva.

Rimane la tristezza ma mitigata dalla bellezza di ritrovare quei dischi, quei suoni e sapere che non ti sei sbagliato, il cuore ce l’abbiamo dalla parte giusta, sentiamo dolore perchè Tom è stato una figura fondamentale per noi.

Non per i posers, non per quelli per tutte le stagioni, ma per i rockers.

Lo è stato sicuramente per tutto il mondo, per una sorta di sogno che diviene realtà e ci rende più belli.

Lo è stato per Bob Dylan.

Sono sensazioni che rimangono dentro di noi, tiri fuori quei dischi, li annusi, li rimetti sul piatto, ricominci a piangere, poi tiri su il basso e vai dietro a una canzone e ti rendi conto di quanta grandezza artigianale c’è dietro a ogni canzone di Tom Petty, nessun spreco di numero di accordi ma grandi melodie, grandi storie, suoni straordinari e una storia tesa come una arco per tirare una freccia lungo il corso del tempo che dura e dura.

Venerdì 3 novembre a “il posto” di Modena, celebreremo in musica Tom Petty, le sue canzoni, il suo suono, lo faremo insieme a Mel Previte, Blue Bottazzi, Picca, la gente del “posto”.

Non i posers ma i rockers, quelli veri.

Se volete, qui trovate le istruzioni per esserci.

https://www.facebook.com/events/1896908537304433/permalink/1897993960529224/?notif_id=1509371909925766&notif_t=like

Nel frattempo, let it roll.https://youtu.be/A6i3zOtjHGohttps://youtu.be/eNmf_zHIGQE

 

 

 

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road!
Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r’n’r!