Voglio dirtelo: il rock è irrimediabilmente vecchio.

Ma non credere che con questo io alluda al fatto che i Rolling Stone sono degli anziani eccezionali, né che quelli di The Beatles, The Velvet Underground e The Doors, di The Stooges e di Mothers of inventions eccetera siano tuttora i repertori più saccheggiati nel proporre musica di sapore rock.

No.

Intendo invece riferirmi al fatto che l’epoca del rock in quanto progetto innovativo della storia, è terminato.

Terminato anagraficamente, con la scomparsa della maggioranza di coloro che nei tempi giusti lo hanno generato e imposto con naturalezza.

Ma il rock non è stato solo musica, e se è andato non è solo per il naturale svolgersi delle generazioni.

Il fatto è semmai che ciò che viene sfornato è troppo spesso un piatto riscaldato.

Così, accettando la realtà dei fatti, dovrai guardare avanti in modo risoluto, se davvero vorrai proseguire e non fermarti qui.

E i fatti sono questi:

se insieme al rock si sono sviluppate generazioni di divulgatori di quello che sentimmo come il momento storico dell’invenzione e della rivoluzione, ora non è più quel tempo.

Il mondo è cambiato nei suoi fondamenti, e persino la parola rivoluzione non ha più il significato attivo che poteva avere tre, quattro, cinque, sei decadi fa.

Quanto tempo, non trovi? Tanto.

Non ha più quel significato rispetto al mondo inteso come rete di relazioni umane, figuriamoci se può averlo ancora nel ristretto ambito musicale, benché ex-rivoluzionario.

Se l’abbigliamento nero del punk e prima ancora dell’esistenzialismo sono scaduti da tempo a prodotti da grande magazzino, se i padri devono raccomandare ai figli di avere il coraggio di disobbedire, se per la pubblicità di una vettura di lusso si tirano in ballo concetti antisistema come “stare fuori dal coro”, “essere controcorrente”, “essere trasgressivi”, se i nuovi affacciati sulla scena della vita disconoscono libro, concerto, giornale, teatro, appassionandosi alla confezione domestica di video per il canale più esibizion-voyeuristico del mondo, se un trentenne festeggia il proprio record di precocità in politica guadagnando il governo di un Paese avanzato con l’idiota promessa di chiudere le frontiere ai profughi, e anche la più ficcante poesia di Ferlinghetti suona alle orecchie anestetizzate come l’ingenuo sfogo di un liceale in amore, allora è certo che anche il tempo del rock è terminato.

Perché è terminata la verginità del mondo sensibile, amore.

Terminate l’illusione e la voglia di essere potenza vivida che sempre ci ha bagnati.

Terminate la velleità ed il desiderio.

Non ne abbiamo più.

Ad esse sono subentrate la paura, la chiusura, il cinismo e la destra più profonda e cupa, laddove destra è la più sinistra delle malinconie umane, scorciatoia di tutte le scorciatoie: l’impero dell’ignoranza imposta come regola vincente.

Se una persona vale meno di ciò che può produrre, allora il rock è andato.

Se soltanto una parte minima di umanità è impegnata nel produrre pensiero necessario a indicare la via a chi non sa, non può, non vuole vederla, e impiegando anni e versando il proprio sangue, mentre la più grande parte si produce con effetti immediati nella negazione di ogni più basilare senso della realtà, allora al tempo del rock deve subentrare al più presto quello di una rinascita.

Bisognerà provarci, o saranno presto guai.

Sono già guai.

La puzza di vuoto la si annusa ovunque, puzzo di opportunismi e di negazione di ogni evidenza.

Senti parlare di razza, di nazione, di origini, di diritto all’uccisione in nome della proprietà e altre falsità utili solo a chi le agita per proprio tornaconto.

Il boccone avvelenato che viene offerto con sfoggio di lustrini: come si può non accorgersi della trappola? Quando ciò di cui c’è bisogno è invece nuova linfa vitale, materia palpitante e autentica, ed è qualcosa che puoi trovare solo nel contrario della chiusura e dell’esclusione: nel confronto.

Nel mescolamento e nello sconfinamento.

Nella voglia di esistere, e farlo in modo nuovo.

Questo, solo questo è ciò che vuoi.

Io credo che l’unica via praticabile per rinnovare l’eredità rivoluzionaria del rock, in musica come nelle cose della vita, sia qualcosa di indefinibile a parole e priva di etichette, qualcosa in cui canti e risuoni la più profonda e stramaledetta necessità di desiderare.

Perché qualcosa si muove ancora in te, e non chiede corse per la vittoria, non vuole emarginazione, né sopraffazione, non vuole presidenti, avvocati e benzinai pistoleri, o governatori finti-giovani che fingono di ignorare che l’Africa l’abbiamo tutti nel Dna e non potrai chiuderla fuori dalla porta.

Tu non vuoi tutto questo, non tu.

Perché ti ami, dunque ami.

Tu non lo hai mai voluto, né potresti vivere in un mondo tanto avariato.

Separato, diviso tra ciò che sarebbe ricco e ciò che non lo sarebbe, fitto di frontiere e distinzioni tra chi ha e chi non ha.

Allora guardami, sei di nuovo di fronte ad un bivio, una scelta che sia una prospettiva fertile, qualcosa di umido e nostro, in alternativa al deserto che trasale da ogni dove.

Senti gli uccelli dell’alba come sono vicini, e in lontananza gli spari che avanzano.

Chiudendo gli occhi vedi la luce, e sai cosa vuoi.

Vuoi cambiare, fecondare di te le cose, finalmente, nuovamente, e trovare il modo di dirmi ciò che senti bussare dentro. Questo, solo questo, e nient’altro, ci salverà.

E così solo il nostro rock, venuto come ogni singolo uomo da origini comuni, si potrà dirlo non più invecchiato, bensì eterno come la miglior musica, perché generatore di nuove rivoluzioni, questa volta interiori, come ci chiede la storia.

E come chiedi al tuo bene col bruciore del tuo sguardo.

Quanto a me, guardami, guarda le mie mani, io non ho mai smesso di desiderare.

Io no.

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Musicista e scrittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), Io sono l’angelo (1998), Falene (2004), Sangue bianco (2010, Premio Giacosa 2012); ExLive con Cristiano Godano (2014); ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L’ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), ex – semi di musica vivifica (2013). Centinaia di concerti alle spalle e un nuovo disco e un nuovo romanzo nel prossimo futuro.