Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Nanni Balestrini, Paolo Baratella, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Giacomo Spadari, Gianni Emilio Simonetti, Matteo Guarnaccia e vari altri provenienti dai due poli espressivi di Milano e Roma, riuscirono a proporre tra il 1965 (le prime proteste per la guerra del Vietnam ) e il 1980 (i preamboli del prossimo edonismo reaganiano) una serie di opere fuori dagli schemi, che costituiscono un corpus espressivo multiforme, un insieme vivace e magmatico di comunicazioni visive. “Artisti e anche semplici illustratori, che furono”, dicono Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, “testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

Giacomo Spadari, Vietkong (1970)

Proprio quegli artisti, avanguardie intellettuali un po’ anarcoidi e molto “sloganistiche”, a più o meno cinquant’anni di distanza, espongono le loro opere di allora nell’elegante Galleria del Credito Valtellinese, situata all’interno del Refettorio delle Stelline di Milano. Fino al 9 dicembre la ben articolata mostra Arte Ribelle 1968-1978. Artisti e gruppi del Sessantotto propone (ingresso libero; orario 13,30/19,30 – sabato 15/18,30, chiuso domenica e lunedì; info www.creval.it/eventiCreval/mostre/arte-ribelle/325) un’ottantina di opere molto differenti tra loro, in un mix effervescente di “alto” e “basso”. Di arte concettuale e fumetti, di poesia visiva e fanzine, di pop art e volantini, di cinema e striscioni, di illustrazione e muralismo. Di cui rende conto anche un catalogo veramente bello, ricercato nella veste editoriale, con un ricco apparato iconografico, pieno di interviste e molto accurato nei saggi, stampato per i tipi dello stesso gruppo bancario.

Fernando DeFilippi, V. I. Lenin nel 1920 (1971)

Questi artisti, accomunati in primis dall’impegno politico, che li faceva rivolgere non al pubblico “borghese”, bensì al proletariato “militante”, si impegnarono in un’evidente ricerca di scardinare i codici tradizionali della comunicazione e di arrivare in maniera diretta e chiara a chiunque. Tutte espressioni artistiche le loro, che si confondono con le testimonianze e la documentazione, che confinano ed entrano direttamente anche nelle fotografie, nelle copertine dei libri, nelle stesure dei fumetti, negli impaginati delle riviste, e che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie.
“Utilizzavamo linguaggi nuovi”, ci dice uno dei protagonisti, Fernando De Filippi, “anche per la sinistra, che era ferma a Guttuso e alla linea dettata da “Rinascita”, partendo dai mass media e dimenticando ogni tipo di naturalismo. C’era sempre un progetto, una costruzione in funzione sociale. Eravamo iscritti al partito comunista come difesa, per entrare a stampare i manifesti a Brera in serigrafia ad esempio, ma la nostra idea era di coniugare fantasia ed estremismo. Però in fondo lo sapevamo di essere nel mirino, che la contestazione era controllata. La nostra euforia nasceva già rassegnata.”

Paolo Baratella, Come se mi alzassi e prendessi coscienza (1970)

Sarà per questo che molte delle proposte risultano velleitarie, quasi infantili nella loro scarsa visione prospettica, elementari e “datate”, ma certo continuano a “emanare” il tempo in cui vennero realizzate. Un periodo, che vide sì la sconfitta finale della cosiddetta “contestazione giovanile”, ma che soprattutto segnò un momento di profondo cambiamento del costume sociale, a cominciare dalla diversa logica sessuale e terminare con il nuovo, disincantato rapporto con le ideologie e la politica.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente… Con quella punta di modestia, che non guasta mai.