Il mio Godard. Una geniale presa per il culto

Jean-Luc Godard. Due o tre cose che si sanno di lui. Raccontate dalla seconda moglie

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Il mio Godard
di Michel Hazanavicius
con Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Grégory Gadebois, Micha Lescot
Voto 7/8

Hazanavicius, che già si è pappato un Oscar con The Artist, ci riprova col cinema, e alla faccia di quelli che l’hanno accusato di lesa maestà, confeziona un piacevolissimo biopic su Jean-Luc Godard. Non tutto Godard, solo quello raccontato dalla seconda moglie, l’attrice Anne Wiazemsky, nipote del nobel François Mauriac e attrice anche per Pasolini e Ferreri. Il “suo” Godard (quello della Wiazemsky, ma pensiamo anche quello di Hazanavicius…) è il geniale co-fondatore della Nouvelle Vague colto negli anni della sbornia maoista: sempre geniale, talvolta proprio genio, spesso controcorrente, contestatore contestato dagli studenti contestatori, libertario geloso e conservatore, superborghese (Svizzero!) rivoluzionario, rivoluzionario goffo che spaccava un paio di occhiali ad ogni manifestazione cadendo durante le fughe e le rincorse, uomo contraddittorio che sapeva essere anche maleducato o stupido. Il titolo originale, Le redoutable, fa riferimento a un sottomarino su cui ai tempi si dicevano alla radio cose pompose e trombone, ma che questa affettuosa “presa per il culto” non sia maligna, è dimostrato dal film stesso, che scena dopo scena omaggia Godard adottando una qualche invenzione godardiana: i pensieri dei protagonisti che passano come sottotitoli, certi attacchi di ripresa, certi montaggi, l’uso del bianco e nero, le frasi in lettere giganti a tutto schermo. Questo Godard bellicoso e spesso sfortunato e spennacchiato come Paperino fa tenerezza, ma non perde affatto potenza di fuoco: ha cambiato la storia del cinema almeno altre tre volte. E si possono divertire anche quelli che di Godard non hanno visto niente (e magari, poi, lo cercano…)

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori