Pessimo tempismo – I 10 musicisti che hanno lasciato le loro band poco prima del successo

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Immaginiamo scene apocalittiche di musicisti caduti in disgrazia che si mangiano letteralmente le mani ricordando quel maledetto giorno in cui hanno deciso, o chi per loro, di chiudere quella fatidica porta, dietro alla quale non si nascondeva nessun portone. Si sono lasciati alle spalle la loro band per poi recarsi un bel giorno in edicola, prendere in mano una rivista qualsiasi e vederli in copertina. Loro, che ora sembrano immensi, incensati e lodati, famosi e osannati. Freschi e profumati, senza di loro. La sceneggiatura perfetta per uno Sliding Doors semitragico, fatto di rimpianti e rimorsi. O almeno così li immaginiamo noi, da eterni drammaturghi nostalgici, i 10 musicisti che hanno lasciato la propria band, prima del vero successo.

PETE BEST – BEATLES

Pete Best è stato il batterista dei Beatles durante la loro parentesi tedesca. Ingaggiato nel 1960 per la tournée ad Amburgo, creò insieme a Paul, John, George e Stuart Sutcliffe quel brodo primordiale necessario per l’evoluzione della band più iconica di sempre. Sutcliffe è scomparso prematuramente, poco dopo aver lasciato la band nel ’61. Pete Best invece fu estromesso una volta tornato a Liverpool. Restìo e solitario, non si era amalgamato col gruppo e in sala di registrazione emersero ulteriori fratture (qui un video con un interessante confronto fra la batteria di Ringo e quella di Pete. A voi il giudizio). Nel ’62 il nuovo manager Brian Epstein lo licenziò per sostituirlo con Ringo Starr, con cui i Beatles qualche mese dopo pubblicarono il loro primo singolo Love me do. Il resto è storia.

CHAD CHANNING – NIRVANA

Per certi versi potremmo definire Chad Channing il Pete Best del grunge, con buona pace di chi non ama i confronti. Dall’88 al ’90 è stato il batterista dei Nirvana, con cui ha registrato il fortunato debutto Bleach. Poi, i contrasti col resto del gruppo presero il sopravvento. Chad avrebbe voluto contribuire come songwriter, ma il suo stile non si sposava con il sound che voleva Kurt. Anche come batterista non fu apprezzato abbastanza. Poco stimolante o poco stimolato, sta di fatto che Chad venne sostituito da Dave Grohl, storico terzo elemento del gruppo. “La verità è che non gli ho lasciato altra scelta se non quella cacciarmi dalla band. Avrei dovuto mollare prima di essere cacciato, ma è sempre stata solo una questione musicale”, parola di Chad.

TRACII GUNS – GUNS N’ ROSES

No, non è un caso che il nome di una delle band simbolo degli anni ‘80/’90 si sposi alla perfezione con lo pseudonimo del chitarrista Tracii Ulrich. È una storia risaputa, ma non per questo meno degna di essere raccontata. C’erano una volta gli L.A. Guns, fondati nel ’83 da Tracii, con la voce di Axl Rose. Axl lasciò il gruppo per formare gli Hollywood Rose, che però ebbero vita breve e cambiarono formazione quasi subito, con alcuni ex degli L.A. Guns e un Tracii Guns che rientrò dalla finestra. Il neonato connubio fra rose e pistole non poteva che chiamarsi Guns N’ Roses. Ma non vissero felici e contenti: poco dopo, Tracii tentò di rianimare il suo vecchio gruppo. I Guns di Axl reclutarono invece Slash e Steven Adler e pubblicarono nel ’87 Appetite for destruction, scalando le vette più impensate del successo. Con il fantasma di Tracii che aleggia ancora oggi nel loro nome.

MICHELLE STEPHENSON – SPICE GIRLS

Fondamentalmente, la creazione delle pop-band commerciali anni ’90 funzionava come i talent di oggi, con la differenza che il pubblico consumava un prodotto finito, perdendosi tutti i succosi retroscena. Nel ’94 alcuni produttori pubblicarono un annuncio per cercare le componenti di una girlband. Dopo varie audizioni stile X Factor diedero quindi vita alle Touch, le future Spice Girls, con Geri, Mel C, Mel B, Victoria e una tale Michelle Stephenson, che oggi fa la presentatrice TV. Il gruppo si trasferì in un appartamento e iniziò a lavorare con i produttori alle demo da proporre. A causa di incomprensioni o ambizioni diverse, la Stephenson venne rimpiazzata da Emma Bunton e non fu fra le protagoniste di quel magico 1996, in cui la “girlpower” sfondò i tetti d’oltremanica con Wannabe.

JOHN KIFFMEYER – GREEN DAY

Il successo commerciale dei Green Day arrivò nel ’94 con il terzo album Dookie. A quell’epoca, John Kiffmeyer alias Al Sobrante aveva lasciato la band già da un pezzo. Il batterista rimpiazzato definitivamente da Tré Cool nel ’90 merita comunque un posto in questa lista, essendo stato lui l’elemento trainante del gruppo. Fra l’87 e il ’90, fu lui a procurare i gig e i primi contatti con l’etichetta indipendente Lookout! Records. Poi, a 21 anni, decise che era arrivato il momento di “fare il serio” e finire il college. Un abbandono temporaneo, dal quale non fece più ritorno. A giudicare dalle poche informazioni che circolano sul suo conto, Kiffmeyer non era favorevole alle major e forse non avrebbe comunque gradito l’apertura dei Green Day verso il mainstream. Dal canto suo, Billy Joe Armstrong dichiarò di esserci rimasto male quando ha saputo da terzi dell’abbandono di Kiffmeyer.

KATE SCHELLENBACH – BEASTIE BOYS

I Beastie Boys iniziarono come hardcore-punk band nell’81 con il chitarrista John Berry, MCA, Mike D e Kate Schellenbach alla batteria. Poco dopo, Ad Rock sostituì John Berry e la band iniziò a stabilizzarsi. Almeno fino all’arrivò dell’uragano Rick Rubin nell’83. Il produttore determinato e risoluto intuì l’opportunità di una svolta verso il crossover ispirato ai Run DMC. La sua intraprendenza causò una frattura fra la Schellenbach e il resto del gruppo: a Rubin non andò proprio a genio la presenza di una femmina fra gli astri nascenti del crossover, e la escluse senza mezzi termini. L’episodio che sancì la fine fu quando Rubin decise un outfit coordinato per il trio Ad, Mike e MCA (le famose tute adidas), e quando per puro caso la Schellenbach incontrò i suoi compagni in ghingheri, non ci fu nemmeno bisogno di dire nulla. Il mobbing di Rubin fu più efficace di una mannaia.

ANDY WICKETT – DURAN DURAN

Ve lo immaginate un universo parallelo, come quello tracciato da Doc Brown in Ritorno al futuro parte II? Dove da qualche parte nel passato, la linea del tempo è stata deviata in una tangente creando un presente alternativo? Un presente in cui Andy Wickett è rimasto il cantante dei Duran Duran e il fortunato romanzo teen di Clizia Gurrado si intitola Sposerò Andy Wickett e non Simon Le Bon, che intanto fa il lavapiatti in una tavola calda. Invece no, Andy Wickett lasciò il gruppo per divergenze di vedute nel 1980, non prima di avergli venduto a poco prezzo i diritti alle sue canzoni che furono la base per alcuni successi, come la hit Girls on Film. Non solo, a Wickett è stato persino chiesto di dare lezioni di canto alla nuova recluta Simon Le Bon, con il quale i Duran Duran diventarono gli idoli degli anni ’80 (Qui l’intervista a Wickett).

DIK EVANS – U2

Chissà se gli U2 sarebbero mai potuti diventare famosi come la “band dei fratelli Evans”. Dik Evans è infatti il fratello di The Edge e fu fra i fondatori degli U2 nel ‘76 quando ancora si chiamavano Feedback. Nel ’78 cambiarono definitivamente nome e per Dik Evans era ormai giunto il momento di andare. Il gruppo vinse un importante contest, ma Dik mollò ugualmente: “Loro stavano facendo sul serio, io non tanto; c’era una sorta di gap generazionale fra di noi […] non era il mio posto”, disse Dik a John Jobling, autore della biografia U2: The definitive biography. Qualche anno più tardi incisero il loro debutto Boy e proseguirono il proprio cammino verso l’immortalità nell’olimpo del rock.

RAY TABANO – AEROSMITH

Dal ’70 al ’71 Ray Tabano è stato il chitarrista degli Aerosmith per poi lasciare il posto a Brad Whitford due anni prima del loro debutto in studio e quattro anni prima del vero successo con Toys in the Attic. Tabano continuò comunque a gravitare intorno alla band del suo amico d’infanzia Steve Tyler, occupandosi del merchandise e della gestione dello studio di registrazione “The Wherehouse”. Inoltre, ha disegnato lui l’iconico logo alato della band. Nel ’79 disse definitivamente addio al gruppo, dopo il benservito da parte dei manager Steve Leber e David Krebs. Un boccone amaro da mandare giù. Oggi gestisce una società di catering.

ERIC STEFANI – NO DOUBT

I No Doubt completano la serie delle band a conduzione familiare con Eric Stefani, cofondatore della band nel ’86 insieme a John Spence. La sorella Gwen è inzialmente corista per poi diventare voce principale dopo il suicidio di Spence. Eric tiene le redini del gruppo e rimane scontento quando nel ’94 la band contatta Matthew Wilder per produrre il secondo album dopo lo scarso successo ottenuto con il debutto No Doubt. Eric lascia la musica nel ’94 per dedicarsi alla sua carriera da fumettista, lavorando fra gli altri anche per I Simpson. Un anno dopo, i No Doubt pubblicano Tragic Kingdom, l’album che di lì a poco li avrebbe consacrati definitivamente grazie al successo planetario dei singoli Just a Girl e, soprattutto, Don’t speak. Ci è mancato davvero poco.

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Classe ’86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione.
Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere. Dal 2011 vive e lavora a Venezia.