Afterhours, 30 anni di pura gioia (con un pizzico di malinconia)

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Afterhours
Foto Magliocchetti
All’Universal c’è un gran via vai di operatori e giornalisti per la presentazione dell’album degli Afterhours, un cofanetto che documenta trenta anni di carriera. Foto di Pura Gioia Antologia 1987-2017,  in uscita il 17 novembre, si compone di 3 CD contenenti tutti i loro brani più significativi, un CD con demo e rarità e un libro illustrato di 150 pagine zeppo di curiosità.
Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo rispondono alle tante domande con estrema disponibilità. Mancano gli altri del gruppo, che però saranno presenti al concerto del 10 aprile al Forum di Assago quando verranno celebrati i 30 anni di attività. Insieme a Manuel Agnelli alla voce e chitarra, saranno sul palco Rodrigo D’Erasmo al violino, Roberto Dellera al basso, Xabier Iriondo alla chitarra, Fabio Rondanini alla batteria e Stefano Pilia alla chitarra.
Un classico punto e a capo che significa anche una maggior predisposizione ad affrontare futuri progetti ciascuno secondo le proprie inclinazioni. Manuel continua a essere impegnato a X Factor, dove il prossimo giovedì si esibirà con gli Afterhours. Ma anche gli altri non stanno con le mani in mano. Ognuno ha più storie su cui muoversi, fermo restando che tutti sentono fortemente di essere in primis uno degli Afterhours.
Nella raccolta che Manuel chiama spesso «mattone» è stato incluso come singolo il brano Bianca interpretato insieme a Carmen Consoli: «Pensando a chi coinvolgere ci siamo orientati su Carmen – precisa Agnelli –  infatti, dopo aver suonato la canzone in studio abbiamo cercato chi, legato alla nostra generazione, potesse essere coinvolto. Ce n’erano tanti. Daniele Silvestri poteva essere uno di questi, con lui abbiamo avuto più di qualche occasione di esibirci dal vivo. Silvestri in ogni caso c’è nel coro finale, ma Carmen ci è parsa perfetta,  perché  ci eravamo spesso incrociati senza mai fare nulla insieme. Il pezzo è delicato, ma la sua è una voce antica e forte, perfetta per lo stile della canzone. Lei è più giovane e ha una matrice rock, con un percorso parallelo al nostro. Potevamo includere brani inediti, ne abbiamo lasciati fuori un paio dall’ultimo album, ma ci sembrava un’operazione sbagliata. Credo che per una raccolta che documenta la nostra storia sia stato giusto includere un brano che ne ha fatto parte».
AfterhoursUna storia lunga che si perde nel tempo, dagli esordi nel 1986 con canzoni in inglese, fino al 1993 quando arriva l’esordio in lingua italiana, con la cover Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano. Due anni dopo il primo album di canzoni in italiano, quel Germi che molti concordano nel definire un capolavoro. «È vero che negli anni ’90 abbiamo avvertito che qualcosa stava cambiando – prosegue Agnelli – anche se io non ho mai sentito l’esigenza di cantare in italiano. A dire il vero i Litfiba, che usavano la nostra lingua, non mi sono mai piaciuti tantissimo, non erano un esempio per me. Anche i Ritmo Tribale non erano un esempio, ma da come scriveva in italiano Edda ho sentito che era possibile provarci. Quando abbiamo capito che usare l’italiano era possibile, e che c’era un pubblico che poteva apprezzarlo, è stato naturale continuare su quella strada».
Manuel è sempre stato la figura centrale degli Afterhours, con i suoi testi che non necessariamente esprimono gioia, a dispetto del titolo dell’antologia: «Si, perché non ho mai amato la canzone leggera – conferma – non trovo che ci sia un solo modo solo per essere positivo. Io che ero un ragazzino problematico, ho sempre cercato cose che mi dessero una risposta. Ascoltavo canzoni apparentemente ostiche, dove però trovavo conforto ed era quello che mi faceva stare bene. Ci sono persone che per stare bene cercano la leggerezza e chi invece cerca cose più complicate».
Prossimo appuntamento che vedrà gli Afterhours insieme sul palco è quello della prossima primavera al Forum. In proposito Manuel non manca di usare un’ironia pungente: «In tanti dicono di aver riempito Wembley, come anche il Forum o come San Siro. Ma bisogna andare a vedere come è stato riempito e che effetto ne è sortito. L’altro giorno ho potuto apprezzare il concerto di Nick Cave: uno tra i migliori mai visti. Nick Cave ha fatto anche una proposta politica nella scelta di abbracciare il pubblico, di toccare le mani di tutti, di non opporre barriere tra pubblico e artista, di far salire il pubblico sul palco. Sensazioni davvero forti ha suscitato la sua esibizione, con il Forum raccolto in silenzio ad ascoltare le sue canzoni. Ecco vorremmo che il nostro concerto al Forum sia più impostato sulla musica e sulla relazione con il pubblico che non sull’aspetto spettacolare».
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Foto Magliocchetti
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).