Joshua Radin: «La musica è terapia»

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Joshua Radin è sicuramente una delle voci più interessanti della scena folk internazionale. Forse ai più è noto come “il compositore di Scrubs”, ma il suo progetto, negli anni, ha assunto una dimensione ed un prospettiva molto più ampia. Con una discografia ricca di lavori è diventato infatti un’artista worldwide, in grado di ricevere un consenso unanime in tutto il mondo.

Attualmente impegnato in un tour europeo partito ieri da Milano, si esibirà questa sera a Bologna al Locomotiv Club (i biglietti sono ancora in vendita). Abbiamo avuto il piacere di raggiungerlo e di porgli alcune domande.

Negli ultimi anni hai suonato spesso in Italia, in particolare a Milano in cui ti sei esibito 3 volte in 3 anni. Che immagine avevi dell’Italia e che immagine hai ora?
Ho sempre amato l’idea dell’Italia, sia per i suoi film, ma specialmente per il cibo. La vostra pasta è un sogno. L’altra sera sono stato a Cantina Della Vetra ed ho mangiato la miglior pasta che abbia mai mangiato.

3 anni fa, per la prima volta nella tua carriera, ti sei esibito da solo. Proprio a Milano. Da quell’esperienza è nato il tour europeo successivo. Che ricordo hai di quel concerto?
Ricordo che ero molto nervoso. Non avendo mai suonato da solo di fronte ad un pubblico non sapevo se ero in grado di far divertire il pubblico per un tempo così lungo senza alcun aiuto da parte della band. Ma quando è finito il concerto mi sono sentito sollevato, ho sentito di essere riuscito a superare una cosa che mi aveva messo paura per tutta la carriera.
Il pubblico poi è stato davvero gentile con me, mi ha permesso, da quel momento, di suonare ogni anno a Milano.

La prima canzone che hai scritto, Winter, è diventata negli anni la tua hit di maggior successo. Avresti mai pensato che scrivere canzoni potesse diventare un mestiere?
A dire il vero, in termini numerici, il mio successo più grande è stato I’d rather be with you, che è andato in top ten nelle radio di dieci paesi differenti. Se devo essere sincero non riesco ancora a credere di fare tutto questo per vivere. E’ davvero un sogno.

The Fall è il primo album di cui sei stato il produttore. Essere il produttore di un disco cambia l’approccio nei confronti della canzoni?
No, almeno per quel che riguarda la scrittura delle canzoni il processo è sempre lo stesso. Ma in studio trovo che sia molto più semplice ottenere quel che voglio dalla mia band.

Durante i tuoi concerti racconti sempre molti aneddoti, anche estremamente personali, sulla genesi delle canzoni e sulla tua vita amorosa. La musica è stata per te una terapia?
Assolutamente si. Non sono mai stato in terapia proprio perchè uso la scrittura e le canzoni per tirar fuori i sentimenti e le emozioni che hanno bisogno di uscire. Dopo ogni canzone sento sempre di aver tirato fuori qualcosa di me e mi sento “nuovamente me stesso”.

Inizi tutti i concerti cantando una canzone che amo, No envy no fear, senza microfono. Trovo che sia un modo perfetto per iniziare il concerto perché si annullano tutte le barriere tra te ed il pubblico. Come mai questa scelta?
Trovo che sia il modo migliore per far capire al pubblico che tipo di concerto sta per iniziare. Specialmente se qualcuno in sala sta parlando in questo modo li “forzo” a fermarsi e ad ascoltare.

Recentemente sono usciti su iTunes due tue versioni di due brani dei Beatles. Fanno parte di un progetto più ampio?
Non lo so ancora. Sono semplicemente un grandissimo fan dei Beatles e volevo fare un paio di cover di alcune loro canzoni

Recentemente sono stato ad un tuo concerto a New York, al City Vinery ed ho trovato, rispetto ad un concerto italiano, un pubblico molto diverso rispetto a quello italiano. Hai fatto concerti in Australia, Stati Uniti ed Europa. Sapresti descriverci il pubblico di ogni paese?
A dire il vero trovo il pubblico molto simile in tutto il mondo. Ho la fortuna di vederli sempre rispettosi e ricchi d’amore dovunque io vada.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.