Gianni Morandi. «Non sarò io a sostituire Tavecchio alla guida della FIGC»

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Gianni Morandi
Foto di Julian Heargraves
Nuovo disco, nuove canzoni per Gianni Morandi, a quattro anni da Bisogna vivere. Morandi fresco attore di una serie televisiva che è andata bene e che probabilmente continuerà. Adesso però vuole ricominciare a fare che ha sempre fatto: tornare a cantare le sue canzoni, magari dal vivo.
«È quello che ho pensato subito dopo aver finito il tour con Baglioni – esordisce Morandi – volevo tornare a misurarmi con le mie potenzialità di cantante e intrattenitore. Per fare questo però avevo bisogno di nuove canzoni, altrimenti sarei tornato sul palco a presentare un repertorio che il pubblico già conosce».
È così che nasce l’idea di un nuovo album che significativamente si intitola D’amore d’autore, con canzoni scritte da cantautori, non solo quelli già conosciuti, anzi cercando proprio nuovi autori con cui misurarsi. E non sempre è stato facile, racconta.
L’incontro con la stampa avviene presso il rinnovato Teatro Gerolamo di Piazza Beccaria, un luogo storico del teatro milanese. «Ci ero venuto per vedere tanti decenni fa uno spettacolo di Umberto Simonetta, poi passandoci tempo fa ho notato che lo stavano ristrutturando. Ho chiesto alla casa discografica di poter fare qui la conferenza e così è andata».
Subito, Morandi rende omaggio alla figura di Luis Bacalov, appena scomparso, un arrangiatore e autore che a inizio carriera è stato molto importante: «Faceva il pianista per Claudio Villa, nel contempo lavorava agli arrangiamenti per la Rca, lui e Morricone, due premi Oscar. Io ebbi la fortuna di averlo tra gli autori dei miei primi successi, a cominciare da Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte, canzone per la quale tutti mi ricordano». L’idea di cercare nuovi autori lo ha indirizzato verso Luciano Ligabue: «Mi sono rivolto a Claudio Maioli, che è il suo produttore. Ci siamo trovati a tavola per un piatto di tortelli alla zucca. Lui poi ha riferito a Ligabue il mio desiderio e Dobbiamo fare luce è la prima canzone che ho inciso. L’abbiamo registrata a Correggio, e siccome lo studio era libero ho deciso di registrare lì l’intero album, approfittando anche della presenza di Luciano Luisi che si è occupato degli arrangiamenti e della produzione».
A questo punto, Morandi invita sul palco lo stesso Luisi che spiega l’andamento del lavoro: «È stata una grande soddisfazione per me lavorare con Gianni. Diciamo che molti brani contenevano anche dei suggerimenti sugli arrangiamenti e noi abbiamo cercato di rendere il tutto molto fluido e leggero. Questo era l’obiettivo. Non abbiamo seguito uno stile preciso, ma a lavoro concluso si può notare una coerenza di sonorità».
Morandi ha illustrato ogni brano chiedendo che venisse mandata la registrazione, sulla quale ha aggiunto la sua voce in diretta. «Ancora non conosco i testi e mi accompagno con questi fogli, ma state sicuri che per il tour le saprò tutte a memoria. Certo non è stato facile interpretare stili così differenti. Sono già in trepida attesa per vedere io stesso come me la caverò con canzoni come quella di Levante (Mediterraneo) brano rock con venature elettroniche. Mi piace credere che i vari autori abbiano pensato anche alle mie caratteristiche quando hanno scritto i testi. A parte l’argomento amore, alcuni di loro usano la parola correre: Ivano Fossati in Ultraleggero, Tommaso Paradiso in È una vita che ti sogno e Elisa in Se ti sembra poco.
A quanto pare però non è stato semplice e immediato scrivere per Morandi, in alcuni casi la collaborazione non è andata a buon fine («ma non fatemi fare nomi») in altri ci sono voluti due tentativi per arrivare alla conclusione. È capitato con Elisa, che per impegni vari rischiava di saltare, mentre Tommaso Paradiso in un primo momento aveva inviato un testo che parlava di un amore indiano, così come Giuliano Sangiorgi ha dovuto inviare un secondo pezzo che è quello che è stato cantato: Che meraviglia sei. Completano il quadro degli autori Paolo Simoni con Lettera («un brano che si stacca dagli altri, che richiama la mia terra, la fisarmonica e le balere») , quindi Ermal Meta con Un solo abbraccio, infine Onda su onda di Paolo Conte cantata insieme a Fiorella Mannoia, duetto scaturito dalla partecipazione alla trasmissione televisiva di Fiorella.
Finita la presentazione delle canzoni, via con un fiume di domande. «Perché non smetto? Tranquilli, ho avvisato mia moglie di avvertirmi per tempo quando non sarò più in grado di comunicare. È vero che qualcuno ha smesso, ma Mick Jagger, Paul McCartney e Gino Paoli proseguono, per non parlare di Aznavour, inarrivabile».
Come mi rapporto con le nuove generazioni? «Li seguo, sono curioso, vado a vederli in concerto, a Bologna ho visto Lo Stato Sociale, so chi sono Brunori Sas e Coez, meritano attenzione».
Vedremo ospiti durante il tour? «Stavolta preferirei partire da solo, se poi qualcuno degli autori vorrà venire in qualche data non sarò certo io a scoraggiarlo».
Per Sanremo ha qualche consiglio da dare all’amico Baglioni? «Nessun consiglio, perché Baglioni sa bene cosa vuole e lo farà bene. È meticoloso ed è un grande musicista».
Qualcuno gli chiede perché non si ribella all’immagine di bravo ragazzo che da sempre l’accompagna? «Perché dovrei? Mi piace andare tra la gente, tutti mi danno del tu, poi anch’io ho i miei difetti che magari non metto in piazza».
E l’Italia, come la mettiamo? «Ho pianto, come tifoso. Tavecchio? Non sarò io a sostituirlo». 
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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