Zucchero parla di “Wanted”. E racconta chi è Pippo

547
0
Zucchero
Foto di Stefan Sappert

Nel corso di un incontro con la stampa durante il quale ha parlato a ruota libera della monumentale raccolta Wanted, degli ultimi due anni passati in giro per il mondo a suonare e dei 10 concerti che farà in Italia a partire dal 26 febbraio, Zucchero ha rivelato chi è il famoso Pippo dell’omonima canzone: «Parto da lontano. Io ho iniziato a suonare il sax tenore a 13 anni. Facevamo rhythm & blues e, a seconda delle esigenze, mi è capitato di suonare anche la batteria, le tastiere, la chitarra. A 16 anni facevo parte di un gruppo che si chiamava Pagina 143. Un giorno dovevamo suonare al Rambla, un balerone di Sarzana, e il cantante non si presenta: aveva litigato con la morosa. Ma noi avevamo un contratto di un mese, e non potevamo certo saltare la data. Siccome io sapevo tutti i testi a memoria, il più anziano del gruppo mi disse di lasciar perdere il sax e di mettermi a cantare. Da allora non ho smesso più… Quello che ci aveva tirato il pacco si chiamava Pippo, e qualche anno dopo, ripensando a quella cosa, mi è venuta questa canzone che dice Pippo, che cazzo fai!».
Pippo in realtà non fa parte di questa raccolta davvero impressionante sia per quantità (nella super deluxe ci sono ben 10 Cd e un 45 giri, per un totale di 170 canzoni, e un Dvd contenente altri 20 brani e un docufilm sui concerti all’Arena di Verona), sia per qualità: alcuni testi sono scritti su pergamena, ci sono foto mai viste prima, ogni dettaglio è curatissimo. E se consideriamo qual è il costo di simili oggetti-fetticcio, questo tutto sommato è abbastanza contento: circa 85 euro.
«Siano qui per le strenne natalizie», esordisce Zucchero con tono scherzoso. «Mi metto nei panni di Vanna Marchi e dico che questo regalo che mi ha fatto la Universal per festeggiare 30 anni di musica è davvero notevole. Una cosa di rara bellezza e ne sono orgoglioso».
Poco prima il suo promoter Ferdinando Salzano di Friends & Partners aveva riassunto così gli ultimi due anni di concerti: «Avevamo chiuso l’ultimo tour italiano con due show, il 28 e il 29 luglio 2013, rispettivamente a Taormina e all’Arena di Verona. Poi c’è stato il Black Cat World Tour, con 137 concerti in 5 continenti per un totale di oltre un milione di spettatori. Insomma, eccezion fatta per il record di 22 show all’Arena di Verona in 12 mesi, erano oltre 4 anni che Zucchero non cantava in Italia. Così abbiamo deciso di fare il tour Wanted – Un’atra storia. Ma saranno soltanto 10 concerti, non uno in più».
I musicisti che suoneranno con Zucchero saranno gli stessi del tour appena concluso. La scaletta invece sarà molto differente e, come fa abitualmente, ogni sera cambierà qualche pezzo.
Parlando del futuro, Zucchero dice: «Onestamente non so cosa farò una volta concluso il tour. La sfida sarebbe quella di incidere l’album più bello della mia vita e poi ritirarmi dal musicbiz. Del resto se andiamo avanti così bisogna anche capire quanti negozi rimangono per vendere i dischi. Quel che è certo, invece, è che andrò avanti a fare concerti finché ne avrò la forza».
Musicalmente, il genere che più lo intriga continua ad essere il blues, «ma quello dei padri. Una volta adoravo Otis Redding, Marvin Gaye, Sam & Dave, Aretha Franklin. Ora vado matto per Robert Johnson, Elmore Jones, il blues del Delta. Ad alcuni potrà sembrare noioso, tutto è racchiuso nell’ambito delle 12 battute, chitarra e voce. Ma sono le sfumature, i piccoli dettagli che regalano emozioni infinite… Io comunque non faccio blues in senso stretto, attingo dalla musica afro-americana, ultimamente mi affascina molto il gospel. La stessa cosa vale per il rock: quello che facciamo in Italia non è rock, noi semmai attingiamo dal rock… Per quanto mi riguarda, credo che qualcuno mi abbia benedetto l’anima regalandomi un gusto molto simile a quello della gente di colore. Li ho sempre capiti, un po’ come è successo a Eric Clapton o ai Rolling Stones».
Qualcuno gli domanda cosa pensa di fare per attirare il pubblico più giovane. Secca la risposta: «Cosa vuoi che faccia, l’asino? No, non faccio niente. Magari mi aspetto che i padri parlino ai figli facendogli ascoltare cose belle e aspettando che i tempi diventino maturi. Per mio figlio Blu fino a qualche tempo fa esisteva solo il rap, ora che ha 20 anni inizia ad apprezzare Jimi Hendrix e i Beatles. Io cosa dovrei fare, la trap? Tutt’al più posso fare il trapper!».
Consigli a chi inizia ora? «Suonare e suonare. Io sono andato avanti 15 anni a suonare quasi tutti i giorni in balera, passavo dai Pink Floyd a My Funny Valentine, dalla rumba al tango al rhythm & blues. Dico che senza quella scuola non vai da nessuna parte. Io non so leggere la musica, non ho mai voluto imparare, ma mi sono fatto le ossa sul campo e ora non mi faccio prendere per il naso da nessuno. Se ti imbatti nel grande produttore americano, spesso ti snobba per il semplice fatto che sei italiano. Io invece ho imparato a farmi rispettare, è soltanto così che puoi sperare di tirar fuori qualcosa di buono dal cilindro. L’ultima cosa voglio dirla riguardo le cover: se decidi di farne una, devi essere in grado di stravolgere il pezzo, di metterci dentro qualcosa di tuo, altrimenti che senso ha?».
Poi rivela che nei cassetti ha diverse rarità, due duetti con Miles Davis, uno dal vivo con Joe Cocker, uno con Al Di Meola, uno con Solomon Burke, uno con la formazione originale dei Blues Brothers. Insomma, inediti che da soli valgono un album. «Ma non ho voglia di buttarli sul mercato così, senza una ragione logica… Prima devo incidere l’album più bello della mia vita, poi magari ci penso».
Il brano inedito Un’altra storia lo ha scritto poco prima di iniziare il Black Cat World Tour. «È una canzone che segue il filone di Senza una donna: torno per l’ennesima volta sulla mia storia con Angela, la mia ex moglie. Una storia che in realtà non si è mai risolta definitivamente e che continua a procurarmi dolore. Ecco perché canto Se penso a te mi faccio male / Ma invecchierò pensando a te / Se me ne andai fu per amore / Che un giorno sai ucciderò».
Per chiudere, una battuta per spiegare il titolo del cofanetto e la (bella) foto che lo illustra: «Ogni volta parto da 100 titoli. Volevo evitare la parola “raccolta” e ad un certo punto stato per intitolarlo Il raccolto. Poi ho visto quella fotografia e mi è venuto naturale intitolarlo Wanted, che come tutti sanno vuol dire “ricercato”. La foto è stata scattata a Vienna il 4 ottobre 2016. Poco prima del concerto, vedo che davanti al camerino un fotografo molto giovane ha preparato una camera ottica, come quelle che si usavano una volta, con tanto di panno nero per coprire la testa di chi scatta. Lì per lì gli dico di no, perché sto per salire sul palco. Ma a concerto finito mi sta ancora aspettando. Allora non me la sento di andar via e gli dico “ok, però un minuto soltanto”. Lui ha fatto un unico scatto, quello che vedete. Mi invecchia e mette in risalto tutti i miei difetti, ma lo trovo fantastico. Così ho deciso di utilizzarlo per la copertina di Wanted».
Le date dei concerti italiani di Zucchero sono: 26 febbraio a Padova, 28 a Torino, 2 marzo ad Assago (Mi), 3 a Firenze, 5 a Pesaro, 7 a Roma, 8 a Eboli (Sa), 10 ad Acireale (Ct), 12 a Bari, 13 a Bologna.

CONDIVIDI

Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here