Noi Due Soli in Ascensore

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“Stuck inside these four walls, Sent inside forever, Never seeing no one … If I ever get out of here, Thought of giving it all away …  Band on the Run”

La creatività, nella musica, deve fare i conti con l’economia: ecco uno dei tanti argomenti del mio lavoro. Finalmente la riunione è finita e la giornata  terminata. Si torna in aeroporto per prendere l’ultimo volo. In questo palazzo i corridoi sembrano un labirinto in stile “Shining” e la ricerca dell’ascensore ti fa assumere l’aspetto di un provetto Indiana Jones nei meandri di una misteriosa piramide. Finalmente lo trovo ma è già occupato.  Attendo. Personaggi indaffarati corrono da una parte all’altra; in maniche di camicia con cravatta al vento i maschi e in impeccabili tailleur indossati su tacchi a spillo le femmine, sembrano assunti per questa recita. Tutti incuranti della mia discreta presenza. Sto aspettando l’ascensore. Sento dei passi lenti alle mie spalle ma non mi giro. Qualcuno si è messo in coda dietro di me ad attendere l’arrivo della cabina. Un po’ di pazienza ed arriva.  Quando le porte si aprono, nello specchio sul fondo, si riflettono due immagini: la mia, che riconosco immediatamente, e quella di Paul McCartney, che riconosco ancor prima della mia.

Quando una persona l’hai vista in migliaia di foto e  filmati, ti è così familiare che ti sembra ovvio che anche lui conosca te. Una volta all’interno, mentre le porte si chiudono, gli rivolgo un sorriso amichevole, che sottintende:-“Ciao Paul, come va, ti ricordi di me?”.

Anche lui mi sorride, in modo cortese ma più distaccato. E’ chiaro che non può ricordarsi che ci siamo incrociati un paio di volte in occasione dell’uscita di altrettanti suoi album ed ho perfino conosciuto suo padre negli uffici dell’etichetta personale di Paul, la “MPL Productions Ltd “. Tutto questo non fa di me un suo amico e poi figurati quanta gente ha incontrato nella sua vita per potersi memorizzare un volto tra i tanti.

L’ascensore inizia a scendere. Dodici piani solitamente richiedono poco più di un minuto, sempre che qualcuno non lo prenoti per salire durante il nostro percorso. Paul sta osservando le mie scarpe e, immediatamente, mi viene in mente che, da buon vegano,  è allergico alle persone che vestono con pelle animale. Io ho le scarpe sportive, non fatte di pelle animale ma con la pelle dei minori sfruttati al lavoro. Quindi,  nulla che possa infastidirlo. Mi rilasso. Siamo all’ottavo piano.

“Noi due soli in ascensore, io e te senza parole. Negli occhi tuoi mille segreti da scoprire”…  Le parole di questa canzone mi risuonano adeguate. Ed ecco che la luce interna si spegne e si riacccende ad intermittenza: la cabina dell’ascensore si blocca. Ci troviamo tra il quinto ed il quarto piano. Impauriti, ci guardiamo negli occhi con aria interrogativa. Siamo momentaneamente prigionieri. Sia Paul che io cerchiamo di nascondere una giustificata agitazione, finché, dal basso, non arrivano delle voci rassicuranti:-“Tutto bene? Abbiamo chiamato i tecnici. Ci vorrà qualche minuto. State tranquilli ed abbiate pazienza”.

Visto che dobbiamo condividere per un po’ uno spazio così angusto, rompo il ghiaccio:-“Ciao Paul, sono Max”  e gli tendo la mano. Paul la stringe con  aria decisamente interrogativa, fatica ad abbozzare un sorriso e poi risponde, fingendo interesse:”Max?  mi fa piacere conoscerti, anche se avrei preferito un’occasione più tradizionale, ma questa ha dei risvolti comici e potrebbe diventare memorabile”. Lo sarà, penso io. Rotto il ghiaccio, mi faccio coraggio e inizio la conversazione, in qualche modo devo ottimizzare il tempo concessomi da questo inaspettato inconveniente.

-“Sai, ho conosciuto John Lennon. Anche lui in una situazione abbastanza anomala”- Evito di raccontargli che l’ho incontrato  sul pianeta Rock dove si sono rifugiati tutti i musicisti che hanno abbandonato  il nostro mondo, dovrei spiegargli cose che ci porterebbero “ai confini della realtà”, ma anche quanto sto per dirgli non è da meno: -“E’ venuto a trovarmi recentemente, nella mia casa in campagna.  Abbiamo chiacchierato un intero pomeriggio con le gambe immerse nell’acqua tiepida della piscina. Era in vena di confidenze e mi ha narrato delle vostre beghe, ammettendo che  litigavate spesso. Ti accusa  di essere un po’ troppo formale, borghese, insomma uno che non si stropiccia”-Paul ha la faccia stupita e contrariata, non si chiede come io abbia fatto ad incontrare recentemente una persona scomparsa  da anni, ma così ricca di fantasia che può materializzarsi ancora dovunque desideri, è  preso a giustificare se stesso -“Formale? Borghese? Cercavo di essere sempre lucido per equilibrare i suoi sbalzi caratteriali.”- Lo interrompo -“E’ la stessa cosa che dice Mick Jagger parlando di Keith Richards, ma nessuno dei due è un santo” – Paul riprende come se niente fosse – “Litigavamo spesso, è vero. C’era un John con gli occhiali, sempre irascibile ed uno senza, più mansueto. Cerca di capire: ci siamo trovati come quattro barcaioli stretti su di una piccola imbarcazione, per una decina di anni, senza alcuna possibilità di evitarci. Ritornati in porto, siamo scesi con la barba lunga e tanta voglia di non vederci più per altrettanto tempo.”- Sono riuscito a provocarlo.

L’ascensore ha un sobbalzo. Le luci si spengono e si riaccendono. Sentiamo le voci dei tecnici che stanno lavorando.  Dopo un attimo di smarrimento, torniamo alle nostre chiacchiere. Paul infatti riprende con foga:-“Prova  a vivere nei panni di te stesso, quando tutti sono convinti che sei morto in un incidente d’auto e stai usurpando il ruolo di un personaggio amatissimo, che poi sei tu, ma nessuno ti crede. Mentre John, George e Ringo passavano ovunque grazie alla notorietà del gruppo, io dovevo continuamente esibire i documenti d’identità per la curiosità degli scettici.”- Mi sono messo a ridere, ma forse per lui doveva essere stato drammatico. Quindi prosegue:-“Siamo stati protagonisti degli otto anni che hanno rivoluzionato il mondo e, alla fine, nonostante nessuno  di noi avesse ancora trent’anni, ci sembrava di aver vissuto un secolo. Eravamo realmente stanchi, di tutto, di tutti ed anche di noi stessi”.

Fa una pausa, attento ai rumori che provengono dall’esterno. Guarda l’orologio con aria rassegnata. Anch’io sono preoccupato, devo prendere un volo e non c’è molto margine di tempo. Gli operai, quasi intuendo il nostro stato d’animo,  annunciano: “Due minuti e ci siamo”.

Poi, con più calma, mi dice “Sai, ho ripreso la mia identità solo con la fine del gruppo. Da quel momento non ero più il sosia di me stesso. Andando in giro come solista o con la nuova band, erano sempre meno le persone che mi guardavano con sospetto, scannerizzandomi la faccia. Precedentemente, di notte, mi svegliavo con l’incubo che anche mia moglie mi stesse osservando con la foto del “vero” Paul tra le mani, alla ricerca delle differenze”

Dall’esterno i tecnici urlano:-“Ci siamo, adesso l’ascensore si rimetterà in movimento. E’ tutto sotto controllo” E la cabina riparte verso il basso. -“Scusa Paul, prima di lasciarci ti devo fare una  rivelazione” -Lui mi guarda incuriosito -“Quale?” –  “I Biechi Blu esistono ancora, tu, i tuoi compagni e il sergente Pepper, non li avete sconfitti. Nessuno lo sa, nessuno li riconosce, ma il mondo ne è pieno. Ce ne sono anche qui fuori e l’unico modo per combatterli, come sostiene John, non è armarsi ma amarsi” – Paul mi guarda stranito ed in silenzio. Le porte si aprono al piano terra e lui corre via senza neppure salutarmi, inciampando sugli attrezzi che i tecnici, vestiti con delle tute blu, avevano lasciato  sul pavimento.

“Noi due soli in ascensore, io e te senza parole. Un incontro che mai più potrò scordare”

 

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Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

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