Fabrizio De André. Ritorna la voce di Dio

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Fabrizio De André
Foto di Reinhold Kohl

Sony Music continua la sua operazione “Come non lo avete mai ascoltato”: dopo Lucio Battisti, tocca a un altro mito della nostra canzone, Fabrizio De André. Esce domani Tu che m’ascolti insegnami, una raccolta con i brani rimasterizzati in alta definizione 24 bit/192 khz dai master analogici originali. I formati sono tre: 4 Cd bookset, Box con 8 LP 180 gr. in edizione limitata e Box con 4 Cd.
Spiega Dori Ghezzi: «È venuto naturale scegliere questo titolo, perché è molto rappresentativo del modo di vivere e pensare di Fabrizio. Lui amava parlare con tutti, e da tutti coglieva qualche insegnamento piccolo o grande che fosse che gli permettesse di crescere ancora un po’».
Le versioni 4 Cd e 8 LP contengono ben 78 canzoni. Il lavoro per “ripulirle” è stato lungo e meticoloso. Ma Stefano Barzan, che ha curato l’editing e il mastering, dice provocatoriamente: «Io non ho fatto niente. Semplicemente, sono stato travolto da una forma di biodiversità musicale, passando dall’alta fedeltà all’alta definizione. Oggi la parola “digitale” ha perso la sua accezione negativa».
Morgan, che da sempre adora De André e spesso ha lavorato sulle sue canzoni, butta là una definizione fulminante: «Faber è il padre della canzone leggera italiana. Non uno dei padri, proprio il padre. Lui con quella cosa che in tre minuti racconta il mondo, per citare Manlio Sgalambro, è riuscito a parlare di molti temi, spesso anche di morte, che poi è un elemento imprescindibile nella vita di ognuno di noi. Altro elemento che voglio sottolineare, e qui cito Fernanda Pivano, è che cantava da dio: la sua voce la riconosci in mezzo a mille, e ti colpisce subito al cuore e allo stomaco».
Istrionico come sempre, Morgan ha rivelato che negli archivi esiste una versione in inglese dell’album Tutti morimmo a stento, ma che probabilmente non vedrà mai la luce. «Per rispetto di Fabrizio», sottolinea Dori. «A lui non piaceva quel lavoro, quindi non darò mai l’autorizzazione per pubblicarlo». Morgan invece sta lavorando a un progetto un po’ folle ma affascinante: la ri-traduzione in inglese dei brani di Non al denaro non all’amore né al cielo. Come noto, quell’album nacque dall’adattamento in italiano di alcune poesie tratte dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Ora Morgan sta seguendo il percorso inverso, riscrivendole in inglese e riadattandole a modo suo.
Sono stati poi fatti vedere alcuni spezzoni di video che accompagnano l’uscita di Tu che m’ascolti insegnami. Un video in particolare è una sorta di mini-film del regista Stefano Salvati incentrato su Il pescatore e girato a Marina di Ravenna come se fosse un thriller. Operazione che lascia un po’ perplessi, in verità.
Così come lasciano qualche dubbio le prime immagini proiettate (sette minuti in tutto) di Principe libero, film biografico di Luca Facchini che a febbraio sarà trasmesso da Rai 1 e che un paio di settimane prima sarà dato anche al cinema per un paio di giorni. Come sempre avviene nelle fiction televisive, ci sono diverse forzature rispetto alla storia reale. Ma ciò che più sorprende è che il pur bravo Luca Marinelli parli con un vago accento romano, quando il marcato accento genovese era una delle caratteristiche peculiari del grande Faber.
Ma torniamo al progetto discografico. Racconta Dori Ghezzi: «In questa nuova raccolta ho scelto di seguire quattro aree tematiche precise, tentando di ottenere quattro concept album, ciascuno dei quali racconta dimensioni emotive molto care a Fabrizio. Ma tra i tanti fili rossi che si potevano scegliere per correlare (o far ulteriormente tra loro dialogare) i brani, questa volta mi piaceva proporre chiavi di lettura che, sì, identificassero filoni chiari, ma che a loro volta aprissero a ulteriori nuovi percorsi. Così il disco dedicato alla spiritualità è anche quello del sogno, quello che ci parla di un tema indissolubile come guerra e pace, ci parla anche di potere e giustizia, quello dedicato all’infanzia ci racconta anche di altre stagioni della vita, e oltre. Oltre alla scelta delle tematiche, è sempre per me importante l’osmosi tra i brani, che si crea ovviamente anche attraverso le loro armonie musicali. In questo nuovo lavoro ho cercato di unire alcune canzoni, quasi senza soluzione di continuità, o addirittura badare ai secondi giusti che le separano».

Fabrizio De André
Foto di Reinhold Kohl

Ogni Cd ha dunque il suo sottotitolo. Ecco, a cura della Fondazione De André, alcune frasi dette da Fabrizio che aiutano ad entrare meglio nel mood dei vari argomenti trattati.
Femmine un giorno e poi madri per sempre (L’amore e l’universo femminile): «Ho sempre pensato alla donna come emblema del sacrificio e fra questi emblemi del sacrificio tre mi sembrano fondamentali. Il sacrificio della maternità, una malattia che l’uomo, il maschio non conosce, che dura ben più di nove mesi a quanto mi dicono, a quanto osservo. Il sacrificio della prostituzione, che attraverso il dolore può anche diventare santificazione, secondo il mio punto di vista. E un altro tipo di sacrificio, un altro tabù che viene osservato non soltanto in Paesi diversi dal nostro, ma anche nel nostro, ed è il sacrificio della verginità, anche se correva voce tempo fa che si poteva considerare vergine soltanto una bambina di quattro anni che corresse molto più svelta del fratello. Ma appunto era soltanto una battuta».
Il polline di Dio, di Dio il sorriso (La spiritualità il sogno): «La spiritualità è qualcosa che ha a che fare con la religiosità. Ci sono molti modi di esprimerla. Io per esempio mi sono sempre sentito parte di un tutto, un piccolo tassello – certamente non quello centrale – di un progetto universale. Direi che in questo senso sono un immanentista, uno spinoziano. Ma tutto sommato mi avvicino ancora di più all’animismo: vedo l’anima nei sassi, ancorché siano stati sfiorati da qualche elemento vivo. Questo è il mio modo di essere religioso. Ma sì, forse sono un pellerossa».
Dev’esserci un modo dividere senza dolore (Guerra e pace, potere giustizia libertà): «Le canzoni hanno un senso, non perché possono evitare le guerre: non è che facendo canzoni contro i conflitti bellici si eviteranno le guerre. Tuttavia esse entrano a far parte del patrimonio culturale di un popolo, sono parte della coscienza, se non altro a livello subliminale. Dunque possono essere un buon deterrente. È questa la loro importanza».
Sotto il vento e le vele (L’infanzia la vita e oltre): «Un giovane sioux di undici anni che aveva passato l’estate dai nonni, in riserva, interrogato, al suo ritorno a scuola, su come avesse trascorso le vacanze, rispose: “Benissimo. Il tempo era ritornato a essere intero”. Appunto. Noi siamo troppo abituati a segmentarlo, a dividerlo in ore e minuti, in ansie e angosce, dimenticandoci che da piccoli giocavamo intere giornate con un pezzo di legno in cortile, avvertendo il passare del tempo solo al sopraggiungere della notte, allo scroscio improvviso della pioggia: avevamo una pura nozione atmosferica del tempo».
Fabrizio De André
Ecco infine la tracklist completa della versione 4 Cd:
CD 1 (Femmine un giorno e poi madri per sempre): Ho visto Nina volare; Hotel Supramonte; Valzer per un amore; Un malato di cuore; Tre madri; Canzone dell’amore perduto; Giovanna D’Arco; Andrea | Tema di Rimini; Le passanti; D’ä mæ riva; Franziska; Amore che vieni amore che vai; Via del campo; Giugno ’73; La canzone di Marinella; Prinçesa; Verranno a chiederti del nostro amore; La Stagione del tuo amore; Bocca di rosa; Jamin-A.
CD 2  (Il polline di Dio, di Dio il sorriso): Smisurata preghiera; Se ti tagliassero a pezzetti; Inverno; Il pescatore; Il sogno di Maria; Ave Maria; Anime salve; La cattiva strada; Spiritual; Preghiera in gennaio; Deus ti salvet Maria (Ave Maria sarda); Si chiamava Gesù; Verdi pascoli; Oceano; Il ritorno di Giuseppe; Il testamento di Tito; S’i’ fosse foco; ‘Â çimma; Volta la carta; Il suonatore Jones.
CD 3 (Dev’esserci un modo di vivere senza dolore): Introduzione; Canzone del maggio; Girotondo; Sidún; Terzo intermezzo; Il re fa rullare i tamburi; Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers; Il gorilla; Ballata dell’amore cieco (o della vanità); La guerra di Piero; La ballata dell’eroe; Fiume Sand Creek; Disamistade; Una storia sbagliata; Il bombarolo; Avventura a Durango; Un giudice; Don Raffaé; Quello che non ho; La domenica delle salme; Le nuvole.
CD 4 (Sotto il vento e le vele): Coda di lupo; Amico fragile; Canzone per l’estate; Rimini; Le acciughe fanno il pallone; Dolcenera; Canto del servo pastore; La città vecchia; ‘Â duménega; Khorakhané (a forza di essere vento); Cantico dei drogati; Un ottico; Crêuza de mä; Leggenda di natale; L’infanzia di Maria; Il testamento; La collina.

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.

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