Il Principio di Francesco D’Acri

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E’ un nuovo lavoro in italiano questo di Francesco D’Acri, un autore che  già in passato si è fatto notare per una certa vivacità e ora propone un ciclo di canzoni che attingono, musicalmente, al grande patrimonio del cantautorato nobile italiano, quello che va dai primi anni 70 alla metà degli anni 80, ci sono reminiscenze del Bennato più poetico e addirittura, qualche legame col fare musica di Battisti.

Francesco racconta con dovizia di particolari ma senza pedanteria la vita di un uomo in una Milano grigia e faticosa, dove le domande della vita, le sue necessità, il diventare padri e lavorare mentre la musica bussa al cuore e gli ascolti di una vita ti spingono a fare quello che è meno comodo ma assolutamente necessario: registrare un disco.

Farlo in un momento come questo è testimonianza di un grande coraggio, lasciando uscire la voce anche quando “il principio di Archimede” si oppone.

Chiunque ha fatto esperienza del principio di Archimede nella propria vita. E’ una legge fisica, impossibile da contrastare, che permette ad un corpo immerso in un fluido di galleggiare. Nessuno la mette in dubbio. Francesco intuisce che anche il cuore dell’uomo è sottoposto a questa legge: non c’è nessuna esperienza, positiva o negativa, gratificante o drammatica, vissuta personalmente o per interposta persona, che possiamo nascondere a noi stessi. Ci proviamo ma non funziona. Possiamo provare a spingere i nostri desideri, i nostri dolori o anche i nostri dubbi sul fondo dell’abisso del mare della quotidianità, ma non possiamo evitare che, in qualche modo, essi emergano dal magma confuso e melmoso della nostra vita: la nascita di un figlio, una notte insonne a cercare di rimettere insieme la nostra vita, il suicidio di un amico, la semplice bellezza di coppie che ballano in una sera d’estate, la nostalgia per Milano, un libro che parla di musica o di dubbi sulla capacità di vivere la vita che si vorrebbe.

Non si può contrastare questa spinta, questa domanda di senso. Esattamente come non si può contrastare il principio di Archimede. Ma l’uomo non sempre accetta di essere se stesso e di lasciare emergere il proprio cuore dall’abisso dell’apparente mancanza di senso della vita: può passare una vita a nascondere se stesso al mondo, interpretando così una vita non sua.

Per Francesco, conscio di essere personalmente sconfitto da questa mentalità, la musica è diventata la spinta necessaria con cui tirar fuori quello che ha di più caro, il proprio io, troppe volte calpestato da logiche di interesse, ideologici ed economici, che siano personali, di pochi o di molti. E’ lo strumento con cui affrontare le difficoltà e le gioie della vita e con cui fare un “coming out” continuo di quello che è nascosto nel fondo della propria anima, del proprio essere, che non potrà mai essere ingabbiato in nessuna struttura.

La voce di Francesco è uno strumento duttile che gli permette di avventurarsi in ambiti non usuali, anche se, probabilmente, dal punto di vista musicale, qualche elemento ritmico più incisivo aiuterebbe la fruizione dell’opera.

Francesco definisce il disco “10 canzoni dal fondo del cuore” alludendo alla profondità alla quale dobbiamo scendere per cercare l’ispirazione, sfidando appunto Archimede e il suo principio.

Chi si accontenta muore dice Francesco. Vero, forse, ma anche no, licenza poetica ma anche fascino di un’opera che si avvicina all’essenza del fare musica con eleganza e stile.

Ha stile Francesco, anche se le botte che ha preso si sentono, ci sono elementi classici ma il disco si libra quando attinge dal cantautorato americano, addirittura evocando Jim Croce e i padri nobili della canzone americana.

In bocca al lupo Francesco.

 

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!

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