Stefano Battaglia
Pelagos (ECM/Ducale)
Voto: 8,5

Il più importante sito web dedicato esclusivamente alla musica afroamericana, lo statunitense “All about jazz”, dedica ben due recensioni a Pelagos del milanese Stefano Battaglia, il suo settimo, doppio lavoro per la prestigiosa etichetta ECM. In piano solo, come alcuni suoi precedenti importanti episodi, quali Baptism oppure Il cerchio interno.
“Una musica che trasuda un’incantevole semplicità/complessità dinamica. Le composizioni di Battaglia seducono con una qualità mistica, in questo cd e in tutta la sua discografia. Le improvvisazioni – qui poco più della metà delle melodie – esibiscono la stessa qualità delle composizioni, ed è dubbio che, senza le note di copertina, le due differenti tipologie espressive potrebbero essere identificate. La musica di Pelagos evoca il senso del vagabondaggio, dello sradicamento, sensazioni cupe ma che includono l’accettazione tragica del non avere alcuna possibilità a casa e insieme disegnano sfumature di speranza”, così Dan McClenaghan, che dà all’album 4 stelle e mezza su cinque.
Altrettanto entusiasta (4 stelle) il newyorchese Karl Ackermann, che scrive: “Per la gran parte Pelagos è profondamente buono ed è certamente il miglior lavoro che Battaglia abbia mai realizzato fino a oggi. I brani completamente improvvisati hanno un feeling composto che ricorda i migliori album da solista di Keith Jarrett. Quando lascia i pezzi di ispirazione classica per le divagazioni quasi rumoristiche, può essere frustrante, non per la musica, ma per la loro sconcertante collocazione. Detto questo, Pelagos contiene musica molto bella e altamente raccomandata.”
Ci sarebbe poco da aggiungere. Noi annotiamo che il pianista, che ha avuto un inizio di carriera pluripremiato in ambito classico, lavora il tessuto melodico dei brani con minuzia di dettagli, sicurezza di invenzioni e continue dis-tensioni, muovendosi in una sorta di continuo rimando tra momenti più “scuri”, atonali, quasi dissonanti, e aperture “chiare” e luministiche. Così passa dal “Destino” iniziale, meditativo e pensoso, alla title-track emotiva e vitalistica, da un “Processional”, in cui la preparazione del piano è quasi dissimulata, sottotraccia, a un episodio à la Lennie Tristano come “Halap”, dalle minimaliste “Life” e “Lampedusa” all’inquieta, tesa “Hora Mundi”, dalla classicheggiante “Horgos e Roszke” al finale ondivago e sussurrato di “Brenner Toccata”, per oltre due ore di ottima musica per tutte le stagioni.
Registrato in due sessioni durante la stessa giornata – la prova e un concerto live vero e proprio, da cui sono stati tagliati gli applausi – Pelagos ha per tema portante il “Mediterraneo, nei millenni un mare dal doppio ruolo: quello di veicolo virtuoso di culture e di scambi e quello di autentico sepolcro di vite umane. Non mi interessa la complessità a volte inaccessibile della politica (chi parla è Battaglia), ma solo che l’arte non viva separata dalle questioni drammatiche recenti e sappia dare un segno di vicinanza. La migrazione è dolorosa, drammatica, violenta, e provare a concretizzare un dialogo con le culture portate da quelle persone è oggi per me, mitteleuropeo, un dovere.”
Un dovere che si riverbera soprattutto nel pudore ancestrale della ballata araba del XV secolo “Lamma Bada Yatathanna” rivista (in due riprese) come fosse un lieder schubertiano: la danzatrice orientale con una cintura piena di oggetti che ballano e si combinano fra loro come fattori di civiltà si rispecchia in un organettista nordico che si esibisce al freddo per pochi soldi e che viene chiamato dalla morte a suonare per lei.
Ancora Battaglia conclude i dati per la nostra analisi. “Ciò che mi interessa è il metalinguaggio musicale della poesia. Ha potenzialità complementari efficaci e creative, che mi permettono di fare musica su qualcosa che non ne ha bisogno. Di muovermi quasi come un elefante in cristalleria.”

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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