Jovanotti: «Vasco è una sintesi perfetta tra i Rolling Stones e la provincia italiana»

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Vasco rossi

Oggi è arrivato in libreria SBAM!, un mix tra un libro e una rivista, che contiene un lungo diario di Jovanotti in cui si raccontano le varie fasi di lavorazione del suo nuovo album.
SBAM! (edito da Mondadori) è anche una raccolta di racconti e visioni di autori di diversi mondi. Si intrecciano immagini, voci, idee di grandi scrittori, artisti e musicisti italiani e stranieri, con contributi per la maggior parte inediti di autori che vanno da Vasilij Grossman a Gabriel García Márquez, da Giovanni Soldini a Davide Toffolo, da Vasco Brondi a Zadie Smith.
JovanottiMa torniamo alla parte del diario. A pagina 12 c’è un capitolo intitolato Abbiamo guardato in tv, dove Jovanotti dice di aver visto in tv «il concerto di Vasco a Modena con quella marea di gente».
Poi fa un salto indietro nel passato: «Mi ricordo benissimo quando a Radio Foxes qui a Cortona avevo scoperto il vinile di Non siamo mica gli americani, mi piaceva tutto di quel disco, mi sembrava uno zio mezzo matto quello lì che cantava con quella voce e diceva cose strampalate ma precisissime e di una saggezza ce pensavo di capire solo io. Mi ricordo anche perfettamente quanso a Sanremo cantò Vado al massimo e l’anno dopo la botta di Vita spericolata, che insieme a Terra promessa di Ramazzotti è stata una delle mie rare epifanie sanremesi. Momenti di chiaroveggenza in cui il futuro mostrava la forma di una sua incarnazione».
Nel paragrafo successivo, Jovanotti fa ulteriori considerazioni sul rocker: «Vasco è la sintesi perfetta tra i Rolling Stones e la provincia italiana, una relazione chimica potente, radicata nel cuore di un certo tipo di persone che sono la maggioranza in Italia. Vasco è una delle cose più italiane che esistano al mondo e per questo ha il limite di non poter essere un fenomeno esportabile, perché non ha quegli elementi rassicuranti che all’estero funzionano di noi. Lui è come le zone industriali vicino alle città d’arte, i turisti non ci vanno, ma l’Italia è lì, o almeno è lì tanto quanto sul lungomare pittoresco o in Piazza del Campo».

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