Il “Quarto tempo” di Roberto Cacciapaglia 10 anni dopo

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Roberto Cacciapaglia
Sono già passati 10 anni dalla pubblicazione di Quarto tempo di Roberto Cacciapaglia, un album che ha posizionato l’artista tra i principali compositori di musiche strumentali con forte richiamo alla musica classica, ma anche al pop e al rock. L’occasione per riparlarne è offerta dalla ripubblicazione che comprende, oltre all’album originale, anche una versione al solo pianoforte di tutti i dodici brani.
L’artista milanese ha esordito con il disco Sonanze nei primi anni ’70 quando ancora studiava al Conservatorio. Tante esibizioni, una perfino al Parco Lambro nel Festival del proletariato Giovanile, molta attenzione per il mondo rock e pop, fino a pubblicare l’album Angelus Rock nel 1992, dove rendeva omaggio a Jimi Hendrix, John Lennon, Jim Morrison e Bob Marley. Un collegamento mai spezzato con la musica che gli piaceva ascoltare, anche quando con un po’ di costrizione passava ore a esercitarsi al pianoforte. Oggi non ha più bisogno di scegliere tra classica e pop, si sente libero di comporre quello che gli viene dal profondo senza pensare a divisioni di genere. 
Una nuova edizione di Quarto Tempo – 10th Anniversary Deluxe Edition: cosa contiene in più rispetto a quella originale?
È stato un momento importante della mia carriera, il primo lavoro con la Royal Philarmonic Orchestra. Già a suo tempo avevo registrato anche una versione per solo pianoforte, ma ci sembrava troppo uscire con un doppio album. Oggi, trattandosi di una celebrazione, ha più senso. Ho voluto tornare agli Abbey Road Studios di Londra per masterizzare i brani per solo pianoforte che a suo tempo non erano stati pubblicati. Ne ho approfittato per aggiungere l’inedito The Boy who Dreamed Aeroplanes – Il ragazzo che sognava aeroplani.
Per la registrazione del pianoforte hai usato qualche accorgimento particolare?
Ho usato un pianoforte Steinway Grancoda della Collezione Fabbrini, preparato e accordato da Sandro Chiara. Per la registrazione abbiamo utilizzato un sistema composto da 14 microfoni, mixando poi in modo «naturale» solo attraverso la ripresa dei microfoni senza utilizzare alcun equalizzatore. 
La musica che proponi, un tempo classificabile come contemporanea, che risposte riceve oltre i confini?
Davvero significativi. Sono di aiuto le varie piattaforme internet dove ciascuno può ascoltare di tutto in qualsiasi posto si trovi nel mondo. Recentemente il rapper T-Pain ha inserito il mio brano Second Chance (Dont’ Back Down)  nel suo nuovo album Oblivion. Alla BBC mi hanno dedicato una trasmissione di due ore, ho ricevuto richieste per sette date in Cina, ma già in febbraio vado in tour toccando la Russia con otto date, una nazione dove suono spesso, poi sarò in Italia con una decina di date, apertura a Firenze il 5 marzo, quindi New York, San Francisco, Los Angeles e Toronto. 
Dieci anni dopo queste composizioni che effetto fanno? 
Come ripercorrere una strada ad occhi diversi, dopo tanto tempo, ma per me la musica è in stretto rapporto con la mia evoluzione personale e di ricerca, più cambio io e più la musica che compongo assume uno spessore. Oggi si parla di «mindfullness», della presenza che occorre avere sia nell’ascolto che nella composizione. Usiamo la musica come salvagente, ma a volte occorre mollare questo salvagente e diventare subacquei per andare a scoprire in profondità alcune cose preziose, come le perle.
Negli anni ’70 con Sonanze eri stato inserito nel gruppo dei Corrieri Cosmici tedeschi, poi arrivarono i minimalisti americani, Riley e Glass, oggi che scuola musicale merita di essere seguita?
Oggi c’è volontà di ritrovare una musica che possa aiutarci nella vita, una musica spirituale. I minimalisti e ripetitivi americani sono partiti da lì, oggi tanti giovani hanno ritrovano il desiderio di suonare uno strumento come il pianoforte. La musica strumentale ti lascia totalmente libero, é arte libera. Non saprei però indicare una scuola musicale da seguire.
Idee per un prossimo album?
È in programma l’uscita per la prossima primavera. Sarà fatto con vari strumenti, userò un software che porta i suoni armonici «al dito», suoni naturali che la tecnologia evidenzia, perché tecnologia e natura lavorano insieme, questo sarà un punto centrale del prossimo lavoro.
Roberto Cacciapaglia
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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