Una giornata di musica dentro al Carcere di Castelfranco.

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Il giorno 13 dicembre 2017 alle ore 15 siamo entrati a suonare dentro la Casa di Reclusione a Custodia Attenuta di Castelfranco Emilia, che si trova a metà strada tra Modena e Bologna.

E’ una attività che facciamo con grande piacere quando riusciamo a sincronizzare una giornata che ci trovi tutti liberi.

L’ingresso in un carcere è una esperienza forte e consigliata perché ci mette “dentro”, non di fronte,  a una situazione verso la quale, in genere, si hanno idee e concetti mutuati dalla cinematografia da cassetta americana. La realtà, come sempre, è ben altra.

Già il semplice disbrigo delle formalità necessarie all’ingresso in un carcere sono un percorso di avvicinamento a una esperienza che per gradi ci informa dell’ambiente nel quale stiamo entrando. Consegnati i documenti di identità, ci vengono fatti chiudere i telefoni cellulari dentro un armadietto, infatti dentro è vietato utilizzare cellulari e smartphone.

Le porte si aprono a due a due, prima si apre una, poi la seguente, mentre un agente di servizio ispeziona gli strumenti che ci portiamo dentro.

Dal 2005 l’istituto è trasformato da sola Casa di Lavoro a Casa di Reclusione a Custodia Attenuta, composta da due distinte sezioni detentive di cui una per Detenuti definitivi tossicodipendenti e la seconda per Internati, cioè per soggetti sottoposti ad una misura di sicurezza detentiva.

Il carcere è una costruzione seicentesca, voluta da Papa Urbano per difendere i confini dello stato Pontificio, ora ospita un centinaio di detenuti in un regime di detenzione cosiddetto attenuato, si svolgono attività legate a vari campi, dall’orticoltura all’apicoltura.

Noi una volta ogni semestre andiamo a suonare.

Le persone che ci è capitato di incontrare hanno storie e voglia di raccontarsi, ho osservato visi e atteggiamenti che mi hanno impressionato, le persone dentro al carcere si aiutano a vicenda, la musica, come al solito, col suo potere di parlare senza usare parole e concetti diretti, aiuta a far nascere un sorriso in persone che sono limitate nella loro libertà.

L’idea che mi ha restituito il contatto con questi uomini è che siamo tutti simili e che un errore di una sera puo’ trasformare la tua vita in una odissea penitenziaria. Devo ringraziare l’Amministrazione Penitenziaria e il Direttore di Castelfranco ma anche tutto il personale che ci ha reso facile suonare, montare l’impianto e tentare di coinvolgere i detenuti nel nostro fare musica, abbiamo infatti ospitato Beppe che si è alzato dalla platea per cantare un pezzo storico come “Malaffemena” ma anche un pezzo di Adriano Celentano, sul quale abbiamo ampiamente inciampato io, Robby Pellati alla batteria ripensata e il grande Antonio alla chitarra elettrica.

Ho proposto alcuni pezzi dei miei dischi ma anche covers come “Sit-in’ On The Dock of The Bay” nonchè un quiz su chi ha vinto il premio Nobel l’anno scorso, quiz vinto dal bravo Maurizio che ha riconosciuto Bob Dylan dalle prime note di I Shall Be Released.

Abbiamo suonato anche diversi pezzi di Vasco e qualcosa dei Nomadi, rendendoci conto con immediatezza della concezione di “musica popolare”, come cambia e come viene vissuta sul campo.

Come spesso avviene, le persone, inizialmente, sembra che ti studino, poi ti danno l’anima quando vedono che ce la stai mettendo tutta per rendere al meglio i pezzi che chiedono. Abbiamo fatto una versione giustamente grintosa di “Je So’ Pazzo” e abbiamo fatto diverse foto con le persone che ce lo chiedevano. Io voglio ringraziare il Centro Sportivo Italiano per il Volontariato per aver reso possibile di nuovo una esperienza così ricca di ricadute e importante e Ermido “Babbo Natale”Lerose che con la sua carica umana ha reso tutto possibile.

Le foto sono di Ermido.

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!

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