Il soul è maschile, ma l’“anima” è femminile. Il funky è maschile, ma il “divertimento” è femminile. L’errebì è maschile, ma il ritmo e il blues sono femminili. Forse è proprio così, forse no. Di certo nell’universo musicale per eccellenza in movimento, quello di matrice “nera”, tutti i ruoli sono quasi sempre in discussione, tutti i riferimenti si incrociano e il critico, così come l’ascoltatore, si sente un po’ come Il viandante sul mare di nebbia nel celebre quadro del maggiore paesaggista romantico, Caspar David Friedrich: un personaggio in transito, sorretto dall’alpenstock dei suoi ricordi, che – di spalle, quindi anonimo, anche se ben caratterizzato dall’abito elegante – contempla dall’alto il sottostante fluire inafferrabile delle nubi. Di quei suoni sempre vari e sempre diversi.

Crowd Company
Stone & Sky
(Vintage League Music)
voto: 9

Questa volta vi proponiamo due voci black che di recente sono uscite sul mercato con album di pregio. La prima, bionda, efebica, tipicamente english, è Esther Dee, la voce (da sempre affiancata dalla nerissima e matronale Joanne Marshall) dei Crowd Company, funky band di Londra da poco uscita con il secondo album Stone & Sky. Legati a doppio filo all’Italia – il tastierista è Claudio Corona e non disdegnano esibirsi con la nostra deejay Calamity Jade, la brava Jada Parolini – gli otto sanno perfettamente il fatto loro, che poi è quello di coinvolgere il pubblico e di catturarlo con un sound che ha radici nel sound anni 70 della Motown di seconda generazione e nell’acid jazz primordiale, nel funky-pop dinamico vibrante e corale (il chitarrista Robert Fleming è la voce maschile) e nel soul à la Shaft. Il tutto confezionato con intelligenza grazie alle trame di una sensibilità attuale e di pancia, rodata da anni sui palcoscenici dei club più “in” del centro e soprattutto di quelli ben più caldi delle periferie.
Stone & Sky, che segue il già osannato Now Or Never, è piacevolissimo e variegato, con una canzone diversa dall’altra, in un libero e sempre pulsante alternarsi di richiami e di riferimenti, che vanno dal sixtie groove dell’iniziale “Take Off The Crown” alla conclusiva “Station 77” condotta dalla tromba stellare e dalle tastiere acide. Passando per la blaxploitation di “Saw You Yesterday” e la ballad pregnante “Can’t Get Enough” – la magnifica voce è quella di Marshall -, per una “Soar” tesa verso l’errebì e una pulsante “Fever”, per la deliziosa e scombiccherata nelle miscele “Away With You” e una saltellante “Let Me Be”, con l’organo in evidenza.
Ancora “Getting The Groove” è pronta a scuoterci le viscere, mentre “Fast Forward” allinea fiati scintillanti e voci sorridenti in parata. I riff di chitarra punteggiano l’errebì di “Summer”, mentre più jazzante è la linea di “The Spark”, cui segue “Blind Pig”, con le coinvolgenti peripezie dei fiati.
In definitiva, un ottimo lavoro, per appassionati di uesto suono e per chi voglia farsi coinvolgere non nella sarabanda insensata dei bpm ipnotici e a manetta, bensì al “puro” movimento. Fisico e mentale.

Nicole Willis & UMO Jazz Orchestra
My Name Is Nicole Willis
(Persephone)
Voto: 8

La seconda voce di questo intervento è l’americana Nicole Willis, stabilitasi in Finlandia dai tempi del matrimonio con Jimi Tenor (1999), con il quale anima ancora, benché si siano separati lo scorso anno, l’interessante scena errebì locale, oltre a occuparsi di design e arte visuale. Ed è proprio l’ex-marito, il cui nome anagrafico è Lassi Lehto, a comporre con lei e al chitarrista dei Soul Investigators Pete Toikkonen (ospite dell’intero cd) tutti i brani, a curare gli arrangiamenti, la produzione, il missaggio, l’edizione e perfino la grafica del disco.
La newyorchese Willis ha 54 anni e una carriera pregna alle spalle. Negli USA ha fatto parte di band come gli Hello Strangers, i Blue Period e soprattutto i Repercussions ed ha collaborato con Johanna Vix, Curtis Mayfield, gli elettronici Letfield. In Europa ha continuato con i Nuspirit Helsinki, i Bosq e i Pizzicato Five, e soprattutto con tutto il giro di Tenor, dai Soul Investigators all’accoppiata Cola & Jimmu (loro due). Il tutto incidendo in contemporanea dieci album da solista.In quest’ultimo My Name Is Nicole Willis, titolo che fa supporre una proposta identitaria e assertiva, si fa accompagnare dai 14 fiatisti e dai 4 della sezione ritmica della UMO Jazz Orchestra, ovvero la più famosa rhythm machine della Scandinavia, e una delle più prestigiose in Europa, attiva da una 40ina d’anni, numerose incisioni all’attivo a nome proprio e con interpreti di vari stili, diretta da personaggi del calibro di Gil Evans, George Russell, Muhal Richard Abrams, Anthony Braxton…
Il risultato è brillante e pieno di vitalità, come non avrebbe potuto essere altrimenti viste le personalità coinvolte. Il suono rhythm & blues viene affrontato dalle atmosfere più “movimentate” e frizzanti (come il forsennato cavallo di battaglia “Break Free”) a quelle più interiori e intense (come la profonda “Haunted By The Devil”, sommersa dalle note del sassofono), ma è la forza sonora che scaturisce da tutto il cd a impressionare molto favorevolmente.
È lo spirito di ricerca e di elaborazione delle canzoni note (“One In A Million”, “Togheter We Climb”…) così come la vitalità degli inediti, tra cui “Do The Watusi”, di caratura extra strong. Altri brani di pregio la variegata e jazzante “When We Go Down” e la conclusiva, recitata e cantata, “Still Got A Way To Fall”. Piacevoli anche l’intro e il prefinale “recitati” da Ian Folke Svetonius, icona del punk che Willis dice aver cercato per oltre vent’anni. Sempre godibile soprattutto la voce gutturale e inconfondibile della protagonista e il sound cinematico, morbido e coloratissimo dei coprotagonisti. Impeccabile la regia di Tenor.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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