La ruota delle meraviglie. Eschilo a Coney Island

L'ultimo Woody Allen, citazionista, teatrale, tragico

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La ruota delle meraviglie
di Woody Allen
con Jim Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake, Kate Winslet
Voto: 7/8

Vivere in una gabbia di vetro dove una volta esibivano i freaks e ora mascherata da casa è già un delirio: ma  sotto ci sono i banconi del tirassegno e davanti la ruota del luna park di Coney Island. Siamo nel 1950. La storia la racconta un bagnino imminente drammaturgo (cita O’Neill e regala alle ragazze Amleto e Edipo di Ernst Jones). Ha una storia con una bella signora dal passato d’attrice che ora serve zuppe di cozze, ha un figlio piromane e sta con un giostraio ex alcolista sempre in canotta come i proletari dei film socialpopolari americani di quegli anni: la loro triste routine viene spezzata dall’arrivo della prima figlia di lui. In fuga: ha sposato un gangster e poi ha parlato con l’Fbi. Se non vi basta, la luce che bagna questo set teatrale sospeso nel vuoto è assolutamente falsa, da incubo colorato, ed è sempre al tramonto. Opera di Storaro. Coney Island è più “truccata” di Stars Wars.
Questa è la 48ma regia cinematografica di Woody Allen: una tragedia (nel senso della tragedia greca), che funziona come un puzzle molto semplice: quando hai la figura corretta, il film, ben fatto e colto, citazionista, postmoderno, a tratti anche buffo con strazio, “alla maniera di” tutte le maniere che vi vengono in mente, prende vita propria e decolla come un razzo verso i territori del Male, del Dolore, della Colpa, del Rimorso. Con la grazia con cui Allen di solito ficca Il Fato, il Destino, l’Inferno e altre Maiuscole nei suoi film comici. Solo che qui non si ride. Tenetevi pronti: il film 49, A Rainy Day in New York, è già in lavorazione.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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